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Dogtooth di Yorgos Lanthimos. La Recensione

La frase. Padre: “Un bambino quando è pronto lasciare la sua casa? quando…” Figlia grande prosegue “Quando il canino destro cade. O sinistro, non è importante quale” Padre “Solo allora l’organismo è pronto ad affrontare tutti i pericoli”

Chi lo ha diretto. Dogtooth (dente canino) è il secondo film di Yorgos Lanthimos (classe 1973), è uscito nel 2009, in Italia nel 2020. Inaugura il sodalizio con il geniale sceneggiatore Efthymis Filippou con il quale realizzerà altri tre film. Ottiene un riconoscimento a Cannes nella sezione “Un certain regarde” e la candidatura agli Oscar come miglior film straniero.

Di che parla. In una villa, circondata da uno steccato di legno, padre e madre crescono tre figli, un maschio e due femmine ormai adulti, nella convinzione che il mondo al di là dello steccato sia pericolosissimo, spingendosi oltre ogni limite nel perpetuare l’inganno. In questo delirio iperprotettivo i figli non sanno qual è la loro età, sono cresciuti con un lessico proprio, una concezione diversa dalla realtà e dove la tv si accende unicamente per vedere vecchi filmini di famiglia.

Cosa ne penso. Lo spettatore precipita in un microcosmo esistenziale senza sapere per quali ragioni è imbastita una simile impostura. Non si conoscono i nomi dei personaggi: questo per sottolineare la volontà degli autori di mettere in scena un’allegoria a tema: come il “potere” assume il controllo della vita degli individui con la scusa di proteggerli da un Pericolo incombente. Chi ha vissuto, come un incubo, il non poter uscire di casa durante la pandemia e ricorda la rappresentazione della realtà che giustificava l’insieme di divieti ed obblighi di allora, si sentirà precipitato nella stessa angoscia. Un film che mette, con perverso distacco, lo spettatore di fronte a situazioni, dialoghi e scene “di famiglia” paradossali e gli fa avvertire nitidamente la perversione che pesa sull’intera vicenda. Ogni Potere, però, quale sia la sua invadenza e la meticolosità del suo controllo, deve fare i conti, prima o dopo, con la piccola crepa che buca lo “steccato” e raccoglie il messaggio di libertà che giunge dall’esterno nel modo più imprevedibile. In questo caso giunge proprio dal Cinema!

Un capolavoro surreale: fa lo stesso effetto sullo spettatore del cinema di Haneke e ricorda il Bunuel de L’angelo sterminatore.

Da vedere, Prime Video, Pier, 2.2024

Pubblicato inGenerale

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