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Capodanno a Todi

Come un gruppo di ragazzi “borgatari” romani di Torrevecchia anticipò di un mese il movimento del 1977

Contrariamente a quanto scritto in un altro racconto, più personalistico, quella gita a Todi non riguardò il Capodanno tra il 1976 ed il 1977, un amico mi ha ricordato meglio le cose. Quel Capodanno, più o meno le stesse persone, lo avevamo passato in casa mia a Sambuci. Con mio padre, andato qualche giorno dopo per riassettare la casa, che rimase stravolto per la sostanziale fine della larga provvista di vino di Palestrina che aveva messo da parte per la successiva estate. Visto che, essendo vino casereccio (almeno così il venditore glielo spacciava), aveva l’abitudine di mettere nei boccioni qualche goccia d’olio, più leggero del vino si manteneva a galla e non si mischiava, per farlo mantenere meglio, si consolò dicendo “Almeno se sò purgati”.
In realtà pure a Sambuci (ormai è roba prescritta e si può raccontare come tutto il resto a seguire) avevamo voluto dare una “lettura politica” di quella festa. Dopo mezzanotte, nel paese deserto, andammo a staccare la targa in plastica della sezione della Democrazia Cristiana a Borgo Theodoli e poi la bruciammo in “piazza su” al grido un pò ubriaco di “uniti si ma contro la Dc”. Ma questo col 77 che nasceva in quelle ore c’entrava poco, era casomai un retaggio “gruppettaro” degli anni precedenti.
A Todi andammo invece, approfittando di un “ponte” (alcuni di noi già lavoravano), alcuni giorni dopo intorno alla festa dell’Epifania.
La casa a Todi era fornita da Marco, era di proprietà della sua famiglia. Ma a parte il tetto sotto cui dormire (ma anche su questo poi si pose un problema non previsto), c’era un problema grosso come una casa. Tra Natale e Capodanno, anche quelli di noi che lavoravano, avevano speso tutti i loro soldi e nelle tasche non c’era più una lira.
Come gruppo di amici eravamo tutti politicamente “orfani”, una parte “orfani” inconsolabili di Lotta Continua che si era auto-sciolta nel novembre precedente, gli altri, tra cui il sottoscritto, erano invece “orfani” di Via dei Volsci, da cui eravamo usciti pochi mesi dopo la morte, nell’ Aprile 76, del fratello/amico/compagno Mario Salvi. Però eravamo rimasti a modo nostro ( va a sapere un mese prima che quel “modo nostro” era quello dell’intero movimento che esplose appunto un mese dopo) “animali politici”. E prima di Natale avevamo tappezzato Torrevecchia e Primavalle di un manifesto dei Comitati Comunisti, dei quali in realtà nessuno di noi faceva parte e che furono pure questi “rubacchiati” nella tipografia che li aveva stampati e dove uno di noi lavorava, che inneggiava alla “riappropriazione”.
E così decidemmo di prenderci una vacanza di “riappropriazione”.
La prima tappa di questa “riappropriazione” fu di svuotare la dispensa di un collegino di preti a Torrevecchia non più funzionante come scuola ma che sapevamo che tra Natale e Capodanno aveva ospitato una comitiva di turisti americani. Gli avanzi che trovammo senza forzare nulla, non so come uno di noi aveva rimediato le chiavi, non erano enormi come pensavamo ma comunque incoraggianti come inizio.
Poi c’era il problema della benzina, avevamo quattro auto, eravamo 15 o 16. Spedizione notturna in due condomini di lusso tra Monte Mario Alto e la Balduina e col “succhio” (ora sarebbe tecnicamente impossibile) facciamo il pieno, bastevole almeno per l’andata, alle quattro auto.
