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Allegro inciampo

Signor Giudice, ho scoperto io il cadavere.

Stamattina sono andato a mettere i ceri a S. Luigi nella Chiesa di “S. Maria Novella”, per la messa delle sette. Mi alzo presto sbrigo ogni cosa con la fretta di chi ha le ali ai piedi, per essere pronto ad aprire, dopo un’ora di preghiere, alle otto, il negozio di merletti e biancheria intima per donne che conduco da trent’anni.

Nonostante la sveltezza non riesco ad arrivare in tempo. Inoltre debbo sorbirmi, non un… gelato al cioccolato, ma gli sguardi pieni di rimprovero dei fedeli giunti prima di me, sempre gli stessi, come una specie di Arca di Noè, sapete guardandoli bene, ognuno mi ricorda un animale. Qualcuno, sghignazza soddisfatto sotto i baffi fra il bavero del cappotto.

Sono  divorato dal pensiero di capire dove ho perso tempo, manca sempre un minuto per essere al mio inginocchiatoio. Ho perfino studiato per organizzare ogni cosa da sbrigare, per guadagnare qualche secondo in ogni azione, o addirittura di non farla, come radermi la sera e tenere tutto preparato sul mobile d’ingresso: il messale, le scarpe per la pioggia, l’impermeabile, l’ombrello, un po’ di spiccioli per l’obolo al sagrestano. Nonostante queste accortezze, tardi come prima.

Ho provato a fare delle levatacce per fregare tutti, invece trovo la Chiesa già aperta e la Messa al “kyrie”. Mi dà soddisfazione il coro invisibile che canta Alleluia!

Signor Giudice non volevo farle perdere tempo ma solo farle capire il mio stato d’animo, l’ansia mi sovrastava al momento dell’ inciampo in cui sono capitato.

Ebbene, quel corpo esamine, così pareva, stava lì sul marciapiede che recintava il muro di un palazzo. Un muro alto e antico, senza finestre se non qualche buco, come se mancasse di qualche pietra quadrata, erano tanti anni che percorrevo in fretta quella stradina senza mai fare caso a questo palazzo dall’aspetto alquanto inquietante che, solo ora mi sembrava disabitato. Il marciapiede più largo della stradina, sembra un antico cortile con qualche aiuola disfatta e una vecchia panchina rotta, la stradina stretta e lunga quanto il muro del palazzo, cominciava a baluginare solo all’alba col primo raggio di sole, se riflesso. E’ un luogo umido e buio, dove cresce appena qualche filo d’erba come l’Edera sotto il muro. Se non fossi solito a guardare in terra per scoprire qualche trabocchetto preparato da chi mi vuole tardi alla Messa, sarei inciampato nel corpo che giaceva, come in croce, con gli occhi rivolti al cielo. Indossava un elegante vestito bianco su una maglietta fina che lasciava immaginare tutta la sua villosità e il sangue un po’ a rivoli, un po’ a chiazze e un po’ a gocce formava un’estetica teatrale, direi anche bella, nel contesto che fino a quel momento mi sembrava tetro, buio e triste. Ebbi appena il tempo di rendermi conto della situazione. Dovevo decidere se continuare a correre per giungere in tempo alla Messa o telefonare alle autorità, realizzai che sicuramente qualcuno avesse provveduto prima di me, dato che dal muro sentivo delle voci ovattate ma abbastanza concitate…forse …se telefonando. Alla fine della stradina, prima di girare l’angolo, ho dato uno sguardo indietro e mai come quella volta, quel posto sembrava un giardino fiorito, un raggio tagliente di sole, che sembrava obbedire alla mia volontà, altro che O Sole mio… che cominciava a farsi strada, come ballando Zum Zum Zum , fra tanti spigoli di muro, per illuminare quelle gocce di sangue che sembravano tante Rose rosse sul bavero del vestito bianco.

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