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Dicembre 2020

CONCORSO LETTERARIO QUESTO NATALE 2020

Regolamento. Al termine della lettura della storia, puoi lasciare il tuo giudizio. Vince la storia che riceve più Like. Il concorso termina il giorno di Natale. Il vincitore sarà proclamato il 26 e riceverà in dono tre libri degli autori del Blog

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Sarà successo qualcosa di strano! Sta di fatto che non avevo mai visto per così tanto tempo di seguito i miei signori.
Negli ultimi anni soprattutto, spesso sono rimasta sola anche per due tre mesi. Era tutto un fare e disfare valigie. Era tutto un via vai di persone, i figli, gli amici dei figli, amiche, amici, a pranzo, a cena, durante il giorno, e una volta l’anno, a Natale, la mamma della mia signora e suo fratello.
Già, Natale! Gli altri anni gli addobbi, colorati e festosi, il piccolo presepe di sughero, le luci nell’ingresso e nel salotto erano già stati tolti dalle scatole, dalle buste e messi nei soliti modi con alcune variazioni. Alla signora piace cambiare sempre qualcosa. E ogni anno compra qualcosa di nuovo da aggiungere o per sostituire un decoro rotto.
Fuori nel ballatoio, appesa con un nastro rosso ad una trave del tettuccio, c’era la lanterna di Babbo Natale, a forma di casetta di ceramica con il tetto rosso e le pareti bianche con le finestrelle, dove lei all’imbrunire metteva una candelina; un festone dorato annodato con garbo al pomello della porta d’ingresso, e delle campanelle luccicanti d’oro e rosse appese alle verdi imposte napoletane, qui le chiamano fiorentine, che si affacciano dalla finestra sul ballatoio. Appena entrati nell’ampio ingresso, una volta ci facevano così, luci intermittenti erano sul corrimano della scala interna, al lampadario dei fiocchi di neve e sul lato superiore dell’armadio un festone di azzurro luccicante con delle palle colorate che dall’alto scendevano ai due lati. E poi in salotto il tripudio dell’albero fittamente decorato e tante luci e altri festoni, uno dorato sullo specchio dalla cornice antica dorata con una grande stella al centro, uno sulla credenza e uno sull’angoliera, arricchiti da alcune palline natalizie, e sui vetri del balcone ora luci ora adesivi colorati.
Detto così sembra una cosa esagerata, come le luminarie che si fanno al Sud durante le feste di paese e che oggi sono state esportate anche al Nord durante le feste di Natale: piene di luci colorate fitte fitte, ogni anno un po’ diverse. Chissà, forse per lei c’è anche questo ricordo del suo luogo d’origine. Ma fa un effetto d’allegria, come il sorriso che strappa a chi la guarda, una bambina che non vuol dare limite al suo gioco e ci si butta con passione, a capofitto. Ti contagia, ti dà calore. Mi sento coccolata, contenta!
Sarà successo qualcosa di strano! Quest’anno ancora nulla è stato fatto e siamo al 14 dicembre! E poi non viene più nessuno in visita!
La sento rispondere al marito che le chiede inquieto se farà l’albero, che ci pensa, ma non ne ha voglia e che vorrebbe fare qualcosa, forse la farà. Lui fa già tante cose in casa e fuori, fa la spesa, cucina, prepara la tavola, la sparecchia, mette i piatti nella lavastoviglie, riordina quello che lui stesso ha disordinato. Addirittura la chiama quando tutto è pronto, lei arriva, commenta il profumo del cibo prima ancora di assaggiarlo, si siede, lui le serve il pasto e dopo il primo boccone in genere, gli dice com’è, e quando gli dice che è proprio buono sa di farlo contento, sa che è quello che vuole sentirsi dire. A volte ci pensa lei a fare tutto, ma di rado, lui è contento così, lei anche. Tempo fa l’ho sentita mugugnare: decidere cosa mangiare è un potere, lo dice con il sorriso ma con aria di sfida, come a dire, lo conosco il tuo giochino – e vuole che lui le chieda se le va bene il cibo che ha deciso. Lui un po’ ha resistito a queste lamentele, ma quando lei come al suo solito senza tante parole, è una decisa, dalle parole passa subito ai fatti, si è infilata in cucina per stabilire cosa mangiare, lui ha capito che sarebbe stata una lite continua o avrebbe dovuto accettare le sue decisioni, e siccome ci tiene molto a fare lui – cosa e quanto mangiare- allora negli ultimi tempi ogni giorno lo sento chiederle se le va bene il menù del giorno, o cosa fare fra due alternative.
