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Confessione

sono morta e rinata talmente tante volte che se mi guardo indietro non riesco a comprendere chi in realtà io sia stata veramente.

non riesco a decodificare i comportamenti, le reazioni spontanee e derivate, le situazioni cercate e volute e quelle capitate per caso, per un ironico scherzo del destino. non sono più capace di discernere me stessa dal personaggio che ho interpretato negli anni, nel mondo.

per chi l’ho fatto? quando tutto questo mi ha salvata e quando mi ha dilaniata?

ci sono periodi interi che ho rimosso completamente e potrei giurare che sono stati i più felici della mia vita. l’odore dei miei figli, gli anni in cui erano piccoli, i viaggi, le domeniche normali, leggere.

potrei fare appello alle fotografie, ai quaderni scritti di getto, pagine e pagine di parole mai rilette, eppure sono certa che anche in quei racconti ed anche in quelle immagini, scoprirei la mano di una donna sperduta e l’occhio di chi è abituato a vedere solo attraverso una lente, quella del dolore.

chi è abituato ad essere infelice non si ritrova nella felicità.

diventa irrequieto, pervaso da una smania a cui non riesce a dare un nome. la leggerezza apparente diventa il lenzuolo bianco che cela gli scavi archeologici della propria vita.

e così, senza neanche accorgersene, comincia la spasmodica ricerca di qualcosa che non va, vecchie o possibilmente nuove ferite.

colpe, meglio se altrui, dolori imperdonabili, strappi che non si ricuciono.

deve esserci la fregatura, qualcuno o qualcosa porterà via per sempre questo senso di sicurezza e di serenità.

se cerchi bene potrai già coglierne i segnali. e li trovi, sempre.

se guardo indietro, questa è l’unica costante.

il meccanismo di autolesionismo, il conflitto tra l’aspirazione alla felicità e l’operosa demolizione delle condizioni che la rendono possibile.

quante volte ho annaspato in questo mare, quante volte sono arrivata ad un passo dal lasciarmi andare, senza muovermi, sempre più in profondità, fino a toccarne il fondo.

la luce tremola sulla superficie dell’acqua, i riflessi degli alberi danzano e si mescolano al suono offuscato e distorto delle persone fuori, sane, in salvo.

l’acqua è il mio elemento naturale, il mio posto sicuro, in cui mi sento veramente me stessa, senza responsabilità, senza convenzioni, senza peso, leggera.

del mare, la sua immensità, la mia casa.

a quarant’anni questo mio mare dentro è diventato poco più di una vasca da bagno, svuotato a secchiate da mani sempre più ansiose e precise.

i bagni sono sempre più rari e le risalite dal fondo più veloci e piacevoli.

il meccanismo è arrugginito e si intoppa di frequente. mi piace osservarlo come si guarda alla vespa del nonno, qualcosa di familiare e nostalgico che appartiene ad un tempo passato che non ci riguarda più.

ho imparato a riconoscere i miei limiti e le modalità che metto in atto e che, a volte, trascendono ogni mio controllo.

a volte, ma sempre meno.

osservo con tenerezza e frustrazione le donne e gli uomini della mia generazione, così immobili, mausolei della loro infanzia serena.

privilegiati inconsapevoli, fermi nel loro guscio da latte. il disagio genera il cambiamento, il dolore l’empatia. parole che fanno eco in una valle sorda. a volte mi aggiro tra loro come una presenza cosciente e solitaria.

la mia mente accoglie la loro incoscienza, la mia pancia rifiuta la loro distanza.

sperduta ma senziente, provata ma non ancora anestetizzata.

mi sono costituita, consegnata disarmata, senza segreti o ombre, senza giochi e meschinità. scavata, ricostruita, rasa al suolo, inondata, svuotata, riempita di sogni, pervasa di sorrisi.

libera.

l’amore, la bellezza del mondo, la vita che cresce e che vince, il suo sguardo che sembra non aver mai guardato altro al di fuori di me.

lui che è terra sicura per me che sono così sottile.

f come felicità.

nell’immagine: quello che vedo dalla finestra mentre scrivo

Pubblicato inGenerale

1 commento

  1. Mario Martello Mario Martello

    Non si può passare accanto ad uno scritto di Verena e andare oltre. Come non indugiare di fronte ad una vetrina ottimamente allestita ed animata da soggetti assolutamente interessanti? Mi piace come scrive e soprattutto il suo essere Vera, profondamente Vera. Sei tirato dentro alla realtà che attraversa o che ha attraversata e sei portato ad immaginare quella che forse vorrebbe o potrebbe attraversare. Grazie Verena per queste sorsate di genuinità, proposte in modo così amabile. M.M

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