Primo piano

Potrebbe essere ovunque.
Un qualunque paese, borgo, periferia urbana, di un territorio qualunque, di una geografia qualunque.

Le storie non abitano le case, non stanno nei paesi, non hanno fissa dimora nelle città che conosciamo, le storie sono impresse nel cuore delle persone.

Semplicemente: le storie abitano nella vita vissuta dell’autore. Un autore di storie può scriverle persino a comando: pescherà da qualche parte nella sua memoria qualcosa che gli consenta, rigo dopo rigo, parola dopo parola, di arrivare al risultato richiesto. Ma se il tema riguarda il suo mondo emotivo, allora l’autore andrà a riprendersi un’emozione lontana – una carezza della madre, un viaggio con il padre – e gli si apriranno gli scenari, sentirà i suoni, sarà sopraffatto dagli odori e le parole sgorgheranno una dopo l’altra conquistandosi lo spazio, il foglio, la lettera, l’articolo.

Poi ci sono luoghi che sono storie.

E di passioni che aiutano a raccontarle.

In questa pagina si parla di Guido che è “innamorato” di Montagnana, “la sua terra”.

E di Mario che ama viaggiare e racconta, di ogni luogo che attraversa, la magia e l’unicità.

Di fronte a  luoghi così speciali, l’autore della storia è come lo scultore che libera, dal marmo, la forma viva e palpitante dell’opera artistica:  a lui spetta solo di dare parole ai paesaggi, alle piazze, alle chiese, ai laghi, ai boschi, alle montagne.

Paesaggi, cose mai viste, cose che vedi tutti i giorni ma che scopri sorprendentemente, un giorno, in un attimo.

Per scrivere storie bisogna saper guardare, osservare, ascoltare, attraversare i luoghi e le anime.

Spesso il nostro cuore è in un paesaggio disomogeneo, frammentato: sembra di trovarsi di fronte a istantanee scattate su quello su cui inciampiamo.

Ogni passaggio è un paesaggio. È un gesto.

Non possiamo contemplare un luogo, un paesaggio. Possiamo solo attraversarlo. E scriverne.

I luoghi delle storie hanno a che fare col guardare, col ricordare, col descrivere, ricordandoci una cosa fondamentale: che nulla noi guardiamo per la prima volta. Ogni sguardo gettato su un oggetto, su una persona, o appunto su un luogo, attira dalla memoria alla coscienza qualcos’altro.

E quanti luoghi può contenere uno sguardo?
Il numero è certo limitato, come lo è la natura dei nostri occhi.
Eppure, in un gioco di rimandi, questi luoghi, e queste storie, possono moltiplicarsi all’infinito, o ridursi alla loro essenza, alla nudità di un segno che li contenga tutti.

Capita spesso che ci troviamo per caso nel luogo esatto di una rivelazione. O se non è per caso, ci siamo arrivati forse per altre ragioni, che poco, a volte nulla, hanno a che fare con ciò che in quel luogo troveremo.

Una epifania.
Un caleidoscopio.
Uno specchio.

I luoghi delle storie sono uno specchio in cui rivediamo noi stessi.

 

Siamo in Palio

L’Italia è un paese di sfide e di rivalità, di dispute e di gare: in tutta la penisola si contano più di cento Palii.

Attraverso corse di cavalli, di asini o di oche, all’interno di contrade, rioni o paesi vicini, a far vivere le sfide, a ripetere ogni anno riti e giuramenti, ad animare le competizioni, a colorare strade, vicoli o piazze, è la gente.

Persone di ogni età, uomini e donne, ragazzi e bambini. La passione, la creatività, l’impegno, gli allenamenti, lo studio, le prove; le ore passate a cucire, a suonare, ad alzare al cielo bandiere, a preparare gli ornamenti, a ripetere i passi cadenzati dei cortei, a tendere archi, a dare il colore, a metterci il sangue: ogni palio, in qualsiasi parte d’Italia, è soprattutto una storia di popolo.

Una storia che si ripete ogni anno uguale e diversa, dal Friuli alla Sicilia, con la scusa del drappo da conquistare e da esibire, deridendo o insultando il nemico – di contrada, borgata, rione o paese – per un giorno, o per un anno o per una vita intera: il cliché è lo stesso ovunque.

