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Basta poco

Domenica 24 gennaio, ore 13,30. Dopo giorni di nebbia, pioggia, ghiaccio un filo tenue di sole ha squarciato il cielo plumbeo della mattina e ha illuminato la facciata del Duomo di Montagnana. Abbiamo immediatamente proposto alle bambine di staccarsi dal film di animazione della benemerita Disney & Co. (alleviamo bambini vintage) per uscire con pattini e monopattino: hanno urlato di gioia!

Eravamo tutti e quattro affamati di aria, di sole, di spazio, di libertà. Il tempo di buttare per terra i pigiami che avevamo rigorosamente mantenuto dal risveglio e ci siamo precipitati in piazza. E lì c’era un’altra famiglia di amici che come noi erano scappati di casa con gli stessi desideri e con lo stesso slancio: Marilla, suo marito Mohamed e i figli coetanei delle nostre bimbe. Sofia e Zaccaria. Poco più in là abbiamo incontrato Silvia e Filippo con i figli Andrea e Riccardo, anche loro: stessa età, stessa scuola. E poi si sono aggiunti Silvia e Luca con il loro figlio Valerio, stesso tutto anche per lui.

I bambini si sono rincorsi, hanno esplorato, hanno giocato a nascondino. Noi adulti, pur con mascherine e distanziamento, siamo riusciti a parlarci, persino a ridere: IN PRESENZA!

Fra meno di un mese, qui in Veneto, potremmo “festeggiare” (si fa per dire) un anno di quarantena, di ansia, di separazione gli uni dagli altri.

“Ma stavolta è più tosta” ce lo siamo detti all’unisono.

Nel paese i casi da ottobre a dicembre sono stati molti di più della prima ondata, come i morti. Uno e anche due funerali al giorno. E si allunga di giorno in giorno la lista degli amici o dei conoscenti che lo hanno preso, spesso fortunatamente con pochi sintomi e qualche volta con febbre e soprattutto tanta paura. Ci siamo accorti di essere diventati spettatori impauriti di un’epidemia

Prima delle quattro si è alzato un vento freddo. Ci ha riportato alla realtà di questi e dei prossimi mesi.

“Non passerà” smarriti e rassegnati: lo abbiamo mugugnato gli uni agli altri.

Poi alla sera, nel gruppo whatsapp – il sostituto ufficiale della piazza dei tempi normali – ci siamo detti che è stato bello.

Che ci siamo commossi. Che a qualcuno veniva da piangere.

Che è bastata un’ora d’aria appoggiati al muretto davanti al Castello di San Zeno per gustare il sapore della vita, la gioia di una semplice vita normale.

Non è il più tempo di striscioni, canti sui balconi e pacche sulle spalle. Adesso si respira con la testa incassata dentro le spalle e si va in giro con gli occhiali appannati e senza sorriso.

Una rassegnazione buia prende il posto della rabbia. Navighiamo tutti a vista con un orizzonte di tempo futuro limitato. I discorsi sono coniugati al presente o al passato prossimo, chi si spinge più in là – l’estate che verrà – si sente un naufrago in un’isola sperduta che aspetta la nave di passaggio.

Speriamo solo che anche domenica prossima qui a Montagnana faccia capolino il sole.

 

 

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1 commento

  1. Armando Staffa Armando Staffa

    Un’immagine di speranza…”Speriamo….faccia capolino il sole”

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