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8 – La mia BNA

Fu prima della crisi, della Banca di Roma, di Antonveneta e della fine di tutto.

Forse nel ’91, forse nel ’92; con precisione non se lo ricorda nessuno dei protagonisti. Eppure è stato qualcosa di indimenticabile.

Una vertenza semestrale trasformata in una prova di forza, in un muro contro muro dal quale la Banca uscì sconfitta.

Lamentavamo una carenza di organico diffusa praticamente in tutti gli uffici e nelle agenzie; di conseguenza i ritmi si erano alzati ovunque, il ricorso alla straordinario era un’abitudine: c’erano tutte le condizioni per aprire una vertenza. La nostra richiesta era l’assunzione di più di venti nuovi colleghi. La Direzione locale passò la palla alla Direzione Generale la quale rispose con un fermo NO che parve irremovibile. Era disponibile a trattare qualche nuova unità, forse – ci diceva la Direzione di Napoli – si poteva arrivare a cinque, che sarebbe stato “già un grande successo”. Per via delle immissioni di nuove procedure informatizzate le assunzioni erano, di fatto, bloccate da anni. Già rompere quel blocco poteva suonare, davvero, come un grande successo, ma tutta l’intersindacale pensava che i successi si misurano sulla base delle richieste e della forza che ritieni di poter esprimere su quell’obiettivo. Chiudere ancora prima di verificare i rapporti di forza sarebbe stato un fallimento.

Avevamo svolto tutte la assemblee e in ogni ufficio o agenzia avevamo visto una partecipazione compatta. Quasi tutti i funzionari, oramai, partecipavano alle assemblee, intervenendo, portando dati, smentendo, con  cifre e fatti, le posizioni “ufficiali”.  Alla fine del giro di assemblee portammo la nostra proposta di mobilitazione in assemblea generale: un giorno di sciopero di tutti e poi un’articolazione della lotta, mai praticata fino ad allora in azienda. Avrebbero scioperato i soli cassieri per due settimane consecutive e gli altri lavoratori avrebbero sostenuto il loro impegno economico attraverso una colletta. Veniva lanciata così la “cassa di resistenza”: tutti gli sportelli della BNA di Napoli sarebbero stati chiusi ai clienti per due settimane!

Il giorno di sciopero vide una partecipazione compatta e questo ci autorizzò a proseguire con fiducia. La compattezza e la partecipazione di tutti alla mobilitazione erano la condizione per sventare la manovra – che la banca avrebbe sicuramente tentato – di far transitare le operazioni dei clienti più importanti a anche a sportello chiuso.

 Certamente questo fu tentato e qualche volta avvenne, ma venivamo spesso allertati dai colleghi e potevamo andare in Direzione  a minacciare il ricorso alla magistratura per violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori. Una minaccia che terrorizzava la Direzione: lo avevamo già fatto una volta, quando il Direttore Calzolari “era stato portato in Tribunale”, eravamo, quindi, molto credibili.

Dopo la giornata di sciopero di tutti, veniva il difficile, quello che non avevamo mai sperimentato.

I cassieri sarebbero stati tutti compatti? Ne sarebbe bastato uno solo a venire al lavoro per dare un segnale pericolosissimo a tutti.

Furono, invece,  assolutamente compatti, dal cassiere principale ai commessi di cassa. Confesso che dopo il giorno di sciopero di tutti e l’inizio dello sciopero ad oltranza dei cassieri pensai che la banca ci avrebbe chiamato per offrirci una manciata di assunzioni. Buttare sul tavolo una proposta, tale da far ingolosire il sindacato, era una prassi diffusa da sempre: serve a dividere le sigle sindacali e gli stessi lavoratori; ma la banca non lo fece! voleva sconfiggerci in campo aperto, ridimensionare  i sindacati napoletani per mandare un segnale a tutti.

Organizzare i conteggi fu una cosa complicata ma divertente. Ci aiutarono tutti quei colleghi che capivano di contabilità: i contributi venivano versati cash, aprimmo un libretto al portatore dove li depositavamo e ci preparavamo a compensare i cassieri per la perdita subita  per le ore di sciopero.

La banca provò a sostenere il braccio di ferro: da Roma partì la richiesta a tutte le filiali di cercare cassieri disponibili alla trasferta per coprire i vuoti lasciati a Napoli dallo sciopero. Non si trovarono volontari, tranne uno a Roma, e un pò dovunque le strutture sindacali presero posizione diffidando la banca e invitando i colleghi a essere solidali con la nostra vertenza.

Fu una cosa bella che giovò molto a tenere saldo il morale dei cassieri in sciopero e l’entusiasmo crebbe.

