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Ettore, il gatto dei pescatori

In questi giorni di gravose crisi di governo, di Covid e restrizioni, di problemi economici e molto, molto sconforto per tutti, ho pensato di condividere con voi una piccola storia…niente di speciale, ma è una storia d’amore puro, di quelli con la A maiuscola (soprattutto per chi, come me adora gli animali da compagnia).
Le storie d’amore, si sa, fanno bene al cuore, anche se può capitare che lo facciano gemere…
Non so voi, ma il mio ha davvero bisogno di essere rianimato da tanto amore.
Ecco perché son qui a scriverla. Non vogliatemene se alla fine una calda lacrimerà calerà lentamente facendosi strada sulla vostra guancia… come è accaduto a me.
Magari, un piccolo dolore vi aiuterà a sentirvi anche solo per un breve attimo, un poco più in pace con questo dannato mondo!

Non sono nato sul Molo di Viareggio, ricordo la mia mamma, il suo latte caldo e l’abbraccio dei miei fratellini. Eravamo cinque, piccolissimi, e ci abbandonarono sulla spiaggia, nel lontano 1997. Rammento la fame e la paura, mescolati al rumore e all’odore del mare, fino a quando una signora, si prese cura di noi, in quel fazzoletto di terra che va dal molo alla passeggiata, quel luogo dove abbiamo imparato a sopravvivere. Ma presto i miei fratellini sono scomparsi ed io sono rimasto solo.
Il destino ha voluto che il molo diventasse il mio regno. Avevo signore gentili che mi portavano il cibo e amici pescatori che, al ritorno dalle dure giornate sui pescherecci, mi regalavano miscugli di pesce e carezze. Tutti mi conoscevano e mi volevano bene: ero Ettore, il gatto del molo, l’amico dei pescatori. E quello spazio, tra mare e cielo, era diventato la mia “casa”.

Un giorno, notai un tipo solitario transitare in bicicletta: si fermò dinnanzi a me. Ci guardammo negli occhi e lui mi chiamò: «…Ettore…?»
L’uomo si tolse dalla tasca un involto di carta contenente dell’ottimo pesce.
Si chiamava Alfredo e da quel giorno tornò spesso a trovarmi.

Passava sempre quando i pescatori non uscivano a pesca per via del maltempo oppure pescavano poco e non mi lasciavano nulla da mangiare. Arrivava al mattino presto, con la bella stagione in bicicletta mentre in inverno veniva a piedi, dopo avere preso il bus: e mi cercava, mi chiamava per farmi mangiare. Si occupava e preoccupava per me: naturalmente, diventammo grandi amici.

La vita scorreva tra la gente e gli altri gatti del molo, tra le carezze di Alfredo ed i suoi deliziosi bocconi. Ho sempre sentito che quell’uomo mi voleva bene, l’uno faceva parte della vita dell’altro, tra fusa e carezze all’ombra delle capannine lungomare era nato un rapporto speciale.
Ho vissuto per 19 anni sul molo di Viareggio, invecchiando tra le voci e gli odori del mare, tra l’amore dei commercianti e dei pescatori, tra i giochi e le grida dei bambini. E fu proprio vicino al balcone, quello che per anni era stato il luogo dei nostri incontri, che Alfredo mi ha trovato qualche mese fa, ormai quasi senza vita.
Lo stavo aspettando senza forze, perché non avrei mai potuto andarmene senza salutarlo. E lui è rimasto con me fino alla fine, fino a quando lo scorso 15 dicembre, ho trovato la forza di alzarmi sulle mie zampe stanche e incamminarmi lungo quel ponte che mi ha portato dove regna per sempre l’arcobaleno e dove si ritrovano tutte le creature come me…

Da quando sono morto, Alfredo è passato ogni giorno davanti al mio cartone, ma non mi ha parlato più: girava il capo e salutando il Cielo e i monti apuani che ci proteggono alle spalle, diceva soltanto un lieve «Ciao Ettore», con la voce rotta dal pianto.
Ho saputo che è tornato a casa in lacrime più volte e poi si è deciso a raccontare la mia triste notizia, a sua figlia.
Per fortuna, anche lei è una brava persona, proprio come il suo papà. E così, si è mobilitata e ha coinvolto tanta gente per portare a termine un sogno: realizzare una statua in mio onore da mettere lì, nel luogo dove tutti mi conoscevano e mi incontravano, anche i bambini che giocavano con me.
Grazie a quella ragazza, il cuore di tanti si è messo in moto: dai salvadanai nei locali per raccogliere “Un soldino per Ettore” ai “Sassi ettoriani” dipinti dalle mani esperte di alcune signore e poi messi in vendita.
E, roba da non credere, alla fine è arrivato anche uno sponsor che ha pure finanziato una fornitura permanente di cibo per il Gattile della città!

Ebbene, amici cari: nei giorni scorsi la mia statua è stata posizionata e inaugurata. Qualcuno ha messo anche dei bellissimi fiori, altri vi hanno appoggiato intorno finte riviste di moda con un bel micione che mi assomiglia parecchio in copertina.

Il mio Alfredo continua a passare a trovare quasi tutti i giorni e si ferma vicino a me, alla mia piccola statuetta, per riposare e guardare l’orizzonte.
Mi ha detto che nessuno potrà mai dimenticarsi di me, che sono divenuto addirittura una leggenda…ci pensate amici?
Io, Ettore, il gatto dei pescatori di Viareggio, adesso sono una vera celebrità!

Pubblicato inAmore

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