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Elogio della fantasia

Non è stata la prima scelta, anzi è stata molto sofferta, ma comunque una scelta abbastanza convinta.
Quando decisi di fare l’insegnante, col cuore dilaniato, perché cambiavo decisamente rotta, lasciando un’attività che amavo, credevo che sarebbe stato, non dico il lavoro più bello del mondo, ma sicuramente stimolante.
Ritenevo, tra l’altro, che oltre a coltivare una stuzzicante relazione con gli studenti, mi avrebbe permesso di fare anche quello che mi era sempre piaciuto, e cioè leggere, studiare, aggiornarmi. Prepararmi al meglio.
Immaginavo un ambiente a me consono, in cui ci si sarebbe scambiati le idee e le opinioni più diverse, per crescere e far crescere.
La delusione, oggi, non è da poco.
Chi crede ancora in questo lavoro, come me, deve ritagliare di notte il tempo per leggere un libro, per preparare le lezioni.
Chi non ci crede più, forse si è arreso…
A fronte dell’elegio e dell’importanza dell’istruzione (parola che trovo asettica, che rimanda più ad ufficio scolastico che ad una classe viva e in continua e fremente elaborazione ed evoluzione), i compiti della mia giornata, dopo le lezioni del mattino, prevedono la lettura di innumerevoli circolari, spesso oscure e minacciose per chi non adempie agli obblighi, lettura di mail che sembrano riprodursi secondo una logica geometrica, lunghissimi consigli di classe, di dipartimento o collegi dei docenti, ora svolti tutti in modalità on line, corsi di aggiornamento per lo sviluppo delle competenze digitali, studio di piattaforme digitali, correzione di compiti, digitale!, preparazione e consegna elettronica di programmazioni… E non vi annoio oltre.
Dunque, dove è finito il sogno?
Come mai vedo solo facce stanche, amareggiate, nervose, sfinite!?
Perché le uniche parole tra noi sono: ma tu come fai ad inserire il link?
Perché il genitore è unicamente preoccupato di giustificare la mancata connessione del figlio, perché è sempre pronto ad azzannare e poco a collaborare, a capire la fatica, anche dall’altra parte?
Io vorrei ritrovare la fantasia, quella perduta tra gli scaffali polverosi di un tempo. Vorrei sentire ancora l’emozione del leggere e dell’insegnare a leggere. Dello scrivere e dell’insegnare a scrivere.
Della discussione.
Digitale o no (ormai siamo tutti esperti!) la fantasia non può tacere.
Nella mia vita proprio lei mi ha dato la forza di cambiare lavoro, di guardare oltre le umiliazioni, oltre la debolezza umana.
Mi ha dato la forza di credere in me stessa, quando il mondo non lo avrebbe voluto.
Leggere, scrivere, pensare l’hanno fatta crescere, dandomi la possibilità di vedere altro, quando la gente intorno a me non lo vedeva.
La fantasia di supporre che chi è di fronte non è il tuo nemico, ma qualcuno che lavora con te, insieme a te.
Non c’è motivo, mi dico, per non trovare respiro nella ricchezza e nel patrimonio, personale e culturale, a cui solo la fantasia di poterlo rendere fruibile può dare voce.

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