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Ancora alla luna

Ritornando a casa, ho guardato il cielo.
Con l’umidità e il freddo, non ci si pensa di solito a volgergli lo sguardo, come si fa d’estate, per ammirar le stelle.
E invece, il quarto di luna era magnifico, come quello che si trova nei libri di fiabe illustrati.
Ho pensato a quanti poeti si sono rivolti alla luna: magica, mesta, chiara, pallida, assente, lontana.
È lei che ci sovrasta, immobile.
È in attesa…
Quale preghiera, quale discorso potrei rivolgerle io, mi sono chiesta?
Come sarebbe bello se almeno tu Luna potessi…
Quello che più mi manca, Cara Luna, è cio che di solito viene definito liricamente cosmico.
Vorrei che il Cosmo non fosse un universo ordinato ma un sentimento.
Che lo spazio in cui ci muoviamo non fosse affollato di bolle e palloncini che volano da soli, gareggiando, e ogni tanto scoppiando, ma di piume che ondeggiano al vento, che ogni tanto scendono, a volte si alzano, e spesso si incontrano.
“Cara piuma rosa , ti voglio cosmo”, potrei dirle.
E lei potrebbe rispondermi “anch io, piuma azzurra”.
Ricco di aquiloni che si incrociano, intrecciando i loro fili.
Se fossimo cosmici, non staremmo meglio, Luna?
Se attonica ci guardi, forse hai una risposta?
Ma adesso non distogliere come sempre l’attenzione, rispondimi!

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Published inSogni