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Evasione

Evasione è una parola che fa pensare sempre a rocambolesche fughe da tristi luoghi di detenzione, ma per Nella era un eufemismo; lei evadeva, a suo modo, da una realtà che, spesso la stancava.
Aveva un modo tutto suo per staccare la spina e tuffarsi in un contesto più confacente ai suoi stati d’animo. Si allontanava dalla realtà e cercava posto in una dimensione diversa.
Nella s’era creata una nicchia fantastica dove i suoi desideri avevano nomi e luoghi ben distinti. Lei sapeva sognare alla grande, viaggiava con la concentrazione e ricreava spazi e situazioni dove i personaggi erano selezionati con cura e tanta benevolenza.
Quando sentiva il bisogno di evadere dalla routine quotidiana, mollava tutti e raggiungeva quello spazio che aveva reso accogliente e a sua misura; la favolosa sedia a dondolo della nonna. Quel dondolio ipnotico aveva un che di magico, sapeva di passato e di reale. I suoi braccioli diventavano, di volta in volta, braccia, ali, pelle da accarezzare. Il cuscino si trasformava in un tappeto volante e lei si sentiva libera di vagare in un regno fantastico dove nessuno poteva raggiungerla se non chi evocava lei stessa.
Nella s’immergeva come se si tuffasse in mare, in quei ricordi che saziavano la sua necessità di evasione, nuotava nei meandri della sua vita a grandi bracciate, scendeva sott’acqua per ritrovare i colori e riemergeva rigenerata. Suo marito era consapevole di questo suo modo di staccare la spina, dolorosamente sapeva che una piccola parte di lei non la conosceva, come sapeva che la sua caparbia indipendenza stava scavando un solco tra di loro. Si accontentava di vederla sorridere a occhi chiusi mentre si dondolava su quella sedia-capolavoro. Avrebbe voluto leggergli il pensiero, farle mille domande ma lei asseriva che una parte di vita era solo sua, lui era arrivato dopo. Lo diceva sorridendo, anche se non poteva nascondere una sorta di dolce malinconia. In quei momenti lei viaggiava a ritroso, riviveva sentimenti perduti, attingeva forza per continuare a dare quello che gli altri si aspettavano che desse ma, quei momenti d’evasione totale, costituivano una risorsa inesauribile come un sole che scalda sempre o un abbraccio indimenticabile. Diceva spesso che tutti dovrebbero avere un posto dove rifugiarsi quando l’anima è in tempesta e poi tornare come nuova. La chiamava tattica di sopravvivenza, batteria ricaricabile, rattoppo d’esistenza e quando ne parlava, con la sua abituale disinvoltura, solo chi la conosceva bene come me, riusciva a cogliere quella dolce malinconia sempre presente nei suoi occhi e nel suo sorriso.

foto di Antonio Tafuro

Pubblicato inLuoghi del Cuore

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