Primo piano

Troppo tardi. Il tempo è tiranno in queste due storie di padri smarriti e perdonati in ritardo. Padri ingombranti nella loro presenza e nella loro assenza, improvvisa e imprevista. Quante parole non dette, quante carezze non ricevute o non chieste. Domande mute che non hanno trovato parole. Perché è andata così? Perché sei andato lontano? Perché non mi hai aiutato a capire che mi amavi? Mi hai condannato a capirlo troppo tardi, piangendo di notte stringendo con i denti il cuscino.

Troppo soli per capire da dove cominciare ad essere a loro volta padri. Troppo poco il tempo lasciato agli sguardi posati sui visi che cambiano. Troppo poco il calore dei corpi abbracciati di fretta. Troppo spazio dato al lavoro, all’impegno civile, allo spazio lontano da loro. E le figlie sono cresciute e ci sono diventate sconosciute. Le abbiamo sorprese già adulte mentre scrivevano di noi. 

Ci siamo accorti già vecchi che non c’era più tempo per essere figli né per essere i padri “giusti”. Che non basta l’amore. Che bisogna accettare di sbagliare ed avere l’umiltà di riprovarci. Che non c’è un modello da seguire ma una via da trovare insieme alla madre, senza deleghe e senza spazi protetti.

A Ernesto e Pier la vita ha dato loro un’altra possibilità. Fermeranno il tempo che rimane per guardare, per accarezzare, per raccontare, per fantasticare. Hanno perdonato e si sono perdonati. Hanno imparato. Non hanno più bisogno di scappare. Amano la vita. Raccontano storie.

 

Noi

Ha scritto il suo primo testo teatrale a otto anni. Scriveva di teatro e faceva l’attore in una compagnia parrocchiale dei Salesiani. Giovanissimo fu visto durante uno spettacolo e gli fu proposta, dalla Compagnia di Giorgio Albertazzi, una parte ne “Il cappello di paglia di Firenze” ma il padre pose il veto e fu irremovibile.

Ernesto Aufiero è nato a Padova alle ore 19 del 27 giugno del 1957. E’ del Segno del Cancro e ha l’Ascendente in Sagittario. 

Da allora ha scritto più di un centinaio di testi teatrali e ha curato la regia di una cinquantina di spettacoli.

Ha frequentato la scuola “Ipotesi cinema” di Ermanno Olmi,  scritto una decina di sceneggiature e una cinquantina di corti e spot pubblicitari.

A vent’anni è andato a Milano a lavorare con Fiorucci, ammirando la sua spregiudicata creatività, ha frequentato Michelangelo Tagliaferri, fondatore dell’Accademia della Comunicazione e ha seguito i corsi di pubblicità tenuti da Franco Bellino.

Ha lavorato nel marketing di un’azienda bancaria per poi passare alla formazione manageriale  creativa attraverso l’utilizzo delle metafore.

Anche quando era impiegato in banca ha continuato a lavorare nella comunicazione ed è stato spin doctor di uomini politici emergenti.

Ama il colore, la musica e il ballo, la montagna e la cucina.

E’ dotato di un pensiero innovativo che lo porta a proporre soluzioni originali in  contesti diversi ed in situazioni disparate.

E’ pieno di passioni ma quella più grande è quella di arrampicarsi: lo ha fatto dovunque in Italia e ha partecipato a spedizioni  impegnative in Nepal e in America Latina.

E’ un uomo generoso, cordiale e diplomatico. 

Talvolta è sfuggente, chiuso in se stesso, immerso nel sogno, una specie di poeta della notte, un’anima inquieta. 

E’ permaloso, anche se tenta di nasconderlo, può apparire presuntuoso ma in realtà è che la sua indole lo porterebbe a lavorare  esclusivamente  da solo.

Ha tre figlie grandi, Silvia, Valentina, Anna  ed un figlio, Tobia, di undici anni e due nipoti molto piccoli.

E’ un uomo felice e realizzato nella vita e nel lavoro. Ha scoperto che il lavoro di squadra può armonizzassi molto bene con la sua indole solitaria di creativo anticonformista, originale e un pò surreale. 

 

Pierluigi Del Pinto scrive da sempre. Alle elementari i suoi temi venivano letti nelle altre classi e qualche volta inviati anche nelle altre scuole. Ed ha continuato a scrivere, come ghostwriter, scrivendo tre libri pubblicati con nomi altrui, come giornalista di cinema, moda e costumi nei giornali locali e come capo redattore di un giornale del sindacato. Nella sua vita ha scritto innumerevoli articoli, storie, saggi e documenti. E’ nato ad Assisi, alle 8 di mattina del 16 maggio del 1950. E’ del segno del Toro ed ha l’Ascendente in Cancro.

Forse a causa dello Zodiaco è sempre stato attratto dalla Bellezza, dalla buona cucina, dalla moda e dal buon gusto.

E’ cresciuto nell’atelier di sua zia; un atelier di paese diventato famoso per essere  stato la scuola di sarti diventati molto noti a Roma.  Un mondo di donne che ha nutrito la sua curiosità per i trucchi, le acconciature, gli accessori, il ben vestire, il look e gli abbinamenti.

Giovanissimo decise che  avrebbe fatto il giornalista: mentre studiava Giurisprudenza per “assicurarsi un futuro”, così come voleva suo padre,  seguì il corso per “critico cinematografico” tenuto da Mario Casolaro, un gesuita, autorevolissimo critico di Napoli e, grazie al diploma conseguito, cominciò a scrivere e divenne pubblicista e poi giornalista.

Più tardi, scelto come docente della Scuola Nazionale della CGIL di Ariccia, ha conosciuto un modo diverso di fare formazione per adulti e lo ha sviluppato diventando uno degli interpreti più entusiasti e prolifici della formazione basata sul coinvolgimento emotivo dei partecipanti.

Ha lavorato con numerose società di formazione manageriale fino a diventare responsabile della formazione di una grande azienda di credito.

Perennemente impegnato in mille attività unisce una tenacia straordinaria ad una capacità di affrontare ogni progetto in una visione strategica.

Ama il lavoro di squadra.

Impetuoso, collerico, suscettibile fino all’inverosimile, imprevedibile e meteoropatico può coinvolgere e affascinare oppure suscitare immediata antipatia. 

Curioso della vita delle persone non perde occasione per fare domande dirette e scomode, ma è riservato nelle relazioni e fedele nelle amicizie.

Ama il mare, le città, i negozi, lo shopping, la cucina. Ammira la bellezza, la creatività e l’intelligenza in donne e uomini.

Ha due nipoti maschi ed una nipotina, due figlie grandi, Verena e Violetta e due figlie piccole, Vita Mia e Nina. Si considera un uomo fortunatissimo perché ha conosciuto la felicità.