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8 settembre 1943. Lui era un Pino ed io una Palma

 

Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che quel giorno avrebbe cambiato la loro vita.

Era mercoledì. Alle 17:30 (18:30 in Italia), il generale Eisenhower aveva letto il proclama ai microfoni di Radio Algeri e, poco più di un’ora dopo, Badoglio fece il suo annuncio da Roma. L’Italia firmava l’armistizio con gli Alleati. Da quel momento il Caos.
I gerarchi fascisti avevano già quasi tutti abbandonato Roma, fuggendo verso il nord, portandosi dietro quanto rubato in un ventennio.
L’esercito abbandonato a se stesso….allo sbando.
Nessuno aveva avvisato i novecentomila uomini che combattevano in Russia, Balcani, Grecia, Africa.

Da uno scritto di Luciana del 1955 :
“Mi sono trasferita a Napoli nel ’30, appena terminati gli esami di scuola media, con mia madre e mia sorella, raggiungendo nostro padre che era lì con nostro fratello dal ’28. Grande emozione arrivare in una città così bella, così viva, così diversa dalla piccola e tetra Perugia, covo, fin dall’inizio, delle frange più estreme del fascismo che alla mia famiglia aveva tolto tutto.
Iscriversi alla Scuola media Superiore, in questa città colta e all’avanguardia, fu un momento che non dimenticherò mai. Conoscere coetanei così diversi da quelli che fino ad allora avevo frequentato fu uno stimolo fondamentale per la mia formazione. I giovani napoletani erano sempre allegri, anche nei momenti più tragici. La vita era veramente vita in questa città così antica ma così nuova per me.
Gli anni della pubertà passarono felici, poi venne il tempo dei primi innamoramenti. Ed un giorno, dalla ringhiera del mio balcone di casa vidi lui.
Mario era proprio un napoletano verace. Un ragazzo alto, con i capelli ricci e scuri ed una pelle come se fosse sempre abbronzato ma con gli occhi azzurri come il mare. Fu un colpo di fulmine? Non so, ma anche lui mi guardò intensamente. Non ci dicemmo nulla, neanche “ciao”. Il giorno dopo però, alla stessa ora, eravamo entrambi al balcone e così tutti i giorni a venire. Un primo cenno di saluto con la mano, come ti chiami?, Luciana, e tu?, Mario… quanti anni hai?, 17 e tu?, 18. Dimmi dove vai a scuola, domani ti vengo a prendere. Cominciò così l’amore infinito della mia vita.
Due anni di incontri di nascosto, poi qualcuno parlò e lo seppero le famiglie. Vollero conoscersi……si piacquero anche loro e, dopo circa un anno, ci fidanzammo ufficialmente (con la dovuta festa intendo). Ma come tutti i sogni più belli anche questo ebbe il suo momento di dolore. Lui parti per fare il militare. Non ci si poteva esimere allora. Preferì fare l’accademia militare ed andò a Modena.
Grandi assenze, nostalgie. Pomeriggi passati dietro la finestra che mi sembrava sempre rigata di pioggia. Poi arrivava lui in licenza, sempre breve, 2 al massimo 3 giorni, e il sole sembrava spazzare via tutto e ridisegnava il sorriso sui nostri volti.
Ma il 10 giugno 1940, dal balcone di Palazzo Venezia, la dichiarazione di guerra.
Mario, che ormai aveva terminato l’accademia, viene trattenuto per motivi bellici ed anche mio fratello, compiuti 21 anni, nonostante universitario, viene arruolato forzatamente.
Trascorrono due anni di lunghi distacchi. Un pomeriggio, lui in licenza, guardavamo insieme il meraviglioso Bosco di Capodimonte, di fronte casa.
Io gli dissi che quei due alberi, laggiù in fondo, quelli un po’ isolati, sembravamo noi. Lui il Pino ed io la Palma. Un lui ed una lei, separati dagli altri ma vicini come se facessero l’amore, come se si tenessero per mano.
Mario, dopo qualche mese, fu inviato, con il grado di Capitano, a comandare un fortino a Kruja in Albania. Le lacrime mie e di sua madre non lo fermarono. Non avrebbero mai potuto farlo. Era un ordine. Non si poteva dire di no.
Cominciò il periodo epistolare. Lunghissime lettere, piene di parole d’amore, di poesie, di sogni che, secondo noi, sarebbero diventati presto realtà.
Venne una sola volta in Italia, dopo quasi due anni. Quel pomeriggio, mise la mano in tasca, tirò fuori un anello di fidanzamento, di quelli con il solitario e mi disse in ginocchio, come nelle migliori scene dei film, “Mi vuoi sposare?”
Lo avvinghiai al collo e con le lacrime agli occhi gli dissi “Si, amore mio”.
Ma avvenne un fatto che mi fece tremare. Mentre ancora eravamo abbracciati fuori pioveva ed un fulmine potente colpì il Pino facendolo cadere.
Ebbi un sussulto, un brutto presentimento. Mario mi guardo e rise. Dai, che vuoi che sia. E’ un albero, sai quanti si abbattono ogni giorno in tutto il mondo. Non fare la superstiziosa. Mi abbracciò tranquillizzandomi.
Dopo le “Promesse” ripartì. Passarono alcuni mesi. Doveva essere sicuro di poter avere almeno 5 giorni di licenza per potersi venire a sposare.
Fu fissata la data ….. sabato 4 settembre. Il Parroco della chiesa di Santa Rita fu avvisato. Mamma, abile sarta, mi preparò un vestito da sposa da favola. Furono mandate le partecipazioni. Nei giorni successivi cominciarono ad arrivare i regali.
Tutto era pronto, l’eccitazione al massimo ma, mercoledì 1 settembre arriva un cablogramma. Era Mario che chiedeva di spostare di una settimana, a sabato 11 settembre, perché così chi lo sostituiva poteva assicurargli 10 giorni di copertura invece di 5.
Chiaramente questo poteva preludere anche ad un breve viaggio di nozze.
La risposta fu immediata sempre via cablo : “SI”
Ma mercoledì 8 settembre 1943 l’Armistizio.
Da allora sono passati 12 anni ancora l’aspetto. Spero sia stato preso prigioniero, portato che so in India o in Inghilterra o negli Stati Uniti d’America, che abbia perso la memoria, o che sia diventato cieco o sordomuto o che abbia perso l’uso delle mani, delle gambe, qualsiasi cosa che non gli permetta più di dire chi è e a chi far sapere che è ancora vivo. Io spero e l’aspetterò per sempre”

