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Confessione a Roma

Potrebbe apparire strano, bizzarro, sicuramente insolito che un ragazzo di quarto ginnasio potesse essere così curioso, così entusiasta per tutto ciò che risultava nuovo, diverso dal solito.

Le città, le strade, le piazze, i palazzi e tutte le persone provenienti da altre zone ed ambienti mi esaltavano, per me era un mondo nuovo tutto da scoprire.

Così accettai senza riserve, anzi con entusiasmo, la proposta di partecipare ad un Congresso di Studenti Cattolici a Roma.

Partii da solo in treno verso la storica, immensa, babelica città eterna.

Permanenza tre giorni presso la Domus Pacis.

Mi aspettavano tanti miei coetanei provenienti da tutte le città italiane e raffinate relazioni di intellettuali famosi e di monsignori impegnati nella difficile arte del proprio magistero e perfino uomini politici dai visi conosciuti.

Il tema, la Dottrina Sociale Cristiana.

Giornate impegnative. Ogni pomeriggio divisi per gruppi di lavoro discutevamo sugli argomenti del giorno. Ogni mattino, dopo la SS Messa, ci aspettava una grande aula a forma di anfiteatro che conteneva alunni, invitati, giornalisti accreditati, politici.

Il primo giorno c’era il tutto esaurito.

Gli studenti collocati nelle postazioni superiori, gli altri con posti assegnati fino a giù verso il palco che conteneva gli addetti ai lavori.

C’era un frastuono infernale a cui seguì un improvviso silenzio e poi un canto che aumentava di tono man mano che andava avanti, diceva tra l’altro : “…siamo arditi della fede,siamo araldi della croce, al tuo cenno alla tua voce,un esercito marciar …” .

Seguirono gli immancabili cori di ” Viva il Papa “.

Io intanto facevo la mia figura con il mio Montgomery nuovo color nocella e con i capelli sempre indecisi tra la linea umbertina ed i capelloni.

Aveva la parola Il Presidente dell’Azione Cattolica, Vinci. Si diceva che faceva una coppia invincibile con l’Assistente Spirituale Mons. Nave. Inutile dirlo tutti gridavano “Vinci con la Nave” ed era un unico batter di mani.

Ero riuscito a forza di gomitate a prendere un posticino verso la metà del semicerchio.

Non c’era un posto disponibile, mi guardavo estasiato in giro quando fui richiamato dalla voce di un prelato vestito di rosso che con tono di chi è abituato al comando mi dice: “Ragazzo, guarda se da quella parti c’è un posto o due liberi “. “No, mi dispiace – rispondo – Son tutti posti riservati a personaggi importanti. Io non dovrei essere in questa fila.”

Arrivò un signore dell’organizzazione e lo accompagnò niente di meno che al palco degli oratori.

La sera presso la Domus Pacis raccontavo l’accaduto ad un amico ed indicavo con la mano tesa la persona che stava passando. L’amico lo vidi indeciso se farmi cacciare via o abbracciarmi e con un fil di voce mi rispose: “Ma quello è il Cardinale Giuseppe Siri Arcivescovo di Genova”

Ero sul punto di svenire, che figura !!!

Dovete sapere che il Cardinale Siri era quel Cardinale che si dice (e pare sia vero) che fu eletto Papa con il nome di Gregorio e dopo poco tempo fu costretto a dare le dimissioni.

Si disse, per evitare che in Russia si desse luogo ad un eccidio di cristiani in quanto il Cardinale era considerato il più anticomunista dei nobili prelati.

Adesso che ci penso accanto al Cardinale Siri c’era un altro grande da me non notato immediatamente, il Cardinale Ottaviano degli Ubaldini che (in seguito seppi) insieme rappresentavano la massima espressione gerarchica della nostra Madre Chiesa.

Finì che mi confessai da un prete di parrocchia e me la cavai con cinque Ave e Gloria ed un Credo recitato in latino.

Le vie del Signore è vero sono infinite, ma io per disposizione naturale, per tendenza istintiva o per incapacità latente scelgo sempre quella sbagliata.

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