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Al campetto

OPERA IN CONCORSO

Avete presente il rumore di un pallone che sbatte addosso al vetro di una finestra?

Una singola lastra di vetro, non doppia o tripla camera; un’unica lastra di vetro.

Ecco quella lastra a volte si rompeva, e quante ne abbiamo rotte fra quelle che circondavano il piccolo campo da gioco dell’asilo di Borgo San Zeno.

Bene, il “campetto” era un rettangolo di asfalto, non era liscio o levigato, era una superficie nera ricoperta da un’infinità di piccoli sassolini pronti a grattugiare le nostre ginocchia o i nostri gomiti in caso di caduta durante una partita a calcetto o a basket.

Il rettangolo di gioco si concludeva con due canestri da pallacanestro, posizionati in centro ai lati corti e sostenuti da un’intricata struttura di pali di ferro che non ricordo di aver mai visto non arrugginiti.

Eravamo bambini, poi siamo diventati adolescenti ma il campetto dell’asilo era sempre lì ad aspettarci.

Appuntamento fisso del sabato pomeriggio dell’era pre-social, quante partite, chiacchere, risate, qualche litigio e molta spensieratezza. Va bene dai, qualche vetro i nostri genitori lo hanno dovuto veramente ripagare alle suore che gestivano la scuola materna, che con modalità “quasi amichevole” ci segnalavano che rompere i vetri non era cosa gradita.

Ora il campetto nero non c’è più perché è stato rifatto e messo in sicurezza ed è, giustamente, ad uso esclusivo dei bambini che frequentano l’asilo.

Se passate lì davanti provate e guardare in silenzio oltre la cancellata metallica e forse potrete ancora sentire il rumore del pallone che sbatte sui vetri delle finestre.

Questo è il mio luogo del cuore.

Quel campetto era anche il campogara del palio delle contrà di Borgo San Zeno, ma quella è e sarà un’altra storia.

Pubblicato inLuoghi del Cuore

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