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Due vasi

A volte bisognerebbe gridare!
Stasera mi andrebbe di gridare: di gioia, di nostalgia, di rimpianto, di stupidità? Di preciso non lo so…
Sì, per quell’emozione che viene da dentro, di fronte a un ricordo, a una voce.
Seduta, sul divano, ho guardato un vaso, strano, originale.
Ce l’ho davanti tutti i giorni, ma ormai fa parte dell’arredamento da così tanto tempo che non ho più fatto caso a quanto sia particolare.
Dove l’ho preso, con chi l’ho preso, come l’ho avuto?
Un film è scorso davanti a me…
Una bancarella di Polacchi, con oggetti stravaganti, in una minuscola piazza di mercato di un piccolo Paese.
Due vasi: uno per me e uno per te.
“Ma che bello il tuo, però!”, dissi.
Un po’ di scaramucce, e poi me lo donasti… Con quella tua aria da ragazzino che canzona, che finge indifferenza, ma che scalda il cuore.

Ti ho mandato un messaggio, con foto; anche se era tardi, conosco come conduci la tua vita, so che non disturbo: “ti ricordi?”
“Ricordo, ma perché adesso?”
“Stavo osservandolo, e mi è tornata in mente la scena!”
“Mamma mia! Quanto ero innamorato!”
“Innamorato? Ma cosa stai dicendo? Di me, mai!!”
“Sì, invece, ero felice…”

Non so se sia vero o no. Che tu mi amassi non l’ho mai creduto, o forse non l’ho voluto capire.
Ma di certo fu un momento felice, caro amico mio di sempre.
Io due vasi, e tu nessuno! Che risata, infine!

Immagine dal web.

Pubblicato inPoesia

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