La mattina dell’8 settembre ’43 Mario, alle 8 in punto come ogni mattina, apre il fortino al drappello tedesco, ignaro che ci sia stato l’Armistizio. La prima raffica di proiettili colpisce proprio lui alla spalla. I suoi soldati cercano di difendersi. Riescono a respingere l’attacco degli ex alleati. Sono rimasti solo in 7, compreso il loro comandante ferito da portare in spalla. Ripiegano verso ovest per raggiungere il mare, dopo aver superato le montagne.
Ma proprio sulle montagne, i partigiani albanesi, vedendo passare un gruppo degli odiati “fascisti italiani”, ignari anch’essi dell’Armistizio, tendono loro un agguato. Mario, colpito due volte alla testa, viene lasciato morente sotto un pino. L’ultimo sopravvissuto dei suoi soldati riesce a raggiungere la costa e poi l’Italia.
Era già il 1962 quando questa storia venne raccontata dall’unico sopravvissuto a mio padre, fratello di Luciana.
Ma lei non volle credergli. Lei ha continuato ad aspettare il suo Mario fin quando non l’ha raggiunto nel 2008.
La Palma ha dedicato la vita al ricordo del suo Pino.

Pubblicato inGenerale

15 Commenti

  1. Caterina Benigno Caterina Benigno

    Bellissimo racconto di un amore di altri tempi, quando l’ amore superava ogni ostacolo : la lontananza per il lavoro, per la guerra, e durava per la vita e anche oltre. La storia s’ intreccia con le vicende dell’ ultima guerra e ha il suo tragico epilogo proprio l’ 8 settembre! La prosa è scorrevole ed avvincente. Mi è piaciuta!

    • Armando Staffa Armando Staffa

      Grazie. Veramente lusingato dal commento

    • Armando Staffa Armando Staffa

      Grazie molto Caterina Benigno per il commento al mio racconto. Come avrai capito non c’è nulla di inventato. E’ una storia nuda e cruda in tutto il suo dolore

  2. Salvatore Salvatore

    Le vite fanno percorsi imprevedibili e le loro traiettorie si avvicinano, si incrociano, si scontrano, si allontanano, si afgiancano per poco o per molto. L,’importante è riuscire a “sentire” sempre. Una gran bella storia vera quella raccontarsi con colore e pathos da Armando.

