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Cinema Muto

Questo testo partecipa al concorso shottini del Penelope Story Lab

CINEMA MUTO

Erano entrati al Modernissimo per sfuggire all’afa di agosto, ma il caldo li aveva seguiti. Anche sullo schermo si sudava. Un deserto roccioso, un tipo strano, un’esplosione. Ma non era un film western. Tutti, intorno, ridevano.
Roberto guardò le gambe di Sergio: lunghissime, nude. Nella penombra poteva fissarle senza vergognarsi, senza fingere di puntare gli occhi altrove. Tirò fuori un foglio dalla tasca e scrisse a Sergio: sei bellissimo.
All’improvviso gli altri si coprirono le orecchie, chiusero gli occhi. Smisero di seguire il film. A poco a poco, infastiditi, si alzarono. La sala si svuotò.
Ora il tipo strano sullo schermo era a una festa, con un abito chiaro e una scarpa sola.
Sergio si voltò verso Roberto e scoppiò a ridere. Roberto non aveva mai smesso di guardarlo.
Non dissero niente, non a parole.
Dopo poco l’audio tornò, ma per loro il mondo restò muto.

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