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C’era una volta un treno a vapore

Lo vedo ancora, spavaldo, autoritario, tutto incipriato di nero fumo uscire dalla galleria del Ponte dei Santi ed attraversare furente l’ultimo pezzo prima della solita fermata.

Mi fa tenerezza e sembra perfino buffo, oggi, con quel pennacchio di fumo grigio, con quell’ansimare stanco sulle salite aspre e lo sfrecciare felice quasi veloce attraverso una pianura ormai verdeggiante.

Mi smuove ricordi assopiti e quelle stanche ore di treno mi giungono come dolci e riposanti.

Strideva con furore nelle fermate e dai finestrini appannati si intravedevano,  a mala pena, la piccola stazione ed il Capo con la paletta alzata con il suo immancabile fischietto.

Oggi si vola anche col treno , si va a 300 all’ora e non hai neppure il tempo e forse la voglia di guardare fuori senza voler sapere se son nati i primi fiori di primavera sugli alberi umidicci. Le stazioni si alternano, passano veloci e ti viene il desiderio di acquistare finalmente quel gelato a cioccolato che allora in terza classe non avevi potuto comprare.

E mi ritorna alla mente quella volta che quel furbo di treno non arrivava mai.

Avevo di fronte – me ne accorsi dopo – una ragazza dagli occhi chiari che, ad una mia quasi timida domanda,  rispose subito “…il mio nome? Vuoi conoscere il mio nome? mi chiamo Anna e vado da certi miei parenti nel Meridione”.

Oh voi ignari non potete sapere come era bella ogni che sorrideva e mentre mi guardava con quella infantile timidezza, ignara com’era, della sua bellezza. Aveva l’abitudine di toccarsi quei lunghi capelli biondi ed il ciuffo spesso tendeva a nascondere quegli occhi di un azzurro chiaro.

Parlammo a lungo, ridemmo spesso, a volte ricordammo.

Dopo poco eravamo amici, ci davamo del tu e ci dicevamo cose che riguardavano i nostri gusti musicali o qualche film che in quei tempi era già a colori. Quando arrivammo alle canzoni che ascoltavamo più volentieri, Lei mi guardò sorridente e rispose: “You are my destiny“. Ci fu un momento di imbarazzante silenzio, poi cominciammo a ridere fino alle lacrime.

Il treno complice andava più lento del solito.

Preso dal furor amoroso – come dicono quelli che parlano bene – volutamente le sfiorai le mani. Erano dita sottili,lunghe,morbide,vellutate. Dovetti guardarla così intensamente che ebbe un attimo di incredulità e di imbarazzo. Non le ritrasse ma disse emozionata: “Scendo alla prossima, sono ormai arrivata ed i miei parenti mi aspettano alla stazione.”

Restai ammutolito, avevo finito tutte le parole.

L’aiutai con la valigia, scese senza mai voltarsi anche se notai negli occhi un piccolo luccichio simile ad una lacrima che tratteneva a fatica. Dal finestrino la seguii con lo sguardo fino a quando potei, fino a quando non scomparve con quel suo civettuolo cappellino rosso.

Come è passato quel tempo! ed io come desidero, ancora oggi, prendere quel treno a vapore pieno di fumo nero ed acre, che fischia allegro per i campi e che malgrado ce la metta tutta sembra che non arrivi mai.

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Published inViaggi
  1. Marian Marian

    Un viaggio nel tempo che fu, molto ben descritto. L’approccio con Anna, dolce la descrizione dell’imbarazzo che era dei nstri tempi, dolce lo struggente addio senza parole. Nel turbinio dei sentimenti provati peccato che i protagonisti così presi da mille sensazioni non si siano lasciati un recapito…chissà quel trenome passato e loro lo hanno persi.

  2. Oliva Oliva

    Quante emozioni davano i viaggi su quei treni che pareva no arrivassero mai, si facevano conoscenze strane e belle . In quei percorsi che duravano ore ci si confidava aprendo il cuore ad estranei, era stupendo!

  3. lia ferrara lia ferrara

    Davvero bello, scritto benissimo e scorrevole, tenero e romantico. Ciò ho colto all’impatto, ma ogni parola scritta è un sentimento che contagia… un sentimento davvero provato, non potrebbe essere diversamente, per come descritto. Complimenti allo scrittore, all’uomo e al ragazzino, già tanto sensibile, di molti anni fa.

  4. maria cennerazzo maria cennerazzo

    Tenerissimo ricordo, la vita sarebbe una grande tristezza se non si capisse che ogni semplice gesto è una tenera poesia, essa è il dono per consevare il cuore bambino e non invecchiare mai…come una primavera che non sfiorisce..un’eterna giovinezza…

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