No, non credo proprio che a lui venga in mente di fare l’albero di Natale. Lo ha fatto sempre lei e solo lei. Lei, come avrete capito, non mi dà molto del suo tempo, ma io lo so che mi ama lo stesso. Me ne accorgo dal modo con cui mi osserva e dalla cura di tanto in tanto che mi rivolge: mi ringrazia e mi sorride e quando fa così mi fa sentire importante, so di fare davvero parte della sua vita. Ogni volta che parte mi saluta e ogni volta che ritorna mi dice che è contenta di rivedermi e mi chiama con vezzeggiativi così affettuosi! E poi quando mi mette le mani addosso, mi sembra un folletto impazzito, tutto torna splendente fino all’ultimo angolo e c’è un’aria di pulito che solo di rado l’altra signora che viene per riordinare riesce a creare. Alla mia signora va bene così: cucina e bagno pulitissimi, lì interviene se vede che non è come dice lei, il resto se c’è un po’ di polvere non importa.
Quest’anno poi, deve essere proprio un anno particolare, fra marzo e aprile, l’ho vista fare cose mai viste: lei si è definita ape operaia, una che sta spesso sui libri e di manuale fa pochissimo, anche se quando ci si mette le piace molto. Addirittura, quando improvvisamente me la sono vista sempre dentro, si è comprata carta vetrata e vernici e ha prima pulito e poi dipinto tutte le inferriate del balcone, dei cancelli d’ingresso, della scala a chiocciola che era ridotta malissimo fra ruggine e strati antichi di vernice. Il tempo era quasi sempre bello, freddo ma muovendosi si poteva stare. Lei diceva che non si poteva uscire e allora stava sempre fuori a fare questi lavori. Si alzava presto la mattina, come al suo solito, faceva l’ordinario quotidiano, in quei due mesi la signora delle pulizie non veniva, e poi montava il suo turno di lavoro quasi come se fosse un’operaia. Il pomeriggio lui quasi la obbligava a rientrare: era freddo, era troppo, le poteva venire un raffreddore o il mal di schiena. Lei a volte lo ascoltava, a volte no. Non l’è venuto mai un raffreddore e nemmeno il mal di schiena, un pochino forse quando proprio esagerava. Quando pioveva o era stanca si fermava, ma dentro ferma ferma proprio non riusciva a stare, si metteva sul suo tappetino azzurro scuro e faceva yoga, da sola o con la lezione online.
Ora se non farà nessun addobbo un pò mi offendo, un po’ mi dispiace anche per lei. Quando fa così vuol dire che c’è qualcosa che non va, ormai la conosco. Ma forse… ora che l’ho vista scrivere di me e di questi addobbi mancati, la vedo sorridere… forse fra poco salirà nella soffitta per darmi la gioia di vedere aria di festa. Sì, ho visto che lo ha scritto! Evviva e Buon Natale!

Maria Ester Mastrogiovanni

Bagno a Ripoli 14 dicembre 2020

Pubblicato inGenerale

2 Commenti

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Hai scelto un punto di osservazione molto intelligente e letterariamente efficacissimo. Ti permette, infatti, di scansare le possibili paludi del racconto autobiografico, che paga sempre il tributo al movimento necessario alla narrativa, e lasciandoti la libertà, come fai verso la fine dello scritto, di zoommare dentro il cuore e le viscere, trasportando via con te il lettore, ammaliato e vinto.
    Complimenti!

  2. ernesto ernesto

    Sono felice di leggerti Maria Ester. E sono compiaciuto del taglio del racconto, nel quale indugi sui particolari, quasi in modo cinematografico, senza intimismi inutili.
    Guardando le tue parole ho provato la stessa emozione che sento in alcuni passaggi di quell’IGUANA che sto rileggendo e che, probabilmente, piace anche a te.

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