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CONTASTORIE

Conoscete la mia passione per i Cantastorie. Oggi ho fatto una escursione in una località della mia città chiamata Stimpato.

Volevo raccogliere i capperi. La difficile salita mi ha indotta spesso a fermarmi. Ho goduto appieno del panorama della mia Reghion (un tempo, quando era colonia della Magna Grecia, Reggio si chiamava così. Vuol dire ” rottura”per via dei terremoti . Un tempo, quando i continenti e le terre erano uniti, Pangea, Reghion era attaccata a Zancle, l’odierna Messina).

Nel silenzio che mi circondava ha fatto capolino nella mia mente questa Storia.

Per un attimo, un solo attimo, mi trasformerò in Contastorie (“conta” e non “canta”) e proporrò la leggenda da me inventata per intero, o come facevano gli antichi menestrelli inserirò un pezzetto di favola sotto ogni immagine.

Ovviamente la favola è completamente inventata e la storia di Reghion e Zancle riveduta e adattata.

La motivazione? Per Amore, solo per Amore.

 

Zancle vista da Reghion

 

“Il Cappero e la Storia d’Amore della bella Reghion e del valoroso Zancle.”

di Marina Neri

Come c’era arrivata sin lì? Non lo ricordava più. Anni, secoli, millenni? Qual era stata la sua prima lingua? Eppure comprendeva il greco, l’arabo, il fenicio, persino quello strano suono melodioso che chiamavano dialetto.

Sapeva che la sua storia cominciava così:
C’era una volta una bellissima fanciulla. Reghion era il suo nome. Nello sguardo aveva il mare e nei capelli la luce del sole .

Come onde fluttuanti erano le sue vesti, blu cobalto come le profondità che amava guardare, in attesa perenne di un amore lontano che la venisse a rapire.

Ruggiva il mare una notte.

Caparbio frustava gli scogli, insinuava la schiuma rabbiosa entro pertugi, entro grotte, risucchiandovi sabbia dorata. Cercava un tributo, un’anima bella, voleva anche lui amare una stella. Nessuno capiva quel grande dolore, il pianto del mare si nasconde dentro il fragore. L’ira di un dio si abbatte potente, trema la terra, s’ innalza l’onda, distrugge, cancella, sgretola case, annienta la gente.

Reghion impaurita guardava lo scempio, dinanzi a lei nel gorgo infernale scompariva il ricco, il povero, il buono e anche l’empio.

Riverso, ferito, giaceva Zancle.

Il giovane aitante chiedeva aiuto ormai con flebile voce. Il mare impetuoso aveva aperto su di lui le fauci immense. Reghion corse su quella spiaggia, sottrasse quel corpo ai denti affilati, donò il suo calore a quelle gelide membra :_’vivi!_ gli disse:_mio giovin signore!_

La vide spendente, dama di Sole, in quelle macerie, sopra l’umano dolore, nasceva l’amore. Corsero i due innamorati, unite le mani per sfuggire a un tragico fato. Che lingua ha l’amore? Perché quel mare infingardo non comprendeva le loro parole? Ghermì con artiglio di sale l’amato cavaliere. Lontano, verso gli abissi portò quel suo corpo lucente…

Nessun futuro chiamava più la voce dell’amante.

Corse Reghion verso il suo aspro monte. Cadde, si rialzò, pianse, la sua luce si spense.

L’amato Zancle il mare invidioso aveva portato lontano da lei.

Stremata cadde sulla nuda roccia. Voleva lasciarsi morire.
Ma il Signore del Tempo che il destino degli umani non può cambiare, decise di donare a Reghion il suo sogno d’Amore.

Trasformò la fanciulla e il suo cavaliere in una pianta di Vita, capace di intrufolarsi con forza tra le rocce sbriciolate, di attecchire sulle pareti scoscese, di resistere alle intemperie e ai dolori , di dar loro le spine ed i fiori, l’immensa beltà di tutti gli amori.

Si schiude il fiore di Reghion e di Zancle a guardarsi per l’eternità, uniti un sol giorno e poi per sempre uno di fronte all’altra.

Luccicano le lacrime dei due amanti, mentre il vento porta lontano il canto delle sirene .

In ricordo di quell’Amore ogni anno nasce il cappero. Dentro di sé ha il sole, ha il mare, ha il bruciore delle lacrime di chi sa rinunciare per amore.

Dentro di sé ha il salmastro della Storia, il sapore acre delle sconfitte e la carezza del Tempo che lenisce ferite e rispolvera grandezze.

le foto sono di Marina Neri

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