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Debiti

Se dovessi pagare, in moneta sonante, tutti i debiti che ho contratto con coloro che mi hanno emozionato, non mi basterebbero due vite. Ho incamerato un patrimonio immenso a cui attingo, sistematicamente.
Nel mio forziere immaginario conservo una immensa fortuna fatta di volti che ho incrociato, di occhi che mi hanno guardata, di storie che mi sono rimaste dentro.
A chi potrò lasciare un’eredità così corposa? Chi apprezzerà un tesoro così inconsistente?
Mi chiedo spesso se questi debiti è giusto farli pesare ad altri, se non è pretesa caricarli, emozionalmente su chi, non avendoli provati, avrà difficoltà a comprenderli.
Nel mio tempo ho provato a pagarli questi debiti cercando, con le parole, di restituire, attraverso quello che scrivo, le stesse emozioni che ho provato io ma, come descrivere la bellezza dell’amore?
Il dolore di una perdita?
La gioia della felicità?
La malinconia di un rimpianto?
La gratitudine dell’amicizia sincera?
La spensieratezza della gioventù?
Sarò stata capace di scrivere tanta vita? Tutto il bello che mi è stato donato? Anche il dolore ha una sua bellezza perché ci costringe a scrutarci dentro, ad analizzare le nostre risorse di sopportazione e la resistenza ai colpi negativi.
Scrivere di altri ci obbliga alla nuda verità, ci costringe all’onestà dei ricordi e del rispetto per chi non può più smentirci.
Sento spesso l’obbligo di ringraziare mentalmente chi mi ha lasciato un po di se, chi ha mi arricchita di piccoli pezzi di tempo vissuto e non finirò mai di essere grata a chi, leggendomi, ha provato una ( anche piccola ) emozione. Sarà questo il mio tentativo di onorare i debiti contratti.

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