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Dall’Ombra alla Luce: Il Mio Viaggio Musicale alla Vita

 

CONCORSO LETTERARIO

Sin dalla tenera età, la musica è sempre stata il mio fido compagno, un rifugio sicuro dal tormento che mi circondava. Là dove le parole si rivelavano impotenti e l’amore familiare una chimera, la musica si erigeva quale faro di speranza nel mio convulso universo. La violenza che mio padre scagliava su mia madre era una realtà quotidiana, così come l’assenza di una famiglia sul quale poter fare affidamento. Eppure, tra le pieghe dei versi e l’armonia delle melodie, trovavo conforto.
Fra le infinite canzoni che ho ascoltato, c’è un brano che risuona dentro di me come nessun altro: “Mary” dei Gemelli Diversi. Una canzone che sembrava esser stata composta per la mia stessa anima, descrittiva della mia esistenza distorta.
Nel testo, Mary è una bambina divisa tra opposti estremi di realtà, simbolo stesso di un tumultuo interiore. Mary, come me, aveva visto fin da subito l’oscuro volto che la vita può mostrarci, un’esistenza precaria tra le rovine, un cammino tortuoso su sentieri costellati di spine.
Sostenere una vita spezzata da un simile passato non è impresa da poco. Il cammino verso la riconciliazione è disseminato di ostacoli e bivi misteriosi. Eppure, c’è un filo di speranza nel terribile scenario che ho vissuto. Come afferma la canzone, oltremisura alle barriere architettoniche e agli ostacoli di questa fredda città, ho scoperto nuovi sorrisi.
In effetti, la musica, di varie sfumature e ritmi, mi ha concesso la capacità di guardare oltre, di scavalcare i muri dell’angoscia e della disperazione, di intravedere l’alba dopo la tempesta notturna. È diventata per me una sorta di bussola energetica, circumnavigando gli attriti della vita, rimanendo costantemente in rotta verso l’isola nascosta di pace interiore.
In definitiva, la musica è stata il mio faro nel buio, il mio scudo contro gli attacchi devastanti della vita. Non solo mi ha dato la forza di sopportare, ma mi ha anche dotato dell’impulso per andare avanti e scoprire nuovi sorrisi oltre i muri della disperazione; e proprio come Mary, sono riuscito a trovare la mia via nel vasto labirinto che chiamiamo vita.
A differenza di Mary, non avevo la forza di abbandonare la mia terra natia. Nonostante il freddo che la avvolgeva, rimanevo ancorato a quei luoghi, affrontando la gelida indifferenza di mio padre. Ogni incontro con lui era un’ulteriore dimostrazione della sua immutabilità, della sua ostinazione nel rifiutare di cambiare.
Immerso in un tale contesto, decisi di cercare il mio percorso, come Mary aveva fatto prima di me. Ricercavo la mia identità, non solo come scrittore ma anche come creatore di musica. Facevo mia la musica, avvolgevo le parole con melodie avvolgenti, espressioni ardenti della mia anima irrequieta.
Un pezzo in particolare, “Vuoto”, scritto da me, rispecchiava il mio tumultuoso stato d’animo. Composto circa due anni fa, era un’immagine nitida della mia vita, un ritratto grezzo e spietato della mia esistenza. Parla di una cornice vuota, mancante di un elemento fondamentale – una famiglia. Una visione che scandiva il ritmo del pezzo, sottolineando l’assenza di un legame vitale. “Perché una famiglia”, così dicono le barre del testo, “non c’è”.
Ma nonostante tutto, non mi sono arreso. Ho trovato la forza per continuare, per creare, per esprimere la mia essenza attraverso le mie opere. La musica riempiva il vuoto, e le parole tracciavano il mio percorso, portandomi avanti nella vita, trasformando i miei sogni in realtà.

foto di copertina: il gruppo musicale Gemelli Diversi

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