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Cento anni fa Montagnana: i mercati

Il “mercato”, per Montagnana, è una manifestazione periodica e tradizionale che si svolge nella piazza, in varie occasioni.

“Tradizionale” perchè dalla lettura di documenti si apprende come, già cento anni fa, il mercato, per Montagnana, costituisse un importante polo attrattivo per molti paesi del circondario e il commercio, che lì si effettuava, garantisse all’amministrazione di allora, introiti certi per le casse comunali.

Il mercato costituiva, infatti, l’elemento centrale dell’economia della città tanto che gli amministratori anche negli anni della Prima Guerra mondiale deliberavano “l’esonero del pagamento della tassa posteggio e pesa pubblica ai venditori e compratori per il mercato di maiali e oche macellate anche per la stagione 1915/16, tale esonero è giustificato dalla necessità di non danneggiare un mercato attualmente florido e che porta non lievi benefici al commercio locale”. (Verbale della seduta del 20 maggio 1916 al punto 5 dell’ordine del giorno – faldone 860)

Nel testo riportato si parla di “mercato di maiali e di oche macellate”, si fa riferimento ad un mercato che oggi non si svolge più nella piazza e del quale si è persa la memoria. Come si è persa memoria delle numerose attività commerciali svolte e patrocinate dall’amministrazione comunale che attraverso l’ufficio del Dazio, municipalizzato, si garantiva la disponibilità economica per far fronte alle continue e pressanti richieste della popolazione.

I documenti ci fanno conoscere che il bacino di utenza gravitante sul mercato montagnanese era molto vasto e spaziava nelle province di Verona, di Vicenza e di Rovigo e per la compra/ vendita di certi prodotti la città ospitava acquirenti e mediatori provenienti da altre province o regioni confinanti.

Nel luglio del 1915 l’emanazione dell’ordinanza del comandante supremo Luigi Cadorna che proibiva la libera circolazione di persone nei territori considerati zona di “operazione”(di guerra), aveva suscitato una seria preoccupazione per il comune tanto che l’amministrazione si era affrettata a chiedere al prefetto la sospensione delle disposizioni militari esclusivamente per i giorni di mercato (lettera del 28 luglio 1915 – faldone 1214 GUERRA) per garantire lo spostamento di persone e di merci. La quantità di prodotti commercializzati, inoltre, era molto elevata, e proprio per questo motivo il timore della destrutturazione delle attività commerciali aveva suscitato un giustificato allarme. (Per fornire l’idea della portata delle negoziazioni riporto i dati di un telegramma inviato al prefetto il 31 agosto del 1916 che informa l’autorità della quantità di uova smerciate: “dal mercato di Montagnana venivano esportate, settimanalmente, 18.000 uova circa e nel territorio ne erano vendute 5.000 circa”.)

Cento anni fa a Montagnana, i giorni di mercato erano il giovedì, la domenica e il lunedì, quindi, potrebbe essere più opportuno parlare di “Mercati” più che di mercato al singolare.

E… in aggiunta a quelli settimanali, ogni mese si svolgeva il mercato dei bovini e degli equini, a primavera c’era quello della foglia di gelso e dei bozzoli, in autunno quello dell’uva, in inverno quello dei maiali e delle oche macellate e una volta l’anno, prima della Sagra dell’Assunta c’era la fiera annuale dei bovini e degli equini.

L’economia montagnanese, quindi, faceva perno sulle attività di compravendita dei prodotti del territorio, fortemente legato all’agricoltura e aveva bisogno di mercati e fiere ben organizzate e scaglionate nel corso dell’anno. Le compravendite, però, per essere competitive, dovevano essere garantite dalla regolarità e dalla correttezza delle contrattazioni.

Per questo motivo il consiglio comunale, dopo il suo insediamento, tra le prime azioni di governo della città, nominava i 7 membri della “Commissione Fiere e Mercati”, designava persone di fiducia a svolgere compiti di proposta, di coordinamento di iniziative commerciali e soprattutto di accertamento del corretto svolgimento delle fiere e dei vari mercati.

Tra i commissari veniva scelto il capo-mercato, una figura di garanzia con il compito di vigilare e con la discrezionalità di intervenire e/o sanzionare gli avventori o i mediatori qualora non rispettassero le regole. Tale discrezionalità prevedeva anche la possibilità di richiedere l’ intervento della forza pubblica qualora fosse necessario.

