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Destini diversi

 

Oggi, su RAI3, Gian Antonio Stella ha presentato il suo nuovo libro ” Diversi ” che parla di persone diversamente abili.

Sono tornata indietro nel tempo, nella mia città, nel mio quartiere, nella mia scuola elementare.
Io e Lei abbiamo avuto nome uguale e destino diverso.

Io crescevo senza intoppi, imparavo di tutto e avevo una curiosità sfrenata per tutto quello che mi circondava.

Lei no. Lei era nata col freno tirato, camminava incerta, parlava male e il suo sguardo esprimeva poco.

Nella classe che condividevamo era presa di mira da tutte le bambine che non capivano la sua condizione.

Io si, io la capivo. Ci avevano pensato i miei genitori a spiegarmela e mi avevano raccomandato di aiutarla quando si sarebbe trovata in difficoltà. Succedeva continuamente. Lei era sempre in difficoltà. Le maestre di sostegno non erano comprese in quell’Italia dissanguata del dopoguerra, esisteva solo l’ottusaggine e l’gnoranza di tante persone che, non comprendendo il dramma di quella povera anima ,le avevano affibbiato un aggettivo dispregiativo ” Babba ” in messinese vuol dire scema, tonta, ritardata.

Lei assimilò questo nome che la differenziava da me e, ogni volta che il nostro nome veniva pronunciato era proprio quel ” Babba ” che ci distingueva.

Vissi male quella cattiveria che le imposero, mi ribellai come solo una bambina impotente poteva fare, piansi e feci a botte con chi si divertiva a maltrattarla e mia madre dovette intervenire più volte e riportarmi a scuola.

Angela fu ritirata. Non venne più a scuola e per molto tempo sparì. Si disse che l’avevano messa in un istituto.

Tutte le volte che passavo nei pressi di casa sua sbirciavo dentro ma lei non si vedeva.

Un giorno, ci fu un temporale molto forte e dalla casa di Angela si sentirono urli disperati. La gente accorse per aiutare, anch’io arrivai trafelata e vidi Angela, terrorizzata seminascosta sotto il letto. Mi avvicinai impaurita, non somigliava più a quella bambina che conoscevo, un po svagata e lenta nell’apprendimento.

Ora era ” Diversa ” Il danno era stato fatto.

Si era trasformata in una povera bambina traumatizzata. La tenevano nascosta per la vergogna, non parlava più, emetteva suoni incomprensibili. Istintivamente l’abbracciai, la tenni stretta a me e lei mi riconobbe.

Disse il mio nome a stento ma lo disse e nessuno, quel giorno riuscì a separarci. Nel quartiere partì una gara di solidarietà, si cercò un medico specialista ma Angela aveva perso anni importanti, cure adatte al suo stato e adesso era tardi per rimediare. Scivolò in uno stato di indifferenza a tutto, si strappava gli abiti di dosso e scappava senza curarsi di dove andava. Finì in un istituto per dementi e di lei non seppi più niente.

A distanza di tanti anni, oggi è tornata con me.

Lei, la piccola diversa che poteva essere aiutata se la stupidità e l’ignoranza non avessero avuto la meglio sulla carità cristiana e la solidarietà.

la foto è di Letizia Battaglia

 

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Published inBambini