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Equinozio

Equinozio: quando la notte dura quanto il giorno.

Nella natura che ci circonda, non nella nostra vita.
A noi umani è riservato un diverso destino. La nostra notte ha un andamento tutto suo.
Le stagioni si avvicendano con ritmo leggero, incessante e immutabile. E ogni volta
tutto ricomincia. Ma non per noi.

Oggi è primavera, sole, foglioline verdi e quel torpore mattiniero che fa il risveglio più lento.
Come il mio passo, mentre attraverso la città che amo e che non sempre riconosco.

Memoria e nostalgia, due versi della stessa medaglia.

Ma si sa, la primavera mette gioia nell’anima e non è tempo di nostalgia. Di memoria sì.
Ed è qui, nella memoria, che tutto si ingarbuglia.

Il tempo è relativo, convenzione pura, una dimensione soggettiva che accompagna le ore, i giorni e gli anni: piccoli spazi fugaci impossibili da rincorrere e acchiappare anche per un solo istante.
Vanno vanno e nemmeno te ne accorgi fino a quando una bella mattina, guardandoti allo specchio, non rivedi tua madre. A cui fino a quel momento non avevi assomigliato neppure alla lontana.

Eppure non molto tempo fa la prova inequivocabile dell’ancora percepibile sexappeal era giunta: dall’impalcatura del cantiere il grido “Bella f…” lanciato dal manovale di turno era puntualmente scattato al mio passaggio.
Ogni donna sa che fino a quando un sensibile muratore è pronto a sporgersi dal ponteggio per indirizzarle la classica esclamazione, può stare tranquilla circa la sua ancora visibile avvenenza. Certo la crisi edilizia e l’immigrazione stanno mettendo a rischio la validità di questo torture test,
le grida scurrili ma gratificanti si diradano sempre più, insieme ai cantieri e agli edili bergamaschi.

E insieme all’avanzare delle rughe e dei reumatismi che rendono l’andatura poco elastica e flessuosa e la visione frontale molto più impietosa di quella aerea o di spalle. “Di dietro liceo, davanti museo” è l’amara condanna che ci accompagna, noi le eterne ragazze.
Quando scatta l’ora precisa dell’imbrunire, anzi dell’imbiancare? Quando comincia a scendere la notte che, se si è fortunati, sarà molto più lunga del giorno?

Cogliere l’attimo è davvero difficile in quest’epoca giovanilista che disconosce giovani e vecchi.

Mi riguardo allo specchio con crudele obiettività e decido che il momento è arrivato. E’ adesso.

Tanto per cominciare va fatto ordine. Passato e presente reclamano il loro posto.
Basta vivere il giorno per giorno come un rosario di grani tutti uguali in cui lo ieri si confonde
con l’oggi. Negli ultimi 50 anni il mio ritmo non è mai cambiato: stessi valori, stesso lavoro,
stessi capelli, stessi vestiti, stessi amici.

Fuori, la Storia si è srotolata lungo la sua strada come un nastro colorato, a volte rosso altre nero, trascinando con sé le mie cellule irriproducibili, in silenzio. Non mi sono persa un dettaglio, mentre non mi accorgevo di tutte quelle sinapsi che al mattino restavano sul cuscino.
Sto per fare spazio ad una nuova coscienza del Tempo che ora diventa signore della mia vita.
E’ lui che conduce la danza e devo adeguarmi al suo passo.

Finora avevo ballato da sola.

Così faccio mio l’insegnamento della scienziata centenaria, Premio Nobel per la Medicina, che,
più per arteriosclerosi che per convinzione, va ripetendo “il corpo non è importante, occorre dimenticarsene, ciò che conta è la mente”. Come se la mente senza il corpo potesse continuare ad esistere. Ma tant’è, è una buona ricetta per procedere verso il futuro.

Avrò una mente ipertrofica e snella al tempo stesso, produrrò pensieri finora neppure immaginati, scoprirò nuovi sentieri da percorrere solo con la fantasia, beninteso, dato che il corpo è ormai un abito quasi smesso e dovrebbe faticare non poco a starmi dietro mentre galoppo con la curiosità di un enfant prodige.
E, poiché non c’è futuro senza memoria, quando comincia la notte e un nuovo sconosciuto imprevedibile domani ci aspetta, si risvegliano i ricordi.

Memoria, dicevo. Intesa come ricordi però, perché la memoria del presente non è più quella di un tempo. Dove ho messo gli occhiali ? li avevo poggiati qui un attimo fa…

Mentre sto per lasciarmi andare al gusto dolceamaro del passato, ecco come un fulmine la realtà imprevedibile del presente squarcia la tela e rimette tutto in discussione.

Equinozio. Quando la notte è lunga quanto il giorno. A volte succede anche agli umani.
Settant’anni, il doppio di trentacinque: andata e ritorno. Cifra perfetta.

Oggi è morto un amico, proprio l’amico a cui questo scritto era dedicato. E l’evento modifica improvvisamente la prospettiva della rievocazione. Il senso dei ricordi cambia quando chi ne fa parte non è più partecipe del gioco. L’assenza mette un punto fermo all’intreccio delle esperienze.

Non potremo più ricordare insieme. Il Tempo ha fermato il tuo passo.
Che fretta c’era, benedetta primavera.
(A Enzo, 2014)

Pubblicato inGenerale

3 Commenti

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Leggendo provo emozioni contrastanti; e ogni volta che la rileggo prevale o l’una – il sorriso – o la lacrima.
    Potrebbe essere un canto alla vita da vivere spremuta come un limone fino all’ultimo goccio oppure una riflessione sull’avvicinarsi della fine del Tempo.
    Una pietanza per palati raffinati.

  2. Mario Martello Mario Martello

    Delicato, garbatamente autoironico, in bilico tra memoria e nostalgia, sapientemente consapevole delle dinamiche che il tempo si riserva di giocare, variamente ma, io credo, non del tutto capricciosamente, colorando la nostra vita in tutte le sfumature che la luce è capace di assumere nel passaggio da una stagione all’ altra, in inesorabile successione senza alternanza…
    Il caso mi ha posto nella condizione di iniziare a frequentare la vita almeno una decina di anni prima dell’autrice di questo scritto molto piacevole e credo di poter dire abbastanza convintamente che, proprio in virtù di quella convenzionalità e di quella soggettività che caratterizza il tempo, quel tempo diventa “nostro” perché porta la nostra impronta e mostrerà le nostre tracce come noi volenti o nolenti portiamo le sue…
    L’ Autrice tocca delicatamente ma in profondità tempo, memoria, nostalgia, cambiamenti , in pratica le porte tra le quali si snoda lo slalom della nostra vita.

  3. Antonietta Pietravalle Antonietta Pietravalle

    Le sinapsi lasciate sul cuscino la madre allo specchio la nostalgia e la memoria le rughe e la progettualità fanno di noi e della nostra età un mix imperscindibile che ci caratterizza e ci rende unici!! Certo il solstizio d’inveArno si avvicina …ma che fortuna è quella di scorgerlo di lontano !!! Abbracciamo la vita è stringiamola forte con tutto l’amore!!!

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