Quindi, almeno per l’andata tutto ok, poi si vedrà. Arriviamo a Todi e scopriamo col massimo disappunto che Marco non aveva le chiavi di casa (mai capito se i genitori gliele avevano negate o, certo del rifiuto, lui non gliele aveva proprio mai chieste). Due o tre di noi si arrampicano e riescono a trovare una finestra difettosa da aprire senza danno alcuno. Ma questo dopo una buona mezz’ora di smadonnamenti e contumelie contro il povero Marco. Che dovevamo “riapproppiarci” illegalmente pure della casa nessuno lo aveva messo in programma.
Comunque entriamo, faceva molto freddo e l’unica possibile forma di riscaldamento in una casa chiaramente concepita per l’estate era un gigantesco camino in sala da pranzo, per fortuna c’era una buona provvista di legna e non abbiamo dovuto fare pure i “boscaioli autonomi”. Spostiamo per terra tutti i materassi della casa con relative coperte e ci buttiamo a dormire tutti nella stanza col camino. Se dovevi andare in bagno ti prendeva un colpo ma comunque reggemmo botta.
La sera successiva scopriamo però che le “provviste” del collegino di Torrevecchia volgono al termine e soprattutto mancano gli alcolici che con quel freddo sono assolutamente necessari.
Spedizione di massa in un supermercato, mi sembra “Esse Lunga”, e torniamo carichi di roba di ogni genere, ovviamente “riappropriata”. In particolare Rita, che tre anni dopo diventerà mia moglie e poi la madre dei miei figli, donna assolutamente in genere serissima e morigerata, previa scucitura di tutte le tasche e delle fodere del suo maxi-cappotto, ci fornirà da sola una tale quantità di vini e liquori che, incredibile a dirsi, avanzarono pure e che lasciammo in parte a Todi come parziale “compensazione” per la legna interamente bruciata.
Risolto il problema del mangiare e del bere, si poneva poi però il problema del carburante per tornare, in quei giorni avevamo pure fatto mi sembra un salto ad Assisi ed i serbatoi piangevano.
E qui raggiungemmo il top dell’ impudenza. Per le strade di Todi, a differenza che a Monte Mario Alto e a Balduina, di notte si trovavano solo utilitarie, evidentemente, con quel freddo, i ricchi locali i macchinoni li tenevano al chiuso.
Ma il problema fu facilmente risolto. Prima in parte con un furgone delle Poste e poi svuotando completamente due mezzi dei Carabinieri, una Alfetta ed un pulmino blindato, lasciati incustoditi davanti alla locale caserma, che evidentemente avevano appena fatto il pieno.
Nessuno di noi poteva lontanamente immaginare cosa sarebbe esploso in tutta Italia meno di un mese dopo. Ma noi il nostro 1977 da “cani sciolti” lo avevamo già cominciato, entrando pienamente ed in anticipo nello “spirito” che caratterizzò quell’anno irripetibile.
P.S. Quell’ ex collegino di Torrevecchia divenne circa 30 anni dopo la “base operativa” del Comitato Torrevecchia/Primavalle che, pur occupandosi principalmente di viabilità ed ambiente, ricalcava, certo un pò fuori tempo massimo, parte di quella antica nostra impostazione. Basti dire che il nuovo prete ci ha ospitato del tutto gratuitamente per un paio di anni tra il 2007 ed il 2008 mentre il Pd locale ci accusava invece di “anarcoinsurrezionalismo”. Ma noi a Gennaio 77 che ne potevamo sapere ?
P.S 2 Non eravamo nè pazzi nè delinquenti, nessuno di noi ha fatto una brutta fine, tutti poi diventati, come si suol dire, brave madri e padri di famiglia. Ma eravamo figli del nostro tempo, senza se e senza ma. E soprattutto, per dirla con Abbie Hoffman, avevamo ragione.

Il ’77, foto di Romano Martinis

Pubblicato inLuoghi del Cuore

2 Commenti

  1. Lulamae Lulamae

    Che tristezza! Rivoluzionari senza nessuna consapevolezza.
    A cosa è servito?
    Aveva ragione Pasolini, figli della ricca borghesia, che tutto potevano impunemente permettersi.

  2. Dario Mariani Dario Mariani

    Eravamo invece tutti figli di operai … ed alcuni operai essi stessi …

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