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Dalla finestra

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Abito in corso Vittorio Emanuele da quando sono nato, osservo il mondo in movimento dalla mia finestra da sempre.
Il cielo è azzurro stamane, l’aria è persino tiepida, non sembra gennaio.
Dalla mia finestra osservo il mondo e la vita mi scorre davanti come un film già visto: bambini varcano il portone per andare a scuola, uomini e donne in procinto di andare al lavoro, qualche ambulante che spera di vendere porta a porta, strade affollate di auto e mezzi, traffico perenne. Tutto uguale ogni giorno.
Sorseggio il mio caffè, a occhi chiusi mi godo quel timido raggio di sole che in pieno viso preannuncia sereno. Basta a rendere felice la vita di un ozioso anziano che spera di trovare un buon motivo anche oggi per riempire giorni sempre uguali.
Una volta ero anche io tra quelli che si affrettavano, sempre di corsa e mai in tempo per andare chissà dove. Oggi sono fermo e penso di avere sprecato tutto quel tempo senza mai guardarmi davvero intorno, così cerco di recuperare il tempo perduto.
Guardo il palazzo di fronte, l’architettura, lo stile pulito, persino anonimo con quelle finestre tutte uguali e sempre chiuse. Chissà se in quelle case abitano persone felici. Me lo chiedo sempre.
L’ambulante è ancora in attesa, ha suonato ai citofoni ma sembra che nessuno abbia voglia di aprire. Il mio caffè è quasi finito e sto per andare via quando al secondo piano si aprono le imposte. Incuriosito indugio e, come una visione, all’improvviso, appare lei.
Una donna di servizio, in grembiule grigio, ha aperto le imposte per far entrare l’aria fresca del mattino ma le ha richiuse immediatamente. Forse è stata lei.
Osservo ancora e la vedo bene. Ferma in piedi dietro ai vetri, avvolta in un candido accappatoio. È giovane, non riesco a capire l’età, ha l’aria malinconica, chissà perché. Non sembra rivolgere lo sguardo in nessuna direzione, sembra persa in chissà quale pensiero.
Indugia poco e poi alza lo sguardo. Mi ritraggo. Non vorrei che pensasse a un vecchio sporcaccione e guardone. Forse non mi ha visto, sospiro con sollievo ma non vado via.
Mi sistemo meglio dietro la tenda, voglio mimetizzarmi perché quella donna mi attrae, non l’ho mai vista nemmeno in giro a passeggio. Sono curioso, voglio scoprire qualcosa ma non so nemmeno io cosa.
E mentre sto lì a indugiare nei miei pensieri accade una cosa inaspettata.
Languida e sensuale si siede sul bordo del letto ancora disfatto, si intravedono coperte candide ma il letto disfatto lascia intuire di sonni non proprio tranquilli.
È ancora seduta, è ferma, è immobile quando lascia scivolare il soffice accappatoio che le scopre le spalle. Solleva i lunghi capelli che aveva disciolti e li porta su, li avvolge sapientemente con le sue mani affusolate e candide e li ferma con una forcina avvolgendoli in una morbida crocchia. E allora che appare la schiena nuda, perfetta, sensuale, bianca.
Rimango ammaliato. Fermo come una statua trattengo il respiro mentre sento il mio corpo scosso da un fremito che mi percorre la schiena fino ad arrivare violento giù nelle viscere. Mio Dio, da quanto tempo non accadeva! Avevo persino dimenticato di essere vivo.
Nascosto dietro al tendaggio ho quasi timore di essere visto e che la magia finisca.
Ma lei è ancora lì, con quelle spalle perfette e nude, si spalma una crema. Le mani percorrono il corpo, le immagino sui seni sodi, sul ventre piatto sulle gambe tornite.
Sono tutto un sussulto.
Trascorre qualche minuto, sembra sempre persa nei suoi pensieri. Poi si alza, si avvolge nel suo accappatoio ed esce dalla camera. Qualche istante dopo rientra la donna che si occupa della casa e apre le imposte chiuse imperiosamente prima e comincia a sfaccendare.
L’incanto è finito ed io sono scosso. Non riesco a non pensare a quella immagine paradisiaca, mi sembra di sentire l’odore della sua pelle di seta, le mie mani percorrono il suo corpo perfetto ne disegnano le curve con le dita, il mio viso affonda nei suoi capelli di seta, le mie braccia le cingono le spalle e la avvolgono fino a stenderla sul letto per abbandonarsi all’amore. Tutto il giorno a fantasticare, non riesco a smettere di pensare a lei. Da quanto tempo abita lì? Dove sarà adesso? Cosa starà facendo?
E non so nemmeno chi sia.
Ho provato a chiedere ma non voglio destare curiosità o sospetti. Mi sono limitato a indagare in modo innocente.
Per tutto il giorno sono vivo dentro come non lo ero da tempo. Per tutto il giorno saltello da una stanza all’altra e, di tanto in tanto, faccio capolino nello studio. Spero di vederla ma le imposte restano chiuse.
Mi sento un liceale alla prima cotta. Sono persino felice ma per cosa poi?
Ho amato mia moglie per tutta la vita, quando se n’è andata avrei voluto morire. La mia vita si era fermata e lei, la sconosciuta dai lunghi capelli, all’improvviso una mattina di gennaio mi ha riportato in vita. Dovrei sentirmi in colpa e invece non è così. Perché?
Vado a dormire ma il mio sonno è agitato, non trovo pace. Mi alzo di buon’ora e spero che il miracolo si ripeta.
E accade. Puntuale.
È stato così che è cominciato tutto.
Il nostro rituale del mattino. Io la guardo e lei si lascia guardare.
Ormai so che lei sa e ne sono compiaciuto. Lo sapeva anche quella mattina quando ci siamo incontrati per la prima volta.
Si siede tutti i giorni sul letto disfatto, lascia che il suo corpo resti scoperto per offrirlo a me spettatore privilegiato, spettatore non pagante che da quella finestra non consuma ma gode tutta la bellezza di quel corpo perfetto.
E lei lo offre in tutto il suo candore, si lascia accarezzare da quegli occhi che bramano carne, si lascia accarezzare da quello sguardo che vorrebbe altro da lei.
Quei pochi minuti cancellano i segni di una notte dove c’è stato tutto tranne l’amore, cancellano quelle mani avide che hanno percorso un corpo alla ricerca del piacere, che lo hanno preso ma non ne hanno dato.
E quella scoperta è stata un pugno in pieno viso. Perché?
La tristezza nei suoi occhi, ora so.
Ci siamo incontrati ieri. Indossavi un cappotto rosso, rosso come la vita che ti esplode dentro e nemmeno lo sai, rosso come le giornate che hai colorato nella mia grigia vita. Non lo saprai mai, mi hai reso felice, dopo tanto. Sei stata la vita vera quando ormai la parabola è discesa, tu, prorompente e generosa.
Ci siamo guardati e mi hai sorriso. I miei occhi hanno urlato “mai più”!
So che quello è stato un addio, da domani quella finestra non si aprirà più.

Pubblicato inAmore

2 Commenti

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Bella!

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