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Baruna

Non seppi mai perché mi chiamasti sempre così . So solo che ad ogni incontro, ad ogni telefonata, ad ogni incazzatura tra noi, era questo l’esordio:- Baruna-
Ieri per tre volte ho avuto la sensazione tu mi fossi vicino. Da quando te ne sei andato, il giorno prima della Primavera, quasi nove mesi fa, il Tempo mi ha sempre preceduta facendomi correre per inseguirlo. E il pensiero di te è stato assorbito, forse volutamente inglobato, nei mille rivoli di un vivere perennemente in apnea. Paura di respirare? Anche il respiro richiede i suoi ritmi e forse è un alibi perfetto il non fermarsi mai, così i conti o i nodi, come amiamo definirli,non giungono al pettine.
Ieri mattina ti ho incrociato la prima volta con la macchina. Due corsie contrapposte ( ma va? Neppure lo avessimo fatto apposta). Il solito cacofonico saluto di clacson. L’ho persino fatto, ravvedendomi subito dopo e sorridendo fra me e me dentro un abitacolo a canzonarmi per l’abbaglio preso.
Al mio rientro, sul nostro glorioso ponte Sant’Agata, demarcazione naturale fra due rioni che la Storia reggina volle fossero dei ” boia chi molla”, una sagoma identica a te mi ha costretta a rallentare.
Un uomo guardava la spazzatura che si assiepava attorno al piedistallo del cartello con la scritta “Καλώς ήρθατε” in greco ( per non abiurare mai la nostra gloriosa origine), kalòs Irtate ( Benvenuti) a Reggio Calabria. A poche centinaia di metri dall’ Aeroporto dello Stretto.
Non potevi che essere tu mi sono detta mentre il fumo dissolveva quella sagoma che muta ammoniva e, ne sono certa, si rammaricava ancora.
Infine ieri sera. No. Non ti ho visto. Ti ho “solo” sentito. ” Baruna”. Quel tuo saluto. Improvviso. Come la pioggia che mi ha fatto chiudere in fretta lo sportello. Ti ho cercato con lo sguardo ma solo il buio mi circondava e i gatti silenti in attesa di un gesto affettuoso.
” Baruna”. Sempre. Da sempre. Sin da quando piccolissima aspettavo il tuo arrivo che era quello di un Babbo Natale in qualsiasi stagione. Sempre. Da sempre. Fino a quando la vita ci rese un uomo e una donna con i pregi e i difetti di ciascuno , scoperti, odiati, infine accettati.
” Baruna”. Un titolo nobiliare a me che ai titoli ho fatto in ogni modo e in ogni luogo la guerra.
Sapevo, però, che quello era il titolo per il tuo cuore e lo rivendicai con forza. Lo pretesi contro tutto e tutti. Lo custodii con amore.
Oggi è quel patrimonio immateriale che ha fatto di una parola un Ponte tra il mio presente e il tuo.
Ciao Ninetto. Torna a trovarmi.

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