A Siena, ad Asti, a Ferrara, ad Alba, a Cividale, a Piazza Armerina, a Lacchiarella, a La Spezia o ad Oristano, il protagonista è l’orgoglio di appartenere a un luogo, a un gruppo, a un pezzo di storia.

Ovunque il turista è solo un osservatore di passaggio, un testimone casuale di una rivalità, vera ed antica, o recitata per l’occasione, ma comunque, per lui, coinvolgente e memorabile.

Una rivalità le cui radici sono nelle vicende del Medioevo, dal XIII al XV secolo e i cui protagonisti sono i Comuni, l’Imperatore, le Repubbliche Marinare, Condottieri e Signorie.

Ed ogni rivalità accende il fuoco della sfida, della tenzone o della gara: fra fantini o fra cavalli smossi, fra arcieri, giavellottisti, sbandieratori, portagonfaloni e fra i diversi personaggi delle manifestazioni storico medioevali che riempiono i borghi, le piazze ed i vicoli di colori, acconciature, gioielli, vestiti, strascichi, scialli, copricapi, armature, elmi, carri e animali.

E poi la musica e le bandiere, la coreografia e la colonna sonora delle manifestazioni, dei cortei e delle sfide. Dopo ore ed ore di prove, di studio e di esercitazioni, per imparare millimetriche sincronie dei movimenti, donne e uomini, giovani, giovanissimi e meno giovani, danno spettacolo con le esibizioni e con le gare degli sbandieratori.

Quelli di Montagnana, un comune del Veneto, sono fra i più bravi di tutti. 

 

Dopo il Palio, sbandieratori e musici dell’Associazione Città Murata, partecipano ai campionati nazionali di quella che è una disciplina sportiva come le altre, riportando spesso entusiasmanti affermazioni.

Proprio a Montagnana, il cui Palio, denominato Palio dei Dieci Comuni, ha una storia breve e moderna, si ha la percezione assoluta che a fare di una festa con costumi medioevali un vero e proprio Palio, è solo la voglia delle persone che trovano soluzioni creative alla penuria dei finanziamenti e che riescono magicamente a far entrare tutti, abitanti e visitatori, nell’atmosfera del primo medioevo, curando i dettagli dei costumi ed il passo dei figuranti nelle sfilate, preparando una scenografia emozionante a quelle che sono le competizioni proprie di un Palio.

Montagnana è il luogo ideale per far rivivere le atmosfere e le attività del medioevo. La cinta muraria medioevale meglio conservata d’Europa racchiude un centro storico con una piazza tanto grande da sembrare fatta apposta per ospitare le rievocazioni storiche, i giochi medioevali e le esibizioni degli sbandieratori. Nel vallo che circonda le mura si svolgono la Tenzone degli Arcieri, la gara dei portagonfaloni e la corsa dei cavalli che rappresentano le dieci comunità dell’antica “Sculdascia” montagnanese. La Rocca degli Alberi che domina il vallo ad occidente, infine, ospita, nella sera del Palio, la coreografica manifestazione dell’incendio che sorprende i turisti e sbalordisce i bambini.

Il Palio dei Dieci Comuni si tiene dal 29 agosto al 1° settembre, ma già nei mesi precedenti anche nel più piccolo dei paesi fervono i preparativi che coinvolgono tutti, grandi e piccini.

Se si va a chiedere in giro, ciascuno ha un ricordo da raccontare: quando da bambini assistevano alle sfilate sognando di parteciparvi o da adulti decidevano di celebrare il proprio matrimonio in costume medioevale, quello della sfilata del Palio.

In molte famiglie il ruolo di tamburino o di sbandieratore viene tramandato da padre in figlio o da fratello maggiore a sorella minore, perchè questa è la forza del Palio: l’orgoglio delle persone che lo mettono in scena ogni anno.

Siamo in Palio è un tributo a queste persone, alla gente dei dieci paesi, a loro, veri protagonisti di quei giorni di festa che richiamano, ogni anno, decine di migliaia di spettatori.

(sullo sfondo foto di Fulvio Mantoan)

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