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2 ottobre 1869

Perché non mi ascolti, uomo, nel tuo crederti onnipotente e immortale?
Ci fu un tempo in cui mi nutrii solo di succo d’arancia, per proteggerti dai tuoi simili.
Un tempo in cui viaggiai, dall’India al Sudafrica, perché qualcuno non ti maltrattasse e discriminasse.
Un tempo in cui sedetti, aspettando parole di giustizia ed equità.
E la forza per farlo non arrivava da fuori,
era dentro di me.
Era convinzione dell’anima, coscienza della necessità della vita, e quindi del rispetto tra un essere umano e l’altro.
Perché i sacrifici di chi ha lottato inerme per salvaguardare la propria e l’altrui dignità devono essere vanificati?
Il secolo scorso, potente iniettore di violenza, non è bastato ad aprirti gli occhi, a deporre le armi, a guardare il vicino come fratello.
No, non è bastato ad eliminare l’odio, il rancore, il senso del possesso e l’arbitrarietà del potere, tanto dentro le piccole comunità quanto nelle nazioni.
Parole vane la felicità, la tranquillità, il benessere se riguardano pochi, e non abbracciano l’umanità intera.
Non sarai felice se chi ti è vicino non lo è. È un’equazione semplice, ma mai compresa.
Non sarà facile, ancora una volta, risorgere da ceneri e dolore.
Non sarà facile adattarti, dopo il lusso, alla povertà, che riguarderà anche te, se non cambi prospettiva.
Nella povertà capirai che non sei diverso da chi soffriva, prima di te, per fame, freddo e abbandono, a causa della noncuranza di chi gli stava accanto, o più in alto.
È un percorso di crescita volere il bene di tutti, un percorso di perfezione attraverso l’assoluta non violenza, nei confronti di tutti gli esseri viventi.
Se il seme è velenoso, infatti, la pianta non potrà che essere velenosa.
Solo un comportamento virtuoso genererà effetti positivi.

Immagine dal web.

Pubblicato inSogni

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