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All’improvviso l’estate

E poi all’improvviso arrivava l’estate.
Mi accorgevo di notte che mi svegliavo con i capelli sudati, mi alzavo a bere acqua fredda dal frigo. Aprivo i vetri sul balcone e l’aria calda mi investiva, fuori il silenzio l’aria immobile, la strada deserta qualche rara auto , le luci della stazione, i fasci argentati dei binari.
In quei giorni era finita la scuola, andavamo già con le maniche corte e la mamma ci portava a tagliare i capelli. La sera si andava da zio Fedele, aveva una fattoria ed era zio di papà. C’era questa abitudine di ritrovarsi alla fattoria per prendere il latte fresco, ma soprattutto era il ritrovo serale per i cugini piccoli e grandi. I genitori prendevano posto nell’aia in circolo per chiacchierare piacevolmente al fresco della sera, favorito dai tanti alberi frondosi. Noi ragazzi vivevamo quei momenti come una bellissima festa, ritrovarci ogni sera significava corse, salti e scoprire tutti gli anfratti di quel luogo per giocare e nasconderci. Esploravamo in lungo e largo, senza stancarci mai, sudati e sporchi di terra ma ancora pieni di energia. Poi i richiami delle mamme ci riportavano indietro, era ora di tornare a casa. E si tornava scalciando le pietre, c’era chi mi tirava i capelli, per farmi girare e ridendo diceva indovina chi è stato?

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