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2 – La meglio gioventù

Frequentavo il Primo liceo classico al Pontano, un istituto parificato, correva l’anno 1971.

Una classe di bravi ragazzi ma di professori cosi e cosi, gran parte gesuiti, molto severi e conservatori, tranne uno, il professore di italiano, ovviamente un laico, un gigante, un vero anticonformista, ci incoraggiava ad informarci sull’attualità, ad approfondire, anche in classe, gli argomenti che riportavano i quotidiani, a commentare la situazione politica.

Noi ci guardavamo straniti, pensavamo: questo non finirà il primo quadrimestre, i preti lo cacceranno sicuro.

Cominciammo cosi ad interessarci quasi tutti di politica, a marcare le differenze tra destra e sinistra, anzi tra fascisti e comunisti, ma il tutto si riduceva ad una chiacchierata fuori scuola alla fine delle lezioni.
Al Pontano non c’era altro spazio per confrontarci, mentre negli altri licei di Napoli, soprattutto al Sannazzaro ed all’Umberto, si organizzavano continuamente assemblee, dove si scontravano fazioni estremiste ed anarchiche, ma nessuno riusciva a prevalere. In entrambi i licei la maggioranza degli studenti era fascista, un’ ideologia che in verità all’ inizio addirittura mi incuriosì, ma questa empatia mi durò pochissimo.

Il loro idolo era Almirante, un signore carismatico, dotato di un’ oratoria avvolgente, protagonista indiscusso della tribuna politica in tv che anche allora cominciai a seguire. Ero bombardato da un over dose di informazioni e di ragionamenti talvolta troppo complessi, il mio preferito divenne Berlinguer, perché era mite, pacato, parlava con chiarezza, si rivolgeva soprattutto agli ultimi, ai disoccupati, agli operai , ma in particolare spingeva i giovani a riunirsi, a frequentare le federazioni giovanili, a fare volontariato, a partecipare insomma attivamente alla vita politica del paese.

Fu un colpo di fulmine. Incominciai a marinare la mia scuola privata per partecipare alle assemblee delle scuole pubbliche, in particolare al De Nicola, istituto commerciale, dove c’erano diversi ragazzi dell’ultimo anno, quindi più grandi di me, iscritti alla FGCI, che utilizzavano i locali della scuola per fare politica vera. La meglio gioventù di allora. Si parlava di uguaglianza, libertà e fratellanza, i principi della Rivoluzione Francese, di un mondo schiacciato dal mercato e dalla finanza ( già allora … ), di ricchezza stagnante perché non veniva distribuita, di politici genuflessi al potere economico ed a quello religioso, di corruzione, di soldi pubblici investiti a vantaggio di pochi, pensate un po’ …

Si chiedevano garanzie per i lavoratori, opportunità per tutti, di sostenere lo sforzo di quelli che non ce la facevano, di finanziare la ricerca per migliorare la qualità della vita, la scuola pubblica e non quella cattolica che dovrebbe mantenersi con i mezzi propri – non proprio modesti – di costruire un modello di sanità gratuito e pubblico, efficiente e funzionale, di assicurare la legalità e la sicurezza , di rimodernare la giustizia, condividendo con i magistrati le riforme da portare avanti, di diritti civili, solo di migranti non si parlava, non ce ne erano …

L’ attivismo di questi ragazzi si propagò velocemente, tanti si iscrissero alla FIGC, si diede vita ad un movimento studentesco ed operaio iperattivo, tutti eravamo convinti di poter cambiare veramente la società ed in effetti qualcosa cambiava, anche gran parte degli elettori cambiarono. Il PCI incalzava la DC che tuttavia vinceva sempre, sebbene di democristiani in giro apparentemente non ce ne fossero … Ero felicissimo, anche se avevo solo 16 anni. Ma i preti del Pontano chiamavano mia madre quasi tutti i giorni ( SIC !!! ) per lo scarso rendimento, dovetti mollare quelle interessantissime frequentazioni per salvare l’ anno scolastico. Miracolosamente fui rimandato in tre materie !!! A settembre chiesi ai miei di cambiare scuola, volevo andare in un liceo statale, per partecipare più attivamente alla vita politica, ma mia madre fu inflessibile, non si fidava di me, si convinse però che dal Pontano dovevo andar via, mi iscrisse in un altro liceo parificato, al Bianchi.

Anche lì, tutti bravi ragazzi, più “chiattilli” però, professori cosi e cosi, una classe soporifera. C’era solo un ragazzo impegnato politicamente, intelligente, anche simpatico, molto bravo in filosofia, Maurizio, ma iscritto al partito monarchico … un aristocratico, uno di altri tempi.

Intanto i ragazzi della FIGC, seppure continuassero nel loro nobilissimo impegno sociale, sottovalutarono la realtà, il paese stava virando improvvisamente e bruscamente da un’ altra parte, le tensioni sociali erano incontrollabili, dilagava il terrorismo, venivamo ammazzati con inaudita ferocia sindacalisti, magistrati, poliziotti, un caos totale e la meglio gioventù si smarrì con i suoi ideali ed io con essa. Anche alle assemblee scolastiche prevaleva la violenza. Ragazzi neri e rossi si affrontavano minacciosamente anche in pieno giorno. Anche io una sera a piazza medaglie d’oro, solo perché stavo attaccando un manifesto elettorale del PC, fui picchiato selvaggiamente.

Furono anni veramente bui.

Mi allontanai dalla “meglio gioventù” di allora, non capivo più niente.

Malgrado un incontenibile entusiasmo, quelle idee e quei progetti non furono mai tradotti in fatti.

La elezione a sindaco di Valenzi, nel 76, a Napoli contribuì a risvegliare le migliori coscienze giovanili, stimolate anche dalle battaglie vincenti che furoreggiavano allora nel paese per la conquista di diritti e garanzie per lavoratori e studenti, ma la gran parte di “quella meglio gioventù”, dopo aver raggiunto solo alcuni dei significativi traguardi auspicati, si accontentò e smise di lottare, entrò in banca, si imborghesì.

Ma questa è un’altra storia, che ho ciò raccontato.

Pubblicato inSogni

2 Commenti

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Ho capito, negli anni, che un Valore, per essere davvero tale, resiste alle esperienze personali o altrui, alle vicissitudini della vita, al cattivo esempio di alcuni e alle lusinghe della vita.
    Ciascuno forma il suo corredo di valori a partire da quelli che gli sono tramandati dal padre, dalla famiglia e, a volte, anche da qualche Maestro.
    Ed è pronto a tramandarli a sua volta.
    Possedere valori è una ricchezza. Come si vanno formando nel corso dei primi anni e della gioventù può essere, in parte, anche frutto di incontri casuali.
    Leggendo le tue esperienze mi viene da dire che io sono stato molto fortunato!

  2. bezzo bezzo

    Sono d’accordissimo con te Piero. Nessuno riuscirà mai a togliermeli questi valori, ma resta un fatto, ineludibile, che chi non li ha campa meglio ed ha sempre ragione. Prova a far cambiare idea ad un superficiale oppure a ad un indifferente …

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