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Concerto

… le note della chitarra si diffondono nel tramonto come venissero da un lontano passato; la tromba le si affianca in una sorta di malinconico richiamo e riprende la chitarra sul pizzicato di una corda sola mentre il mare sullo sfondo danza al ritmo fantastico di un concerto sussurrato nel respiro di due anime che si sono appena baciate e parlate da anima a cuore a corpo senza profferire parole.

Il sole scende lento dopo le fatiche di un giorno senza tregue; ha tentato, ha tentato come un matto di riscaldare quell’aria rigida di un inverno freddo oltre ogni dire senza riuscire neppure ad avvicinarsi al calore di quei corpi che si sono amati, stretti con passione, accarezzati e spinti al di la di ogni sogno materiale.

Hanno fuso ogni senso dei dieci costruendone uno divino e trascendente che li ha portati al diapason della stanchezza ed all’apice di ogni piacere ed ora, mentre spossati si guardano negli occhi che brillano d’amore, lui, il sole, si è arreso e lentamente scende a spegnersi nel mare.

La notte avanza piano ingioiellandosi di stelle: si accende Betelgeuse di un azzurro paradisiaco, le fa eco Vega di un bianco virgineo e profondamente casto mentre la rossa venere accende infuocati desideri a farsi largo lungo la pelle ed i muscoli di chi ne prende lo spunto malizioso e scorre con la mano la pelle sudata ed amata: si slega la cintura di Orione: sorge ed è profumata, è delicata e vellutata al tocco; vibra quasi di vita propria, ne sentono l’intima passione lentamente risvegliarsi mentre la luna sbianca celando il proprio pudore dietro una nuvola che, a nascondere imbarazzi celesti, corre a proteggere i due amanti.

Un sussurro di Eolo scompagina le tende alla veranda; i rami si tendono di interesse seguendo il crescendo musicale di un concerto di sospiri, di affanni e di sussurri e grida e mugolii che fanno da contro canto alla chitarra che adesso spazia lungo un pentagramma soliloquio con un piano protagonista senza tempo a violentare il ritmo improvvisamente in crescendo: lei si alza sul busto e lo guarda, lui la stringe forte al petto, le gambe si intrecciano ed i sessi si uniscono in quell’amplesso rinnovato da cui rifuggono persino le stelle troppo invidiose da tanto ardore da gemere: come se un buco nero le avesse attratte e cooptate nella sua immensa gravità.

Corre il cielo nella notte di una tromba che modula sensazioni musicali a rinfrescare il sonno ristoratore improvvisamente calato su quelle due anime felici.

Tace per rispetto la chitarra, il flauto delicato e suadente recita la sua parte come rilassato e distratto; il fruscio della puntina sul vinile racconta di una fine prossima a venire: un sussulto improvviso e riprende maestosa la chitarra, segue imperioso ed a ruota il clarinetto con il piano in controverso e la tromba a decidere chi vivrà e chi morirà nel tempo di questa alba misteriosa e magica che fende un notte a finire in cui i piatti tengono un tempo cadenzato e mellifluo.

Lei mormora qualcosa nel sonno mentre lui in un dormi veglia profondo come non lo era mai stato prima la bacia delicatamente sulle labbra e sogna il che di un fantastico ed improbabile divenire.
Ad est il nero vira lentamente al blu, all’azzurro, al celeste quasi bianco; nella stanza ogni cosa riprende i propri contorni e colori mentre il tac del piatto anticipa solo di poco le palpebre dei due amanti svegliati dal suono del silenzio improvviso e dalla mancanza di quelle magiche note ad aver fatto da amaca al loro amore rubato agli attimi frenetici di una vita altrimenti ed altrove spesa.

Aranjuez: lei riavvia il giradischi e le note si diffondono calde e misteriose; si baciano e si stringono, i cuori battono all’unisono: non sanno quando, dove e come si rivedranno, ma sanno che quella chitarra li terrà uniti.

Escono tenendosi per mano nel giorno oramai fatto; nella camera abbandonata la tromba lascia alle lenzuola ancora calde e sparse il proprio messaggio …

quello di una eternità senza fine!

nella foto di copertina: Paco de Lucia

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