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Ernesto

Non era un padre qualunque, era il padre,

con tutto ciò che c’è da odiare in un padre e tutto ciò che c’è da amare.

Philip Roth, Patrimonio

La prima volta che ci siamo stretti la mano è successo a dicembre del 2004. Eravamo nel corridoio dell’Ufficio Marketing e lui aveva chiesto di conoscere quello che, lasciando un ruolo di primo piano nel sindacato, aveva scritto alcune righe di addio che lo avevano colpito.
Allora ci stringemmo le mani. La conoscenza, invece, appartiene ad un processo più lungo e molto articolato.

Conoscere Ernesto è come fare un puzzle del quale ti cambiano continuamente l’immagine ricomposta di riferimento: rimani con un pezzo in mano e non sai più dove metterlo adesso che il quadro è tutto un altro.

Nei 16 anni da quel giorno ci siamo frequentati intensamente ed abbiamo passato insieme momenti importanti della mia vita. E’ stato l’officiante laico al mio matrimonio ed ha protetto l’unione sbilenca, con quella che è diventata la mia consorte, dalle mie paure dell’amore, delle emozioni, della dipendenza affettiva.

Ernesto era sempre presente, solidale, un po’ complice, preoccupato per me, per la mia salute e per la mia felicità.

Sì, ma Ernesto: chi era?

Illusionista, saltimbanco, narratore di favole: ama stupire e poi scomparire come i maghi, quelli veri, quelli dei film.

“Eccomi qui”: questo è il suo modo di rispondere al telefono e mai espressione è più pertinente se presa alla lettera: ci sono, ma non vi fidate: può essere solo un caso, potrei scomparire da un momento all’altro e, fra un istante, non esserci più.

Appassionato ma volubile, regala libri che non ha letto e dei quali “dice un gran bene” come se ne conoscesse a fondo riga dopo riga.

Vive di folgorazioni, entusiasmi improvvisi e ha una costante e fervida ideazione.

Ha un talento naturale per la creatività sotto tutte le sue forme.

Se può lavorare sull’onda dell’entusiasmo, se non è pressato nè contraddetto ma piuttosto accarezzato e sostenuto riesce a produrre cose straordinarie.

In tutto quello che riguarda la comunicazione trova soluzioni geniali. Spazia dal concept alla narrazione, focalizza subito  il centro del messaggio da comunicare e lo traduce in linguaggio parlato, inquadrature e simboli.

Regista e autore, lavora preferibilmente da solo. Non ama il lavoro di team. E’ insofferente anche al lavoro in due: purtroppo per lui, però, sono stato da sempre facile preda dei suoi entusiasmi e “mi innamoro” rapidamente dei suoi progetti, dei suoi sogni che potrebbero diventare progetti e delle sue visioni mirabolanti che rimarranno tali fino al mattino dopo. E, di conseguenza, finisco con stargli troppo vicino…

“Purtroppo per lui” perché per diverso tempo mi è venuto di chiedergli conto di quell’idea o quel progetto che mi era così piaciuto. Queste sono il genere di domande che Ernesto odia di più. Ho smesso di chiederlo ed ho smesso di avere aspettative sulla sua costanza e sulla sua affidabilità.

E questo è il sistema migliore per avere le cose da lui.

Ernesto non vorrebbe deludere mai, sebbene l’altezza e la grandiosità delle sue performance ideative lo metta continuamente in una situazione di disagio: ci si aspetta che la favola continui, che il salto diventi mortale, che il sogno assuma i contorni definiti del progetto.

E mentre si attende tutto questo, Ernesto è altrove.

In montagna, se può, appena può. Più in alto che si può. A guardare lontano ed è lì, fra le più alte vette, del Nepal o dell’Argentina, che si appalesa il nocciolo duro della sua natura.

Ernesto è il moschettone di sicurezza degli amici più cari. So con assoluta certezza che quando e se dovessi sentire la morte avvicinarsi nelle sembianze di una malattia conclamata o di una piccola macchia che mi appare improvvisa, scura e minacciosa sulla pelle, Ernesto si materializzerebbe dal nulla per starmi vicino e tranquillizzarmi, pur con la faccia tirata dall’angoscia.

Ma scapperebbe sul più bello.

C’è sempre stato “da lontano” ma certe volte mi meraviglia con gesti improvvisi e travolgenti e così finisco con il perdonargli tutto: le improvvise scomparse, gli inganni, le reticenze, i silenzi.

Ha le fattezze psicologiche del genitore più che dell’amico. Ed infatti è un papà affettuoso e amorevole. Sa raccontare le fiabe, ha difficoltà a dire di no, ama accudire più che impartire regole, è buono e generoso e difficilmente sa essere rigoroso e direttivo.

Ma quando lo si frequenta per un pò di anni, bisogna prendere atto di una verità: oltre che essere un inveterato e inguaribile narcisista, Ernesto soffre della sindrome dell’impostore.

Non può, non sa e alla fin fine non vuole.

Però è difficile evitare di volergli bene.

Un papà materno o una madre in pantaloni, chissà? Sicuramente persona di cuore, “credulone e romantico”, sensibile alle storie d’amore, ai canti di liberazione, alle biografie degli eroi moderni, ai combattenti senza macchia e senza paura, alle ribellioni degli sfruttati e degli oppressi, all’estetica della lotta, alla simbologia diventata fuori corso dei pugni chiusi che, però, puntualmente e con sincronia stupefacente ci accomuna nel pianto a dirotto nel quale ci sciogliamo, pur a distanza, per poi confessarcelo l’un l’altro senza ritegno.

Una recente occasione scintilla di questa meravigliosa magia ci è capitata, risentendo la chiusa dell’ultima puntata di Propaganda Live, il Finale di Stagione affidato a Diego Bianchi, in arte Zorro:

“..e comunque la storia non era finita…  la fine della storia era che così tanti pugni alzati non li vedevo dai tempi di Berlinguer….e se cantava Bandiera Rossa tutti insieme e stavamo coi pugni chiusi tutti insieme e se respirava tutt’insieme, da compagni, come n’orchestra e co’ na’ voia de ballare che faceva luce e facendo quello che era possibile fare… e tutte le cose che ci siamo detti ‘sti mesi pe’ sentisse mejo anche se de uscisse mejori non c’avremmo mai sperato. E invece dopo aver visto tutti quei pugni alzati e tutti quei giovani vojo pensà che tutto sommato, nonostante tutto potremmo esserne usciti migliori davvero…”

Buona Vita socio! Che questa magia ti possa sempre accompagnare ogni volta che  andrai lontano e sempre più in alto.

nella foto di copertina Ernesto è quello a sinistra

 

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