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24 Dicembre 2020

CONCORSO LETTERARIO QUESTO NATALE 2020

Regolamento. Al termine della lettura della storia, puoi lasciare il tuo giudizio. Vince la storia che riceve più Like. Il concorso termina il giorno di Natale. Il vincitore sarà proclamato il 26 e riceverà in dono tre libri degli autori del Blog

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Lavorava alacremente. Ininterrottamente, sin dalle prime luci dell’alba le bellissime mani affusolate impastavano, mescolavano, infornavano.
Il profumo si spandeva nell’intorno. La Tradizione, il suo retaggio, ancora una volta venivano salvati.
Il pesce profumato del suo Mediterraneo. Gli agrumi con l’ agro e il dolce del vivere delle genti del Sud. Il panettone soffice e infarcito dell’energia e della fatica della gente del Nord.
Il vino. Oh, sì. Sulla sua tavola non poteva mancare il nettare di tutti gli dei del suo Olimpo. Bianco, Rosso, Rosato. Secco. Frizzante. Fruttato. Morbido. Palati esigenti che non voleva scontentare.
Era un Natale speciale. Chissà come riusciva a mantenere lindo il suo enorme grembiule bianco pur avendo sul fuoco sughi, intingoli vari, salmorigli.
E la tavola. La tavola della Vigilia. Un Rito al pari di quello religioso che in alcuni frangenti della sua vita, addirittura si era affiancato a quello o lo aveva, talvolta, soppiantato.
La tovaglia doveva essere rigorosamente rossa. Scarlatta per dare il senso della festa. Di tutto il cuore che c’ era dentro quei piatti che aveva preparato che abbracciavano, nello spazio di una cena, l’ intera penisola.
Nulla doveva essere lasciato al caso. La specialità sarda a braccetto con il DOC abruzzese. Il Pecorino Romano in un tango passionale con le olive della Piana di Gioia Tauro. Il Prosecco Veneto amante ricambiato di una fritturina di pesce leccese. Le sarde a beccafico che chiedevano la compagnia di un buon frizzantino dei colli pavesi. I friarielli ad inseguire frittelle di baccalà . E le nocciole a volere fare festa con le mandorle.
La candela verde spiccava luminosa al centro del lungo tavolo. Era un mistero come riuscisse, da sola, a illuminare tutta la sala.
Lei era in trepidazione. Tutti quegli ospiti!
Aveva contravvenuto all’ennesimo DPCM. L’ ultimo, quello emanato a ridosso del Natale, prevedeva solo due ospiti . Ma Lei non era riuscita a fare una cernita. Però gli inviti li aveva inviati…a due a due.
Sorrideva complice con se stessa. Sapeva quanto fosse facile aggirare le leggi quando fra le loro maglie vi erano chilometriche contraddizioni.
Mancava davvero poco. Un’ultima occhiata alla sala addobbata a festa. Sarebbe stata una vigilia di Natale memorabile.
Quella di un anno bisesto, funesto, di problemi manifesto, con una previsione di futuro angusto, con tutte le cambiali , i pagherò, le aspettative in protesto.
Ma lei non voleva pensarci. La cena era pronta e gli ospiti sarebbero arrivati. A due a due… Ma sarebbero giunti tutti. Accadeva sempre così, quando era Lei ad invitare.
Ritta sulla soglia aspettò i primi.
Mamma mia come erano emaciati! Incedevano barcollando. I volti pallidissimi e scarni. Recavano i segni del passaggio del morbo che li aveva uccisi. Tornavano a cena, quell’ultima, per salutare, per brindare a un addio, per gridare a un mondo bastardo: -a caso …ho pagato un fio! –
Indossavano un camice gli altri due. Un medico, un’ infermiera. Stanchi. Tremendamente stanchi. Occhi infossati dietro caschi e mascherine. Il passo pesante di chi ha incontrato la morte e le ha chiesto innumerevoli volte :- perché?-
Dietro di loro una poliziotta e un carabiniere. Impettiti ma con fatica. Sulle spalle i pensieri di un mondo malato in cui loro erano frontiera tra un bene e un male spesso neppure più distinguibili.
Un padre e un bambino senza lo sguardo scintillante della gioia di chi dona e di chi riceve quel dono: disoccupato con famiglia. Morde terribilmente la mancanza della dignità.
Eccoli, due partite Iva. Non quelli che hanno giocato con gli scontrini o le fatture ma quelli onesti. Schiacciati da un mercato che idolatra la Finanza e perde di vista il contatto con le genti. Quelli che il 31 dicembre chiuderanno per sempre il conto col Futuro abbassando la saracinesca.
Era gremita la sua sala. Eppure il Silenzio era il sottofondo di quello strano cenone di Natale con quegli strani ospiti.
Un’Arca esclusivamente umana con le umanità di questa strana epoca. Senza doni e senza alibi.
Con il bianco del grembiule, il rosso della tovaglia e il verde della candela a stridere con il grigio e il nero di quegli umori.
Alle ventidue la Mezzanotte della Storia della Speranza che si ripete. In ogni tavola d’ Italia. Quella ricca e quella povera. Quella dove un coperto rimarrà senza commensale. Quella dove tornerà un amore. Quella dove andrà via il coraggio. Quella dove farà capolino nuova fiducia. Quella di un credere ancora.
Quella di una Italia lì, sulla porta, col suo grembiule bianco. Che ci chiama. Che ci aspetta. Che alzerà ancora un calice stasera. In nome di chi non c’è più e nel nome di chi come noi cercherà nel Natale il senso di quel Sole che nasce e, nonostante tutto, riscalda.
Buon Natale a questo nostro Io, oggi, smarrito e infreddolito.
Buon Natale Italia.

foto e Presepe sono dell’Autrice

Pubblicato inGenerale

1 commento

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Una storia insolitamente breve e riuscita al meglio. Mi ha coinvolto ed emozionato perché scorre apparentemente liscia ma si intuisce che sotto si muovono e vorrebbero uscite tanti e variopinti stati d’animo. Si sta per chiudere in bellezza questo Concorso, questo secondo anno di Blog e anche questo anno orribile.

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