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50 anni dopo

Il 21 settembre dell’anno che sta per finire un gruppetto di ex liceali napoletani si sono incontrati nella pizzeria sotto il loro liceo.
Cinquant’anni dopo.
Dopo la maturità scientifica.
A cinquant’anni esatti dal sessantotto.
Dopo che le strade di molti di loro si erano separate. Per sempre.
Almeno così era sembrato fino a quel 21 settembre 2018.
Che effetto fa rivedersi dopo mezzo secolo?
Sorpresa. Incredulità. Commozione. Nostalgia di quel ragazzo che mangiava la pizzetta nell’intervallo e che eri tu.
E che si fa attorno a un tavolo rettangolare con quelli che sono stati compagni di classe e che adesso sono quasi tutti nonni con una vita diversa alle spalle, il lavoro, il successo, i figli, le case al mare, storie sentimentali le più diverse?
Si parla degli altri, quelli che non ci sono lì o che non ci sono più.
E poi tutti ricordano qualcosa: il nome dei professori, l’appello (e Giancarlo se lo ricorda quasi tutto), quegli anni travolgenti (ma ci si tiene a distanza dalla politica), Claudia “la più carina” che adesso rifiuta di incontrare gli altri (forse perché non si sente più tanto carina?), le donne in grembiule nero, quel professore che si metteva le dita nel naso, gli scherzi all’uscita della scuola, ti ricordi quella volta che ti ho rubato il panino? Quella volta che siamo andati al mare con la macchina, con Enzo che aveva la patente? E quella volta del campeggio con le straniere io, te ed Enzo? Ma Luigia che fine ha fatto? Sono in contatto, ma non viene, niente da fare, ti ricordi che io andavo a studiare da lei come copertura perché così incontrava Sergio? Sergio chi? Ma come, il figlio del difensore del Napoli!
Il dopo della maturità. Tutti laureati: quattro sono ingegneri, uno è medico, l’unica donna è professoressa, l’ultimo ha la laurea in legge come gli sfigati di quel tempo, ma ha fatto tante cose nella vita e vive come un  giovanotto.
Ci sono curiosità, qualche domanda.
E così la tavola si frastaglia: a due a due o a tre. La forma rettangolare non aiuta una conversazione diversa. O forse che già ci si è annusati tanto da avere una preferenza per qualcuno.
Un po’ a giro si raccontano questi cinquant’anni.
Si dice, si parla di chi aveva detto che ci sarebbe stato e poi all’ultimo momento…
Si fa tardi.
“Vuoi un passaggio? Te lo do io!”
I saluti, gli abbracci, qualche occhio lucido e gli impegni: la prossima volta ci devono essere tutti: Francesca, i due Bruno, forse Donatello e poi Michele, chi lo rintraccia? Forse io? Provaci, dai! E quando ci vediamo? Io scendo a novembre. E’ fatto, è deciso a novembre. Il 7 novembre.
Ma la curiosità è passata.

Non se ne farà niente.

E poi si verrà a sapere che Michele, quel Michele che non c’era, è morto.

A maggio.

Lo vengono a sapere tramite il gruppo whatsapp “Liceo”.
Whatsapp nell’anno della maturità non c’era.  Le persone erano costrette a vedersi per parlarsi.

Ed era tutta un’altra storia.

 

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2 Comments

  1. Armando Armando

    Bello. Nostalgico e per certi versi struggente ma pieno di vita….di noi …una vita fa

  2. Mario Martello Mario Martello

    Molto bello! Sembra di vedervi, scrutarvi l’un l’altro alla ricerca sui volti d’un rapido , rapidissimo confronto tra passato e presente, prima ancora che il tavolo rettangolare sia attraversato dall’incrocio delle storie, dai ricordi, da qualche mancato riscontro all’appello…
    E quanta amara nostalgia per quella “costrizione” a doversi vedere per parlarsi!
    Hai ragione!! Era tutta un’altra storia.

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