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Dolci note della vita

A monte dei quartieri spagnoli a Napoli, quello che fu il borgo delle Mortelle dove si insediarono i primi conventi, la prima sede dell’Accademia delle Belle Arti, lo storico palazzo dove abitarono Eleonora Pimentel Fonseca, il pittore Domenico Morelli, l’anarchico Malvasi, c’è la seicentesca chiesa di San Carlo dove fu celebrata la prima messa beat della città con canzoni di Fabrizio de Andre’ scritte per i New Trolls: Ho veduto, Vorrei comprare una strada, Signore, Io sono Irish e poi Miniera di De Scalzi e Di Palo, chitarra elettrica, basso e tastiera furono capaci di coinvolgere tanti ragazzi del quartiere portandoli a vivere anche altre attività di volontariato.

Erano gli anni dei Beatles e anche delle scarse possibilità economiche e ascoltare un loro disco appena uscito esigeva un vero e proprio atto teatrale, entrare dallo storico negozio di dischi di Enzo Cimmino e chiedere di ascoltare in cabina o in cuffia il brano appena uscito e poi assicurare di passare all’indomani per l’acquisto e così il giorno dopo passare alla Ricordi o da D’Avenia in Galleria per replicare: Girl, And J love her, please please me, tutte ascoltate rigorosamente in cuffia e un disco mai acquistato.

Se funzionava con l’ascolto gratuito degli ultimi successi perché non provare con la stessa tecnica per trascorrere l’estate nelle meravigliose acque di Posillipo sempre in maniera gratuita? Villa Lauro, la villa del Comandante le cui due spiagge date in uso a chi ne facesse richiesta in tempo utile. Detto fatto e dopo pochi giorni, con grande meraviglia ed eccitazione del custode dello storico palazzo in San Carlo alle Mortelle dove abitavo, la lettera di risposta con permesso allegato. Stesso stratagemma utilizzato anche da due miei amici che ben organizzati con mangiadischi e ultimi successi di Patty Pravo e Battisti al seguito. E fu proprio Non è Francesca a far incrociare in maniera irreversibile gli sguardi tra me e Francesca compagna di una vita.

Erano gli anni dei balletti, delle feste in casa di amici per ascoltare musica, ballare, instaurare nuove amicizie, innamorarsi e A Whiter Shade of Pale dei Procol Harum ovunque avessi occasione di riascoltarla mi procurava emozioni indescrivibili, un’alternanza di sentimenti capaci di trasformare in pochi attimi il mio umore per poi godere di una serenità infinita. Sensazione non da meno che provocò un brano che ancora oggi provoca emozione e anche un po’ di nostalgia dei primi anni ’70, Io vagabondo portata al successo dai favolosi Nomadi e poi, Ancora di De Crescenzo.

E poi venne Pino a dare consistenza ai nostri impianti, a sconvolgere musicalmente le nostre vite, a donarci versi scolpiti nei nostri cuori:
E te sento quanno scinne ‘e scale
‘E corza senza guarda’
E te veco tutt’e juorne
Ca ridenno vaje a fatica’…
Quanno chiove, brano dell’album Nero a metà, assieme ad altri ancora oggi ascoltati e riascoltati, versi semplici, momenti di vita quotidiana che riusciva a fermare e trasformare in dolci melodie che ciascuno faceva suoi, i miei primi anni di matrimonio. Pino è entrato prepotentemente nelle nostre vite, i suoi giri di chitarra, la sua voce sottile, delicata, i suoi versi mai scontati sono ormai patrimonio comune di chi lo ha amato e lo ama ancora.

La notizia della sua morte e il ritrovarsi in piazza del Plebiscito in migliaia in un pianto corale, tutti come una sola famiglia, una emozione indescrivibile, un dolore immenso seppur nella consapevolezza della sua immortalità artistica.

Pubblicato inConcorso

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