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Destini senza tempo

Mines Terrin era un ballerino di jazz, che volteggiava nonostante la miseria, che non riusciva a piegarlo.
Vany, esploratrice dell’impossibile, solitaria nei circuiti in cui si addentrava, vibrava quando un istantaneo folgore le scoperchiava la mente.
Col cappello in testa, Momo Juno era fuggito dal caos della sua terra, ma non avrebbe guardato indietro fino a che quello non fosse volato via, ed inseguendolo egli sarebbe tornato ai suoi eterni profumi di terra soda e crepata.
Crepuscoli rosso fuoco e toni gialli sognava Eta, che faceva tre giri di sciarpa per il freddo che non sopportava mentre sulla sua bicicletta percorreva la linea blu dell’orizzonte.
Lo si vedeva da lontano, sicuro, a mani alzate, quasi in posa di resa incondizionata a quel cielo bello.
Ani Tosis sudava con fretta per arrivare da lei, che lo attendeva di giorno per averlo la notte.
Sì, Ani Tosis correva con un fiore in mano, per andare da lei.
Mina piangeva perché voleva, e non sempre riusciva ad avere ciò che voleva. Piangeva, e a volte prendeva a pugni quel muro che le toglieva l’aria per volare dove desiderava andare.
Un vecchio film era muto di fronte a Turi Gucho che amava il silenzio ma rideva a crepapelle. Rideva da solo e poi si metteva a dormire.
Ines Badis sperava nel suo maestoso destino, ma morì giovane, triste, quando si accorse che erano solo piume e non uccelli giganti che avrebbe voluto cavalcare come regina.
Esin soffiava le bolle di sapone, le faceva scoppiare e si incantava quando gli bagnavano il volto.

Immagine dal web.

Pubblicato inSogni

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