    • Armando Staffa Armando Staffa

      Grazie di cuore. Abbiamo condiviso per anni i ricordi di questi avvenimenti. Abbiamo ascoltato inermi l’urlo soffocato dalla disperazione per un amore… un sogno spezzato… una storia senza lieto fine

  3. Tommaso Marcantonio Tommaso Marcantonio

    Un destino crudele, e purtroppo chissà quante Storie sono state simili.
    Si dice il “fato” ma quando cose più grandi di noi ,ci schiacciano impedendo a noi piccoli esseri di poter vivere la propria vita secondo i voluto desideri, allora ci si rende conto della grande ingiustizia che a volte porta la vita stessa.
    Racconto struggente e triste

  4. Grazia Grazia

    Che delicatezza 💜, nell’orrore della guerra.
    Grazie

  5. Carmine di matteo Carmine di matteo

    Le guerre sono come i terremoti, chi vi viene coinvolto e sopravvive non riuscira mai a dimenticare. Chi soccombe lascia grandi vuoti.

  6. Marilu' Gubitosi Marilu' Gubitosi

    Il mio commento è una domanda: esistono ancora questi sentimenti?

  7. Grandi amori contro grandi dolori, una storia di sempre ma tanto intensa. Una delle tante vere e commoventi storie di questo strano genere umano. Il bene ed il male in eterno conflitto raccontato, in modo egregio e sintetico, in questa breve ma struggente storia di grande amore, che può e deve insegnarci qualcosa. Bravo come sempre Army.

  8. Luciano(JonGabbiano) Luciano(JonGabbiano)

    carissimo “Boscaiolo” i tuoi racconti, e sai bene che li conosco tutti, o quasi, sono davvero notevoli sai unire la bravura della penna con la capacita di esprimere sentimenti narrare storie in maniera diversa dico tranquillamente unica come no ripensare a “nessuno e loro” o “Tacchi a spillo” che a me ha lasciato un segno particolare forse per un ricordo del tempo passato … mai passato. Un abbraccio giovane e perdonami se il commento forse di commento non ha proprio nulla. ti avviso se non ci sono controindicazioni prima lo condivido e poi lo copio nella mia cartella quella ancora conservata dei tuoi racconti

  9. Giuliana Lauro Giuliana Lauro

    Descrizione essenziale e toccante di una storia di amore al tempo dell’ultima guerra. L’accostamento simbolico con la coppia di alberi pino e palma raffigura nella mente di chi legge l’immagine della coppia di innamorati e fa da sfondo anche alla triste conclusione della vita di lui lasciato morente sotto un pino dopo essere stato colpito dai proiettili nemici-amici dei militari tedeschi il giorno dopo l’armistizio dell’8 Settembre 1943 .
    Una vita vissuta ad aspettare il ritorno del suo pino quella della infelice palma che resterà per un bel po’ nei nostri cuori.

  10. Lorenzo S. Lorenzo S.

    Amore e strazio.. Quanto deve aver sofferto la zia! Una storia che è l’emblema di una generazione che distrutta si è saputa rialzare con un`umiltà che tutti noi dovremmo avere nonostante ferite e dolori terribili.

  11. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    E così, dopo tanti anni, ho conosciuto il segreto di quella persona dolce, silenziosa, che ci riempiva di attenzioni, affetto e sguardi intensi, quando ci vedevamo a casa tua e lei era lì. La ricordo esile con scarpe con il tacco basso e la gonna lunga che camminava senza far rumore e – tu mi dicevi – che custodiva un segreto ed aspettava “un ritorno”. E’ una figura di un periodo al quale sono molto legato: il periodo in cui nacque la nostra amicizia che è divenuta tanto lunga da confondersi con una parentela strettissima. Il periodo in cui ti guardavo, con invidia, girare nel mondo allegro e sicuro di te. Il periodo in cui cercavi – ahimè: quanto tempo hai perso con me! – di farmi diventare più disinvolto con le ragazze e mi indicavi la strada, percorrendo la quale, però, io immancabilmente inciampavo e cadevo. In quegli Zia Luciana era parte del mio universo di bambino non ancora ragazzo. Me la hai ricordata con la tua storia intensa e sentita. Grazie

    • Armando Armando

      Grazie Pierluigi. Sono contento che la ricordi con affetto. La zia era un personaggio. Era laureata in Storia e Filosofia. Parlava francese fluentemente e conosceva a memoria La Divina Commedia. Non ho raccontato tutto lo strazio degli successivi al mancato matrimonio. Anni passati al buio, senza uscire dalla sua camera. Le domeniche passate al porto con me, papà ed il nonno per parlare con i reduci che tornavano dalla prigionia da tutto il mondo. Quanto dolore , quante lacrime e quante altre storie si sono incrociate.
      La nostra amicizia ha avuto delle pietre miliari fondamentali, tua madre, la mia e la zia Luciana. Grazie fratello mio

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