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Claudio

“Tu sei padovano! E ti chiami Claudio…”
“No, sono del sud degli Stati Uniti …”.
Lui mi guarda con occhio sbilenco, come si aspettasse solo questo.
Intanto è il mio turno per la pizza al taglio.
L’uomo mi consiglia quella con le acciughe. La prendo ai peperoni.
Riattacca: “Sono Cooper!! Mi avrai visto suonare in giro. Suono tanto, pure a Padova! La chitarra, ma soprattutto l’armonica”.
Non lo vedo da mesi in città, sapevo che era in giro, e per non deluderlo gli chiedo se ha voglia di suonare qualcosa.
“Piacerebbe, però i pentagrammi mi fanno venire il mal di testa. Ora se leggo musica non ci vedo nulla e mi scoppia la testa. Un casino”.
Ha la faccia di chi vive per strada. Le dita consumate e dinoccolate di chitarrista in pensione. È quasi pazzo, ma in modo preciso.
“Vedi…” Riprende mentre addento il primo boccone.
“Ti dico un segreto. Se mi guardi bene, chi ti ricordo? Uno famoso.”
Ci penso un attimo fissandolo, e lui ricambia dritto negli occhi, come in posa. Mi rendo conto che per qualche motivo gli voglio bene: “Bob Dylan senza capelli?” dico.
Ride. Riprovo.
“John Mayall? Mickey Baker? Sonny Terry?”
Credo di fargli un complimento, sono tutti bluesmen, lui suona il blues, e lo suona da dio.
“Ma no! Ascolta.”, e si fa serissimo, “so che sembra strano, ma io nel ‘700 sono stato Mozart, nell’800 Grieg, nel ‘900 Louis Armostrong”, non avevo mai pensato si assomigliassero, prima d’ora, “e in questa vita sono nato Cooper. La chitarra non la prendo troppo seriamente: ho scritto Le nozze di Figaro, e anche Boogie Chillun… ma a questo giro dovevo riposarmi. E tu? A questo giro ti impegni o ti riposi?”
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Lui è un bianco che interpreta il blues come un nero. Si chiama Claudio Bertolin, è padovano, ha 71 anni ed è considerato una figura storica del Blues italiano. Ancora oggi il suo nome č associato a coloro che, tra i primi in Italia, contribuirono a diffondere il Blues: il texano Cooper Terry ed il chitarrista romano Roberto Ciotti. Con entrambi alla fine degli anni ’70, ha avuto modo di fare varie tournee in Italia e nel resto d’Europa. Dopo un inizio da armonicista ha continuato la sua carriera musicale prediligendo la chitarra, ma mantenendo intatto il feeling con l’armonica in ogni sua esibizione. Riesce infatti, come pochi, ad interpretare il Blues con l’intensità di una voce che lui stesso considera lo strumento principale. Ha suonato con molti bluesmen di fama internazionale (tra gli altri Eddie C. Campbell e il mitico Sonny Terry) e si è esibito come apertura ai concerti di artisti del calibro di Pino Daniele, John Mayall, Mickey Baker ed altri. Il repertorio spazia dal Blues delle origini (tipico delle regioni del sud degli Stati Uniti d’America) al blues elettrico che contraddistinse, fin dagli anni ’40 e ’50, la scena musicale di Chicago.

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