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canzoncina

E’ il senso che manca alla notte. Da un po’ di tempo in qua la notte mi scivola giù, dietro le spalle, senza poterla vedere in faccia. E trovo nel giorno l’unica oasi di esistenza. Non fu così un tempo.

Un tempo dove, e lo ricordo bene, le notti si narravano quasi da sole dentro lo scorrere ansioso dei miei giorni. Succedevano cose di notte.

Da solo, guidavo verso casa, il cielo era sereno e con la luna, ascoltavo musica, senza sentire i rumori della campagna di notte, e forse è lì che è cominciato. Trascinato dalla musica e dai pensieri inutili sfiniti dalla chiacchera abbassai leggermente gli occhi, per un secondo. Pareva toccarmi le palpebre, quell’enorme affare argentato che si stava ergendo dalla strada verso il cielo esattamente contro la mia direzione di marcia. Qualcosa di affascinante e forse tremendo, di grande, due metri o più, due metri e passa di carne piumata alata che rifletteva la luce lunare sulla distesa di campi. Fu un attimo, il suo spiccare maestosamente il volo lasciandomi trapassare il segno invisibile della sua precedente posizione inumò tutta la pianura sotto le sue ali. Poi fu il tacere di una notte diversa ad accompagnare il rombo del motore fino a casa.

Rientrato in casa trovai il metronomo che avevo lasciato aperto ancora martellante, la luna proiettava le ombre dei mobili sulla parete, filtrando attraverso una grande finestra. Mi distesi sul divano, in cerca di un pensiero quotidiano da associare a quel fatto, ma non ne trovai alcuno.

Non c’era nessun pensiero, azione, gesto, movimento, foss’anche ambiguo, da associare a quell’enorme uccello che vidi alzarsi in volo sulla strada, come se quell’animale si fosse portato via tutto ciò che restava di una vita fatta di cose reali. Caddi ammalato di sinossi dei miei giorni.

Ho dimenticato il colore delle cose, ho dimenticato il sapore del tuo cuore e mi nutro dei miei avanzi vomitati fuori, vomitati fuori, vomitati fuori.

Fu così che cominciai a lanciare pietre contro il cielo.

Dopo che la pietra fu lanciata ci fu il vuoto dell’aria ferita

E non sentii più nulla fino al momento del colpo.

la foto è di Antonio Tafuro

Pubblicato inPoesia

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