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E’ stata una bella giornata

E’ stata una bella giornata oggi.

Cominciata male ma finita bene. Sono arrivato a casa stanco, solo ma contento.

Ho trovato persino il parcheggio accanto al portone per la terza sera consecutiva. Ero pensieroso in auto durante il tragitto di ritorno. Ad un tratto un bagliore alle mie spalle mi fa guardare indietro e vedo il mio viso.

La barba grigiabianconera, tutto attaccato. Non è un vezzo né una licenza. L’ho inventato io il tuttoattaccato. E non solo quello.
E’ tra le cose più belle al mondo o la più triste.
Ed io le ho conosciute entrambe. E ti pareva!!!
Il caffèalettotuttoattaccato, un baciotuttoattaccato, un abbracciotuttiattaccati, uno sguardotuttiattaccati. Questa è la parte più bella.
Una malinconiatuttaattaccata, sempre glistessipensierituttiattaccati, una vogliadinientetuttaattaccata, la barba grigiabianconeratuttaattaccata sono la parte più brutta.

E stasera l’ho rivista all’improvviso. Illuminata da due fari accecanti di uno stronzo che mi voleva sorpassare.
Così mi sono fermato e mi sono immortalato. Ho sorriso.
Dalla strada in salita che porta alla mia casa ho guardato la città illuminata. Ho immaginato le strade piene di gente e di sorrisi.

Così mi sono regalato un sorriso. Tutto per me. Solo mio.

Poi ho alzato gli occhi al cielo in cerca di una stella ma era pieno di nuvole lo spazio siderale, così ho visto una nuvola che aveva il volto di mio Padre.

“E’ tutto a posto Pà, davvero. Non mi serve niente. Domani compro le triglie e ce le mangiamo insieme ti va? Domani sera. Io e tu da soli. Poi me ne vado a dormire e ti fai sognare. E’ un sacco di tempo che non lo fai e mi serve Pà, mi serve vederti. Perché non l’ho ancora imparato come si fa a sorridere quando tutto sembra girarti contro e tu ci riuscivi sempre cazzo. Lo so fare ma per finta Pà.
Un giorno te l’ho pure chiesto. me l’hai spiegato alla maniera di come facevi con i tuoi ragazzi a scuola ma non l’ho imparato Pà, me lo devi ripetere. Me lo devi urlare come quando ti ostinavi ad insegnarmi la matematica. Ma ero una bestia con i numeri. Mi piaceva solo scrivere.
La sento davvero certe sere la tua voce lo sai? O almeno così mi sembra o mi piace immaginare.
Pà non ho voglia di venirti a trovare al cimitero. Non mi va tanto non serve a niente. Non c’è nessuno là sotto. Sei qui, tra le nuvole o le stelle.”

Scelgo ancora una volta, credo per l’ultima volta, il meglio di niente al meglio niente.

E’ stata una scelta spontanea la prima. Un’alternativa la seconda. Meglio di niente se in fondo rientrare a casa la sera da solo è meglio che non rientrare, c’è gente che muore lungo la strada di casa.

Meglio di niente se stasera ho mangiato crackers e mortadella, c’è gente che muore di fame ed a me invece non andava niente.

Mi ero promesso una frittura di pesce ma avevo nausea. Il solo odore mi dava fastidio.

E’ stata la barba a farmela venire. Così ho deciso di toglierla. La rado garbata e pulita e da domani torno a non essere bello ma piacere. Il mio motto.
E sarà meglio di niente se per un giorno o una sera soltanto.
E sarà meglio di niente se domani mi sveglio e fingo un buongiorno di fianco al cuscino che invece è lontano, ma lontano davvero.
E’ stata una bella giornata oggi. Di lavoro e di soddisfazioni.
Poi i fari mi hanno illuminato e non lo so che è stato.
Ma domani sarà tutto diverso. Una bella dormita e domani sarà di nuovo tutto bene,tutto a posto.
Andiamo a dormire Pà…

Pubblicato inAmore

3 Commenti

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Leggendo la storia frettolosamente non avevo apprezzato il pezzo con il “tutto attaccato”. Poi, rileggendo, l’ho in quadrato bene: è proprio quel pezzo a dare il mood di delirio alienato e angoscioso del protagonista.
    Molto efficace questa scelta.
    La storia arriva, così, con il tono giusto al lettore.
    E lascia il segno.

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