A quel tempo Direttore della filiale di Napoli era Vivaldi,  bonariamente detto capitano d’acqua dolce perché spesso, di lunedì, raccontava della gioia di veleggiare nel golfo con la sua barca a vela.  Ebbene Vivaldi, praticamente all’inizio della vertenza, si era infortunato ad una gamba ed era costretto a casa. Lo sostituiva in quella situazione, inedita e complessa, il Vice, Dottor Cilento, un galantuomo di altri tempi, irrimediabilmente stretto tra i diktat della Direzione Generale e i colleghi con i quali aveva una frequentazione di lavoro ormai più che decennale. Per giunta gli arrivarono addosso anche gli strali del Coordinamento Sindacale Centrale che sosteneva l’inopportunità di riconoscere noi come interlocutori di una simile vertenza rivendicando a sé il ruolo nell’eventuale negoziato. Con tutto il rispetto per la figura, la storia e il carisma di chi aveva pensato di telefonare al Dottor Cilento per legittimarsi come unico interlocutore, quando ci informò del nome e della potenza sindacale che era scesa in campo, rispondemmo a Cilento che, per quanto ci riguardava, poteva tranquillamente andare a farsi benedire.

Eravamo temerari a spingerci in un territorio mai esplorato e per giunta senza alcuna copertura da parte dei vertici, ma eravamo circondati dalla fiducia e la determinazione dei colleghi; negli anni il numero di quelli che affiancavano il sindacato, anche nelle attività di routine, era aumentato e non ci sarebbe mai passato per la testa di cedere, a meno di una sconfitta della quale avremmo preso tutti insieme atto.

Invece vincemmo. All’inizio della seconda settimana di blocco totale degli sportelli di cassa, scese a Napoli per trattare con noi, niente meno che il Capo del Personale della BNA, Pier Vittorio Milza.

Ci incontrammo nella casa del Direttore: Milza, Vivaldi e noi quattro dell’intersindacale. Ottenemmo un aumento degli organici e  la possibilità di immettere i figli al posto dei genitori, una opportunità molto sentita dai colleghi e che sarebbe stata concessa anche successivamente, quando eravamo diventati Antonveneta.

Questa è l’ultima storia, del ciclo “La mia BNA”, che racconto.

 

 

Pochi anni dopo, precisamente alle 19,58 del 16 febbraio 1995, la Banca di Roma acquistò “il 53,23 per cento delle azioni ordinarie e il 36,90 delle azioni di risparmio delle Bonifiche Siete, la finanziaria del conte che controlla con il 43 per cento circa della Bna, ad un prezzo unitario, rispettivamente, di 36.000 e 7.500 lire.

Grazie, mi avete tolto una spina’. Con queste parole, il governatore della Banca d’ Italia, Antonio Fazio, conversando telefonicamente con Pellegrino Capaldo e Cesare Geronzi, ha salutato l’affare dell’anno”.

Così riportò La Repubblica il giorno seguente.

Il Conte Auletta di Armenise, che per anni aveva resistito alle scalate dei principali raider finanziari italiani, aveva mollato. L’idea, che ci eravamo fatti allora, è che la Bna era entrata in un crisi irreversibile dalla quale il Conte, pur con la sua tenacia e spregiudicatezza, non era riuscito ad uscire.

Molto recentemente Fortunato Zinni ci ha raccontato una versione diversa delle ragioni per le quali il Conte nel 1995 mollò. Una vicenda umana che si intrecciò alle manovre del sottobosco politico.

Ma questa è un’altra storia.

(nel riquadro una caricatura del Conte Auletta di Emilio Giannelli)

 

(Fine)

 

 

Pubblicato inGenerale

3 Commenti

  1. Rodia Errico Rodia Errico

    Grazie mille per questa bellissima storia reale vissuta da tutti noi e che veramente ci lasciò con l’amaro in bocca l’assorbimento della Banca di Roma ai danni della più grande Banca privata a livello nazionale e internazionale – La Grande e sempre Grande B.N.A. – Grazie mille e ciao a presto – Errico Rodia..

  2. Antonio Salzano Antonio Salzano

    Come sempre,con grande capacità di sintesi, hai raccontato momenti che ritengo siano patrimonio personale di ciascuno con gioie ed amarezze. Grazie

  3. enzo viglietti enzo viglietti

    Veramente indimenticabile,una cosa che nessuno aveva mai fatto,sono orgoglioso di essere stato uno di quelli che ha oeganizzato uno sciopero cosi dirompente. Devo ringraziare quella mente vulcanica del mio fratello minore Piero che partori un idea cosi geniale.

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