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A Stromboli

Vedi Amore mio, sembrava proprio il finale di quelle storie strappalacrime: il salto improvviso da Eros a Thanatos, quasi sul più bello, nel pieno della passione e del Sogno d’amore.
Avevi strappato quell’incontro ai mille impegni degli ultimi mesi dell’anno. L’incontro – o come lo chiami tu – il nostro matinée, la promessa di totalità e di appartenenza, si era fatto largo a fatica ma tu lo avevi difeso con quella determinazione con la quale sei venuta al mondo.

Ma la notte eri stata male, avevi un gran mal di testa e mi stavo rassegnando al pensiero di accudirti e farti riposare – almeno quello – prima degli ultimi giorni di lavoro.

No. Hai voluto che andasse come al solito: ci siamo avvinti, abbiamo scambiato la nostra pelle, sentendo entrambi la forza di un desiderio travolgente e che veniva dalle profondità del nostro essere. Una cosa nuova, mai provata, totale, assoluta, indimenticabile.

C’era il virus tra noi in quell’amplesso. Era il 22 dicembre.

Ci ho pensato spesso nella solitudine delle notti successive: nel letto con quel freddo che sembrava ricoprirmi. Era proprio un Finale romantico degno della nostra storia: toccava a me morire e spezzare il Noi, altri avrebbero scritto questa storia come epitaffio.

In quella terribile notte tra il 29 e il 30 dicembre anche tu – lo so con certezza – ci hai pensato. E ci siamo salutati, mi abbracciavi le gambe, ti coprivi la faccia fra le mie ginocchia ed io mi sentivo uscire la vita dalle vene.

Poi hai avuto uno scatto ed hai mormorato, alzandoti dal letto: “Mi serve un obiettivo!”.

Sei tornata più tardi con la tua idea, con il tuo obiettivo, con il tuo programma per far vincere la vita sul senso di morte, il nostro amore su tutto.

“Andiamo a Stromboli! Adesso prenotiamo. Scegli la casa dove ci porterai.”

Te ne avevo parlato decine di volte, di Stromboli. Il posto più  unico al mondo che io abbia mai conosciuto. Là dove si vive intorno a “Iddu” il vulcano che è presente, ogni giorno, con il suo tuono profondo e tutti – strombolani da generazioni e globe trotter appena sbarcati – volgono lo sguardo in alto verso la sua vetta, chinando il capo con il rispetto che si deve ad un vecchio di casa. Il luogo unico della sabbia nera e dell’acqua verde, inondato dai fiori – la buganvillea, la ginestra, l’ibiscus – che esplodono oltre i muri bianchi e colorano le stradine ingombrate da piante di capperi e agave. Il luogo delle passioni passate alla storia: quella di Rossellini e Bergman, la cui casa è venerata ancora oggi come una reliquia. L’isola dove la tua esistenza umana appare come un dono, provvisorio, di una natura possente e sovrastante.

Passò via quella notte.

Passò via l’angoscia e il senso di morte.

Vinse la vita, la voglia di farcela, la tigna, la determinazione: perché la Felicità non è un dono del cielo o una congiuntura astrale favorevole, è – come dici spesso tu – un Obiettivo.

Abbiamo prenotato: Casa Maestrale, Villaggio Stromboli, dal patio si guarda la vetta del vulcano. Arriviamo il 16 Aprile.

Il Sogno continua.

 

 

 

Pubblicato inAmore

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