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Bambiniello sei solo anche tu

CONCORSO LETTERARIO QUESTO NATALE 2020

Regolamento. Al termine della lettura della storia, puoi lasciare il tuo giudizio. Vince la storia che riceve più Like. Il concorso termina il giorno di Natale. Il vincitore sarà proclamato il 26 e riceverà in dono tre libri degli autori del Blog

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Di questi giorni ormai il Presepe era quasi del tutto allestito.
Richiedeva tempo. Negli anni era diventato via via più grande. Erano sorte case, osterie, laboratori artigiani e le scenografie di anno in anno cambiavano: tutto abusivismo o senza licenze…, come l’ispirazione del momento suggeriva. Il primo Presepe, lontanissimo ricordo, era una semplice, spartana stalla abitata solo da Maria, S. Giuseppe e Bambinello. Neanche il bue e l’asinello. All’ingresso della stalla, in alto era appeso un piccolo angelo con il suo “Gloria in excelsis Deo”. Le annuali puntate di mia madre a Napoli avevano via via arricchito la compagnia con gli acquisti a S. Gregorio Armeno di case e pastorelli per animare nuovi scenari e situazioni. Il progressivo ingrandimento del Presepe fu tale che io e mio fratello dovemmo migrare in altra stanza, salvo trasformaci in comparse presepiali…
Attorno a quella stalla iniziale era cresciuta la gente, s’erano moltiplicati i colori ed i volti dell’allegria e della festa; che fosse la donnina affacciata al balcone, i vivaci avventori d’una affollata, traboccante osteria con i pastori seduti che ogni tanto cadevano dalle panchette di legno, sino al sereno andare del piccolo gregge e l’immancabile pastore. Come se la Santa Nascita avesse avuto l’effetto di far crescere attorno la vita, festosa, allegra, splendente di luci e lucine, una grande comunità, un insieme in cui tutto si legava, anche la figurina più isolata.
Le vicende dell’oggi hanno portato alla chiusura di quell’osteria, la fissità del falegname, dell’arrotino, pizzaiolo o fabbro che fosse è diventata assenza. Innanzi alla Santa stalla non sostano più folle adoranti, gli assembramenti sono preclusi e il coprifuoco fa il resto. A poco a poco attorno al Santo Bambinello s’è fatto il vuoto: non pulsare di vita, né colori o luci di festa… anche l’angelo inneggiante è divenuto afono.
Bambinello mio, anche tu ti sei fatto “solo” come molti di noi. Solo al “freddo e al gelo” come dice la canzone natalizia. Il triste è, Bambinello caro, che non è il dato meteo che pesa bensì il freddo e il gelo della solitudine..
Quante solitudini diverse! La solitudine cercata nel silenzio, la solitudine provocata da un tragico abbandono, quella generata dall’altrui paura o peggio la solitudine dovuta all’altrui indifferenza. Passare accanto alle vite ignorandole, certificandone così l’inesistenza in vita, almeno socialmente, l’essere sideralmente distante da una vita nella quale stai forse inciampando, quasi incomodo ingombro. Che brulichio di sguardi emarginanti, volutamente, sprezzantemente assenti, aridi, persi in un tragico vuoto da sé! E il Covid non è la causa; e solo l’occasione per prenderne atto. Per dirla con Papa Francesco, siamo in presenza della “globalizzazione dell’indifferenza”.
Eppure quando ti giri attorno con attenzione, quando sollevi il velo dell’apparenza scopri tante piccole o meno piccole realtà di generosissime, non appariscenti ma efficaci iniziative verso fasce deboli, emarginazioni, solitudini. Sono squarci di luce, bagliori di speranza.
Caro Bambinello, nell’annunciare la Tua venuta l’angelo ha cantato: “…. E pace in terra agli uomini che Egli ama”. Questa nuova traduzione, piu bella e più vera, sembra insinuare qualche dubbio sugli uomini “di buona volontà “.
No, cari angeli! Sarà un percorso non facile e non breve ma uomini di buona volontà torneranno ad abitare la terra!
Buon Natale…

Pubblicato inGenerale

2 Commenti

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Si siamo soli, tutti. Ci farà bene. Ci farà conoscere meglio il mondo senza la girandola di falsità e trappole che finiscono per nascondere la vita vera, la realtà di ingiustizie e di indifferenza. Ed è bellissimo il titolo di questa storia natalizia, attuale, unica come è la situazione di tutti noi.
    Come accade qualche volta basta dare lo spunto e si compone un quadro autentico di sguardi e sensazioni poliedriche che prendono vita in queste pagine e ci restituiscono il senso di tutto il nostro lavoro.
    Grazie, Mario, a nome del Blog e di tutti noi!

  2. Nino Nino

    Scrivere “mi piace” per questo racconto è facile e, oserei dire, doveroso per come Mario è capace di rievocare situazioni e stati d’animo. Riflettere sulle sue parole è un pò più complicato in quanto le sensazioni che si ricavano da questa vivida rappresentazione del Natale sono piene di nostalgia, di stupore, di speranza. Il film dell’evoluzione del Natale nelle nostre case (il mio è molto simile a quello di Mario) parte da una situazione di carenza, passa attraverso un periodo di abbondanza, sfocia nel presente di solitudine, si proietta verso un domani di speranza. E’ quest’ultimo aspetto che mi sembra importante sottolineare per tutti gli uomini “di buona volontà”, guidati dal Bambinello.
    Grazie Mario

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