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Barcarolle

LA MIA VITA IN UNA COMPILATION MUSICALE

Quando sono andato a Pisa nel 1989 tutto mi sarei potuto aspettare ma non che ci sarebbe stato un decisivo cambiamento nella mia vita professionale.
Ero stato invitato come tanti altri dirigenti del Gruppo Saint Gobain ai festeggiamenti per i cento anni della Fabbrica Pisana. Una fabbrica in cui si produce il vetro piano, uno dei pilastri della gamma di prodotti del Gruppo.
Visita della fabbrica, incontri istituzionali, tanti contatti con realtà ed esperienze molto diverse dalla mia. La produzione della fibra di vetro, di cui ero il responsabile dell’Assistenza Tecnica ai Clienti, era un’appendice delle più importanti produzioni di prodotti per edilizia del Gruppo e ci sentivamo, io e i miei colleghi, un po’ spaesati in quel mondo di vetro piano e isolamento termico.
Al termine dei festeggiamenti eravamo stati tutti invitati ad assistere all’opera “Les contes d’Hoffmann” di Offenbach.
Nello scenario variegato del teatro di Pisa stavo prendendo posto in sala quando l’Amministratore Delegato della mia società mi ha raggiunto pregandomi di seguirlo per un incontro con il nostro Presidente. Non era un incontro programmato e non c’erano a mio parere ragioni per una riunione a così alto livello a quell’ora della sera.
Il mio stupore è aumentato quando mi sono ritrovato da solo, in piedi, nel corridoio del teatro con queste due persone senza alcun altro collega presente. Non ci sono stati molti preamboli: ci conoscevamo abbastanza bene e sapevo che non avrebbero avuto molto tempo da dedicarmi perché sicuramente avrebbero avuto altri incontri simili con qualcun altro.
Infatti la domanda è stata formulata con precisione e senza ambiguità: era richiesta la mia disponibilità per un trasferimento presso la nostra sede in Francia, in Savoia, per assumere il ruolo di responsabile Marketing. Non era richiesta una risposta immediata, ma certamente non avrebbero aspettato più di una settimana. I tempi di decisione nell’Industria non sono certo quelli delle Amministrazioni Pubbliche. E sicuramente la proposta era parte di una catena di cambiamenti in cui tutto sarebbe dovuto scorrere senza intoppi per funzionare come programmato.
Quando sono tornato in sala e ho assistito all’opera, le mie orecchie sentivano la musica ma il cervello non seguiva la trama. Centinaia di idee si sovrapponevano tra loro nell’elaborazione di scenari futuri in cui mi alternavo in posizioni di successo e di fallimento. Ed è stato così finché non è partita la musica di “Barcarolle”. A quel punto mi sono reso conto che non ci sarebbe stata alternativa a quella decisione: era una opportunità unica e imperdibile sia per me che per la mia famiglia. Mia moglie e mio figlio avrebbero capito la situazione e mi avrebbero, come sempre, spalleggiato. E sull’onda delle note di Barcarolle ho riallineato il mio cervello con la realtà. E cullato dal piacevole motivo ho rivisto il palco, gli attori, il pubblico in sala.
Solo dopo molto tempo mi sono reso conto che il motivo di Barcarolle era stato inciso nel mio cervello come un solco su un disco di vinile. Ascoltarlo è sempre piacevole, ma sotto sotto c’è sempre un retrogusto di inquietudine come quella sera.
La storia termina con l’accettazione del trasferimento. Una ottima scelta.

 

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