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Augusto

Mia figlia, quella trentaseienne, mi dice che sistemando i cassetti di un armadio di casa sua ha trovato una foto che la ritrae bambina in braccio ad uno sconosciuto.
“No papà, sono sicura, non è nessuno degli zii, né mi ricorda qualcuno che conosciamo” mi spiega al telefono, con quel tono puntuto e ruvido di vago rimprovero, come a dire “….. Ma a chi mi mettevate in braccio quando ero piccola?” e, precisina com’è, so che non si darà pace fino a quando non avrà scoperto il mistero.

Mi faccio mandare la foto: Silvia ha quattro anni, è imbronciata, e si aggrappa al giaccone di pelle nera dell’uomo che la tiene in braccio, Augusto Daolio, cantante e anima dei Nomadi.

Eravamo andati a salutarlo alla fine del concerto in programma ad una Festa dell’Unità, Augusto aveva preso in braccio Silvia, impaurita dalla barba e dai capelli del cantante che, con grande pazienza le aveva chiesto qual era la canzone del concerto che preferiva. Silvia aveva iniziato a cantare, Augusto aveva riso di gusto e così erano diventati amici.

Ero entrato nella tribù dei Nomadi qualche anno prima, perché mi ero dato da fare per far ottenere un prestito in banca al fonico del gruppo, un ragazzo di Abano Terme che doveva seguirli in tournee, e aveva bisogno di aggiornare la sua attrezzatura.

Mi promise di farmi incontrare il gruppo, e così fu.
Assistetti al sound check prima di un loro concerto: Carletti, Pergreffi e gli altri erano grandi musicisti, ma l’artista era Augusto, il genio era lui, lui era I NOMADI.
Lo guardavo muoversi sul palco, parlare con gli altri, intonare i brani, restando letteralmente inebetito dalle tonalità che riusciva a dare alla sua voce nasale, profonda, inconfondibile.

Avevo intuito che era un irrequieto, che era costantemente alla ricerca di stimoli, di idee, che la musica non era l’unica forma di espressione artistica che praticava.

“… e oltre alla musica? …” gli chiesi alla fine delle prove, probabilmente spiazzandolo.
Gli occhi ridevano, si lisciava la barba folta “… cosa può esserci oltre la musica? Niente è più grande delle note, soprattutto quelle dei Nomadi …” mi rispose sornione.
Ma poi, mentre fumava l’ennesima sigaretta, ammise “… io faccio anche dei quadri …”
Chiesi di vederli e, forse per riconoscenza, lui volle sapere se nel repertorio dei Nomadi esisteva un brano che mi rappresentasse in modo speciale.

Non esitai a dirgli “La canzone della bambina portoghese” e la cosa lo divertì parecchio, al punto che ogni volta che ci incontravamo, ancora prima di salutarci lui accennava le prime parole della canzone, con quella voce profonda e sferzante “ .. e poi, e poi …”.

Non mi chiese mai perché quella canzone mi piacesse così tanto, forse lo aveva capito e si divertiva proprio per questo.

Andai anche a qualche mostra delle sue opere, con soggetti che avevano sempre a che fare con la natura e la libertà, animali strani, cavalli, alberi.

 

Nel 1992 Augusto si ammalò, lo sentii al telefono, ma il dolore degli altri mi rende vile e spaventato, e non trovai il coraggio di andare a trovarlo.

 

Un mese dopo la sua morte mi arrivò a casa un plico, me lo mandava la moglie di Augusto, Rosanna, conteneva il disegno a china di un orso.

Sul retro, a matita, Augusto aveva scritto … e poi, e poi …

 

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1 commento

  1. Gesumino Schiano Gesumino Schiano

    Toccante. Nostalgico. Bello.

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