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Caterina e l’America

Dalla banchina del porto di Napoli, la grande nave sembrava aspettarla. Caterina arrivò su una carrozza, aveva una grossa valigia di fibra e stringeva in mano un fazzoletto bianco, lo stesso che avrebbe usato, di li a poco, per salutare suo padre quando la nave sarebbe partita con lei a bordo.
Tutto le sembrava irreale e ogni cosa che l’avvicinava alla partenza la considerava con lo stesso sentimento che aveva usato quando aveva accettato di sposarsi per procura.
Nei primi anni del ‘900 erano tante le ragazze che seguivano questo rituale, il più delle volte sposavano perfetti sconosciuti. Caterina aveva il vantaggio di conosce colui che sarebbe diventato suo marito.
Tano era un bel ragazzo, lavoratore e onesto e, non fosse stato per quella vita stentata che si faceva nella Sicilia d’allora, avrebbe sposato Caterina e non sarebbe emigrato mai.
Ora era lei a raggiungerlo e a cercare fortuna in America.
La sua figura snella si protese per salutare il padre, i suoi magnifici occhi verdi si riempirono di lacrime, sapeva che, forse, non l’avrebbe più rivisto ma i suoi pensieri già volavano, si vedeva accanto a Tano in una famiglia tutta sua, pronta a cercare uno spazio nel mondo e a “ fare fortuna “.
Aveva solo diciassette anni e un coraggio che rasentava l’incoscienza.
Quando la nave si staccò dal molo sventolò il suo fazzoletto e intanto che suo padre diventava sempre più piccolo, lei sentì di aver iniziato una vita nuova e non vedeva l’ora di realizzare i suoi sogni.
Un mese di tempo ebbe Caterina per far lavorare la fantasia, un mese esatto per scrivere sul suo quadernetto nero tutto quello che aveva in mente.
Quando la nave attraccò, Tano era già lì ad aspettarla, accanto a lui c’erano i suoi fratelli e Caterina li riconobbe da lontano. Scese e finì in un abbraccio collettivo, Cinque ragazzi la guardavano estasiati. Caterina si sentì una Regina.
La informarono che tutto era pronto per le nozze e poi si avviarono per raggiungere la casa che sarebbe stata anche la sua.
Quando entrò Caterina rimase stupita dall’ordine e dai chiari segni delle presenze maschili. Nulla era come lei immaginava, niente tende alle finestre, niente fiori, niente tovaglia sul tavolo. Una tipica casa da uomini.
Ferma in mezzo a quella stanza spoglia, Caterina decide che farà di quella casa la sua casa, la stessa dove crescerà i suoi figli e dove cercherà con tutte le sue forze, di essere felice.
Comincia così la sua vita americana, in un contesto difficile ma stimolante. Gli uomini lavorano e lei sgobba a casa, sgobba per sei persone e non ne è contenta. Vuol bene ai suoi cognati ma non può servirli tutti, ha altri progetti in testa e, assieme al marito, vuole realizzarli. Si mette in gioco, sa fare tante cose. Prima di quattro figli ha sempre aiutato in famiglia e ora mette in pratica le sue competenze.
Nel quartiere di operai in cui abita non c’è una pasticceria e lei è bravissima a fare dolci.
Comincia con i biscotti e in un solo giorno riesce a vendere tutti quelli preparati e prende le prenotazioni per l’intera settimana. Nel giro di un mese non riesce più a soddisfare le richieste che arrivano ma la sua cucina ha un solo forno e anche volendo non potrebbe fare di più. Tano cerca una casa più grande dove poter fare anche un laboratorio di pasticceria e Caterina si ritrova imprenditrice di se stessa a soli diciannove anni. I suoi sogni si stanno realizzando, ora può assumere un aiuto, organizzare la sua attività, pensare al futuro con più serenità. Gli anni volano, la famiglia si arricchisce di figli e Caterina li cresce intanto che sforna torte e biscotti. Se li ritrova grandi e laureati, come in una favola dove le parti le ha decise lei. Quando uno dei figli manifesta la volontà di gestire il lussuoso locale che nel frattempo era diventato quel piccolo laboratorio di un tempo, Caterina ne è felice e si fa da parte. Ora si può riposare, può dedicare più tempo a Tano e realizzare qualche desiderio. Vuole viaggiare, tornare a ritroso nel tempo, visitare la sua Sicilia lontana e mai dimenticata, vuole ritrovare i luoghi della sua giovinezza. Quando torna trova tutto cambiato, tante persone non ci sono più e alla gioia di trovarsi nella sua vecchia casa deve aggiungere il dispiacere di tante assenze care. I suoi vecchi genitori sono felici, sanno che sarà l’ultima volta che la vedranno ma è una malinconia dolce. Caterina è stata una figlia coraggiosa e forte, ha superato l’oceano e la paura dell’ignoto, ha affrontato la vita senza tirarsi indietro. Una figlia del ‘900 partita da un isola povera e con scarse prospettive si era rimboccate le maniche e aveva agguantato il futuro in quell’America lontana ma raggiungibile e conquistabile.
A.S

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Published inSogni

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