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Da Pozzuoli

CONTAME IL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Sono ormai anni che vivo fuori dalla città, la bella Napoli dentro la quale, almeno una volta la settimana, non mancavo di immergermi tra vicoli, piazze e quel Lungomare incantato che brulicava di bambini, uomini, donne, anziani in cerca di quel contatto vitale, quell’abbraccio inevitabile con il mare, oggi un insolito e sconosciuto deserto.

Vivo a Pozzuoli, cittadina cuore della zona Flegrea con una costa che vista dal mare sembra un presepe proteso verso il mare, tra laghi di origine vulcanica, resti romani e testimonianze storiche su terra e sottomarine, un porto semplice dove si riposano, oltre ai traghetti che garantiscono i collegamenti con le isole, decine di pescherecci dai quali, quotidianamente, pescatori dalla pelle bruciata dal sole, offrono in vendita il pescato della notte.

Anche qui silenzio e deserto tra terra e mare con uno scenario immutato di Procida e ISCHIA che mi sembra poterle toccare con mano.

Pochissimi i traghetti che solcano il mare anch’esso desertificato per l’occasione.

Sono tra i fortunati che riescono a guardarlo quel mare e parte delle due isole nel punto in cui si guardano, quel canale che dal mio terrazzo di casa che, in questi giorni, è diventato spazio vitale, punto di osservazione e contatto di anima e cuore.

La prigionia è poco sofferta perché già la mia vita normale, da anni, è fatta di pochi spostamenti, in prevalenza per attività del giornale e quelli dedicati agli incontri con gli amici, i familiari e le continue riscoperte di luoghi abituali che non si finisce mai di conoscere meglio, approfondire e ammirare.

La scrittura, come sempre, è capace di portarmi in giro per il mondo interfacciandomi anche con persone, mai conosciute fisicamente, ma entrate ormai, attraverso quello schermo, a far parte della mia vita in un continuo confronto su tutto, per una ricetta nuova da scoprire e parlare dei temi della vita, oggi più che mai oggetto dei nostri incontri.

Da quando sono in quiescenza poche volte mi è mancato di vedere l’alba sorgere e udire i primi cinguettii o i miagolii dei tanti gatti.

Puntuale alla mia scrivania e a quel p.c. finestra sul mondo da qualche giorno indispensabile mezzo per immergermi tra scenari meravigliosi e anche i poco edificanti, un modo di scendere in quella piazza virtuale tra bella e brutta gente, oggi come per incanto con una visione più umana, ovviamente non considerando i soliti disfattisti di mestiere e loro fans.

Il solito the verde con pochi biscotti tra un telegiornale ed un altro e poi ad ammirare quello spicchio di acqua che accarezza le punte estreme delle due isole.

Anche il mare in questi giorni sembra essersi adeguato al clima generale, quel silenzio che in tanti anni della mia vita non ho mai ascoltato.

Mi piace cucinare inventando qualche ricetta che quasi sempre non si ripeterà più perché la fantasia supera abitudini e memoria, sarà che mentre sono ai fornelli la mia mente lavora su ciò che scriverò, su ciò che amo raccontare e anche incazzarmi.

Sarà il vivere fuori del contesto cittadino, la voglia di arrivare a quanti pazientemente mi leggono, non avverto granché quella mancanza di libertà di movimento fuori dalle quattro mura di casa che qualcuno saggiamente paragonò alla mancanza d’aria, se non fosse per i ragazzi straordinari della redazione che incontro più volte al giorno in chat con lo stesso entusiasmo e voglia di esserci.

Finirà come tutte le cose brutte o belle della nostra vita, terminerà quella costrizione, per i più soffocante, torneremo alla nostra vita con tanti, forse troppi, problemi ulteriormente aggravati, raccoglieremo i cocci e rimargineremo le ferite, ma nulla sarà come prima, forse migliori perché quella voglia di cantare fuori dai balconi, dalle terrazze, quell’inno che sembrava appartenere unicamente agli stadi nelle grandi occasioni, è un segnale di maggiore coesione, di maggiore unità e varrebbe la pena guardare a domani con occhi diversi.

Con tanto ottimismo.

nell’immagine: Procida e Ischia viste da Pozzuoli

Pubblicato inLuoghi del Cuore

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