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Don Corrado o’barbiere

Non erano ancora i tempi del parrucchiere per uomo con annessi servizi di massaggi e lampade abbronzanti ma era semplicemente il luogo organizzato con due classiche poltrone per il taglio dei capelli e la barba ed un piccolo scranno a forma di cavallo per il taglio dei capelli dei bambini, il classico barbiere con il piccolo locale ai quartieri spagnoli.
Don Corrado, un bell’uomo dai capelli imbrillantati e nerissimi, dai modi gentili e dalla battuta sempre pronta che non lesinava mai un saluto a chiunque passasse davanti alla sua bottega; un solo aiutante, il classico ragazzo di barbiere, in età avanzata, che se non ricordo male si chiamava don Vincenzino che aveva il compito di tenere in ordine la bottega e spazzolare il cliente al termine del taglio di capelli.

L’attesa non era mai noiosa perché Don Corrado sapeva intrattenere i suoi clienti tra un taglio di capelli ed una barba con il racconto di fatti realmente accaduti nel quartiere e quando in attesa c’era più di un cliente, amava suggerire articoli che oggi chiameremo di gossip su Grand’Hotel, Gente ed Oggi specializzati nelle notizie delle famiglie reali.
A Natale Don Corrado distribuiva ai suoi clienti piccoli  calendari profumati con figure di donnine avvenenti vietati ai minorenni ma donati comunque dietro giuramento di non profferire mai parola con alcuno.

La sfumatura alta fatta rigorosamente con la macchinetta che quasi sempre si inceppava, prevedeva un bonario schiaffetto sulla nuca, la domanda di rito al termine di qualsiasi taglio di capelli “mettiamo la brillantina?” e una spazzolata completa da parte ‘do giovane ‘e barbiere che con un gesto quasi rituale posava la spazzola e apriva il palmo della mano per la mazzetta, la regalìa, un atto dovuto cui non c’era scampo.
Don Corrado che già negli anni settanta aveva capito che le mode del tempo lo avrebbero travolto in quanto cominciavano a proliferare i parrucchieri ben organizzati con locali accoglienti che offrivano anche altri servizi, decise di riciclarsi in altra attività che svolgeva saltuariamente solo per pochi clienti: il callista a domicilio.
Lo incontravo sovente a casa di mia madre, sempre ben vestito, sorridente dove lo attendevano anche altre clienti amiche e parenti di mia madre e lui teneva banco raccontando di fatti e personaggi del quartiere con dovizia di particolari, mai volgari, sempre in un corretto italiano intervallato da termini napoletani che scaturivano grandi risate da parte delle  sue clienti.
Personaggio d’altri tempi anche lui passato a miglior vita, scolpito nella memoria assieme a figure storiche dell’Arte, della letteratura e della musica, tutti scrivendo una parte della storia di Napoli.

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