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Ettore

ausfregio

giovedì 29 dicembre 2011
Ettore o del fatto che veniamo dal mare
E’ tornato Ettore. E’ tornato per vedermi. Era molto tempo che non si faceva vivo, forse due anni, no, un anno, anzi, sei mesi fa, ora che ricordo. Non viene spesso, credo che in tutta la mia vita l’avrò visto una dozzina di volte, spesso passano anni, mi dimentico di lui, poi torna. Solitamente, quando viene è sempre foriero di cambiamenti, quasi come un angelo dell’annunciazione, ma io sono tranquillo, nessuno uscirà mai dal mio ventre, vivo, intendo.

Poi, lui comunque non parla mai, sta sempre zitto. L’ho visto boccheggiare solo qualche volta, ti guarda fisso, con quei suoi enormi occhioni, fissi su di te, e ti guarda. Non che rassereni troppo, a dire il vero, anzi, le prime volte che lo vedevo mi faceva paura, ero terrorizzato da lui.

Chi è Ettore? Ma, niente di speciale, è una persona normale, oddio, no, non è una persona, è un cavalluccio marino alto 12 metri.

La prima volta che lo vidi avevo 12 anni, ero in cucina, con mia madre, girai la testa verso la finestra e vidi il suo enorme faccione, che la riempiva tutta, la cucina era al primo piano, ma lui doveva chinarsi per affacciarsi alla finestra. Terrorizzato, non dissi nulla a mia madre, ma scappai in camera, e lui si affacciò anche sulla finestra di quella. E mi fissò, a lungo. Dopo un po’ che tremavo, zitto e accucciato in un angolo della camera, decisi di affrontarlo, mi avrebbe finito comunque. Invece continuava a guardarmi, dopo averlo guardato un pò mi accorsi che i suoi occhi erano pieni di quieta benevolenza, che stranamente mi voleva bene, io non sapevo perché, feci per avvicinarmi, per parlargli, ma lui sparì. Capii in seguito che questo “angelo” rompeva ogni trama intessuta dal linguaggio, capii che tutto quello che era comunicazione, lingua, si perdeva nei suoi immensi occhi.

Poi lo rividi ancora, aggirarsi per le strade del paesello, incurante di tutto, con la sua tipica andatura da cavalluccio marino, spingendo prima la pancia e facendola seguire dalla testa, in una sorta di ondulazione serpentosa, che lo mandava avanti. Gli occhi di Ettore somigliano a quelli dei protagonisti dei quadri di Munch, o a quelli delle facce dipinte in quella chiesa, a Combuscuro, in Piemonte, dove vi furono i catari. Però, dentro quel puntino, che si perde nella vastità del bianco marmo delle pupille, c’è tanta speranza e amore.

Quando andavo in treno all’università, me lo sono visto percorrere la pianura, veloce e sinuoso, la sua corsa parallela a quella del treno era stupenda, Ettore sovrastava i boschi, gli alberi, le case, mi guardava ogni tanto, girando la testa di 90° esatti nella mia direzione, continuando a correre, poi, senza cambiare espressione, tornava a guardare avanti, ad “inghiottire la pianura”, come la “Locomotiva” di Guccini.

Una volta, eheheh, capitò nella mia intimità. Un cavalluccio marino di 12 metri, può far paura, se non lo si conosce bene, in ogni caso, non siamo in tanti a vederlo, ovvio, non posso certo corroborare la sua esistenza con paradigmi empirici, né d’altra parte mi interessa. Avevo appena finito di fare l’amore, era mattina, mi stavo sistemando sotto le coperte, e lui si affacciò alla finestra della camera, guardò me, lei, la gatta ai piedi del nostro letto, mi parve pur che sorridesse, spontaneamente esclamai: “cazzo, Ettore”, “chi?” mi disse lei, “no, niente”, risposi, Ettore se n’era già andato, non valeva la pena mettersi a spiegare, mi avrebbe guardato come mi guardava quando dopo il sesso mi mettevo a mangiare i cioccolatini fondenti, trascurando il suo bisogno di coccole, e mi avrebbe ringhiato addosso per tutto il giorno. Ettore vuole un rapporto esclusivo, non si lascia condividere, per quello lo vedo solo io, mica per altro, cosa potevo dirle: “guarda che Ettore ci ha guardato mentre scopavamo”?

Ho visto Ettore in montagna, quando andai con quella troia di *****, e non mi pareva felice, passò laconico sovrastando i boschi di Asiago, anche li, non disse nulla, si fermò in mezzo al bosco, mi guardò fisso, io lo guardavo alla finestra, mentre fuori pioveva a dirotto, poi ripresi a bere il mio the. Anche la finestra, credo che abbia un senso nelle apparizioni di Ettore, come fosse un filtro, un limite, un confine, ancora una questione di linguaggio.

Ettore porta l’odore del mare, nello stesso modo con cui le manifestazioni demoniache portano l’odore del zolfo.

Elle est retrouvée! Quoi? L’eternité. C’est la mer melée au soleil

Ettore non è mai stato convinto che il sole si sposasse realmente col mare, l’ha sempre pensata una finzione linguistica, la poesia, un altro tranello della lingua, un equivoco. Eppure ha passato anni a guardare tramonti, Ettore si è perso in tutti i tramonti di questo mondo, e ha visto che quel bastardo del sole non muore mai, che non si sposa con nessuno, mentre il mare inacidisce, come due occhi grandissimi dello stesso colore. Che aveva visto Rimbaud? E perché è andato in Marocco? Azz, questo è il punto, Ettore lo sa, ma non lo dice, non me lo dirà mai.

nella foto: Rihanna la Venere nera che esce dal mare

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Published inFantasy

5 Comments

  1. Anastasia Anastasia

    Ettore è come Pantoufle,della piccola Anouk,di “Chocolat”.

    Bella storia,grazie!

    • FRanco FRanco

      grazie

  2. Armando Armando

    Magnifico. Davvero. Se posso permettermi non da tutti e non per tutti

  3. Franco Franco

    Grazie

  4. Vally Vally

    Sì, bellissimo.
    Peccato solo per quell’epiteto alla tua amica, quella che portasti in montagna…
    Tu, da maschio, non ti sei definito.
    Sarà letteratura, scrittura, libertà ma non ne ho trovato il motivo…
    Anzi, toglie incanto ad una storia “fiabesca” come questa.

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