Le attribuzioni della commissione “non sono contemplate da speciale regolamento”( lettera di risposta del sindaco ad una richiesta del collega di Badia Polesine del 9 dicembre 1914 faldone 1281 AGRICOLTURA – INDUSTRIA – COMMERCIO) tuttavia i manifesti che informavano la cittadinanza dei mercati “stagionali” riportavano in modo chiaro le norme da rispettare per lo svolgimento corretto delle negoziazioni e i vari luoghi della città in cui le trattative potevano svolgersi.

Nel mese di maggio, in via Berga era ospitato il mercato della “Foglia”, la foglia di gelso, cibo dei bachi da seta, il cui allevamento era affidato principalmente alle donne. L’esposizione e l’acquisto della merce iniziava alle ore 4 antimeridiane e terminava alle 8 per riprendere nel pomeriggio alle 17: la temperatura più elevata nelle ore centrali della giornata non avrebbe garantito l’integrità e la freschezza delle “foglie” in vendita.

Nel primo giovedì di ogni mese al foro Boario, sempre in via Berga, si svolgeva il mercato del bestiame “fessipede”(bovini, suini, ovini), senza stallaggio e foraggio gratuiti. Questo mercato era così consolidato e importante per gli allevatori del territorio che il decreto prefettizio del 28 ottobre 1918, che sospendeva i mercati di bestiame, contiene l’esonero dall’ordinanza militare di alcuni mercati della provincia di Padova e tra questi è indicato anche quello di Montagnana.
Verso la metà del mese di giugno, nella piazzetta del municipio e sotto i portici di via Prigioni (oggi via Cesare Battisti), si svolgevano le contrattazioni di compra vendita dei bozzoli. Il mercato si svolgeva per un giorno intero: veniva aperto con l’esposizione della bandiera alle 5 antimeridiane, veniva sospeso dalle ore 12 alle 15 e si concludeva alle 20.

In agosto, in concomitanza con la Sagra dell’Assunta, per tre giorni gli spazi fuori Porta Vicenza erano occupati da bovini ed equini: per gli animali condotti in quel luogo da negozianti fuori del distretto Montagnanese erano garantiti stallaggio e fieno gratuiti e i giorni della fiera le aree e gli spazi occupati dagli espositori erano esenti dalla tassa posteggio.

A fine settembre via Berga e le sue adiacenze ospitavano il mercato dell’uva che iniziava prima delle ore 7 con l’esposizione della bandiera e proseguiva con la presenza del capo/mercato e del pubblico pesatore munito di bilance e stadere del comune.

Nei mesi più freddi tra dicembre e gennaio, nei giorni di giovedì e di domenica, sotto i portici della piazza Maggiore erano esposti i maiali e le oche macellati. I membri della Commissione Fiere e Mercati provvedevano ad assumere il personale impegnato a scaricare gratuitamente le mezzene o i quarti di maiale o le oche posti in vendita. Ai migliori espositori di mezzene e di oche erano assegnate delle medaglie o dei diplomi d’onore come riconoscimento del risultato ottenuto dal loro allevamento e del valore della loro merce.

In tutti questi mercati, stagionali e non, i mediatori potevano accedervi solo se muniti di regolare licenza e se iscritti in apposito registro presso la Commissione Fiere e mercati.

La lista dei mediatori di bestiame accreditati presso il comune nel 1903 era di 70 persone alcune provenienti anche da Bologna, da Asiago, Bassano, Conegliano, Treviso, Venezia, Ferrara. Costoro erano vincolati a svolgere il loro compito solamente nel luogo stabilito e soprattutto erano vincolati a non fare incetta di merce a scopo speculativo.

Il capomercato, da parte sua, sorvegliava, allontanava chi non rispettava le regole e talvolta sanzionava chi manometteva o danneggiava la merce in vendita. A tale proposito, in un documento del 6 giugno 1918, con l’intestazione “Corpo Guardie Municipali”, si trova la denuncia al sindaco, sottoscritta dalla guardia municipale interpellata dal capomercato, di un mediatore T.G. “Che incettava ad opera di ignoti la foglia sul mercato per essere poscia spedita a Pressana, con serio danno degli acquirenti di questo comune”.

La denuncia evidenzia la preoccupazione per gli altri acquirenti rimasti senza il quantitativo di prodotto da comprare: il senso di equità che qui emerge aggiunge un ulteriore tassello al fatto che il “mercato” o meglio “i mercati” di Montagnana, cento anni fa, erano diretti con cura per garantire a tutta la comunità e all’amministrazione di far tesoro di ciò che il territorio metteva a disposizione.

Pubblicato inGenerale

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