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Everybody hurts

ovvero: nei giardini che nessuno sa

C’è un’emozione che attraversa il cuore come un filo di seta intrappolato tra le spine: la frustrazione.
Per chi non l’ha mai sperimentata, essa resta un problema alieno, un incomprensibile lasciarsi ad un cinismo degno, forse di una migliore causa; è un sentimento astratto di cui si sente parlare ma che sfugge alla comprensione reale.
Eppure, la frustrazione è una parte essenziale dell’esperienza umana, una nota dissonante che, proprio nella sua asprezza, dà profondità e significato alla melodia, spesso amara, della vita.
Come, allora, se ne trasmette l’essenza a chi non l’ha mai provata? Come possiamo far emergere in parole ciò che risiede nell’ombra dei nostri cuori? …
il vento della vita corre
veloce sui sassi tra le spine
scivola piano e silenzioso
non vuole farsi sentire
e se qui spinge e là frena
non c’è mai un perché
nulla mai succede a caso …
E’ una sensazione che attraversa il cuore come un filo di seta intrappolato tra le spine. E’ un sentimento astratto di inconcludente potenza. E’ una nota dissonante che, proprio nella sua asprezza, alla lunga rende profondità e significati al concerto di una vita a spendersi nel passato giacché per l’economia di un qualsiasi futuro non ha più risorse sufficienti
Immagina un fiore che sboccia in un deserto, le sue radici che si protendono assetate verso un’acqua troppo profonda da raggiungersi o che dal cielo non scenderà mai. Ogni petalo si apre con la speranza, ma appassisce sotto il sole impietoso; dunque galleggia nell’infinito il desiderio ardente che si scontra con l’impossibilità di realizzarlo. È quel bambino che sogna il cielo immaginandosi in volo, solo per scoprire al proprio risveglio che le sue ali non ci sono o sono fatte dal nulla e non da piume.

La frustrazione parla una lingua antica, fatta di sospiri e sguardi abbattuti. È un sussurro nell’oscurità, una preghiera non ascoltata. E’ come cercare di afferrare il vento: sfuggente, intangibile. Ma se chiudiamo gli occhi e ascoltiamo, possiamo sentire il battito irregolare di un cuore che cerca disperatamente di ritrovare il proprio ritmo.

Essa si abitua e si nutre dell’attesa. È un viaggio senza destinazione, un treno che corre su binari infiniti senza mai raggiungere la stazione. Ogni istante di attesa si accumula come granelli di sabbia in una clessidra, creando una montagna insormontabile di desideri non soddisfatti.
È la voce che chiama nel vuoto, sperando, almeno, in una risposta muta da chi facendo il sordo, al massimo dirà di non averla udita!
In ogni guerra ed in ogni sua battaglia esiste un nemico da combattere e da sconfiggere, ma la frustrazione è una guerra combattuta nell’anima, contro un avversario che non si può vedere né toccare, è uno stillicidio di un’anima che si perde man mano che la propria resistenza affievolisce; è una resa incondizionata ai propri pensieri così fetiganti ed affollati che per dipananrne uno devi lasciar vincere tutti gli altri!
È una lotta incessante contro i propri limiti, un duello con le ombre dei propri sogni infranti. Ogni sconfitta lascia una cicatrice invisibile, e un marchio che solo il cuore può vedere e del quale finisce per desiderare di morirne!.
Ed allora la frustrazione si accompagna ad un silenzio assordante; ad una rabbia sogo senza timori e senza reverenze.
È il grido che muto stagna nella gola; sono parole che non trovano mai la loro strada verso la bocca. È un dolore muto, una sofferenza che si nasconde dietro un sorriso forzato e la solitudine di questo silenzio diventa l’eco di un silenzio afono di un’anima stanca e rattrappita!
C’è una speranza che nasce in ogni cuore, una luce che brilla anche nelle notti più buie; ma nello scoramento di quella potenza frenata ed inutile la frustrazione è la mano che spegne quella luce, è il vento che soffia via la fiamma; è il sogno che si sgretola come polvere tra le dita.
È la fiducia tradita, l’amore che svanisce senza una spiegazione!
Eppure, nonostante tutto, il cuore umano è resiliente.
Anche nella resa più profonda, c’è una forza nascosta, una rabbia del coraggio che continua a battere. È la speranza che rinasce dalle ceneri, la determinazione che si rialza dopo ogni caduta. E ti accorgi, forse vuoi che sia così, che la frustrazione, alla fine, non è altro che un’altra prova, un’altra occasione per dimostrare o almeno per credere che una nostra forza interiore esiste ancora.
Siamo uomini e donne : esseri viventi a crederci superiori, ma ognuno con i propri se ed i propri ma; con le gioie ed i dolori, con le vittorie e le sconfitte; con tutti i nostri difetti e le nostre debolezze.
E quindi arrivi a considerare che se un mondo migliore è immaginabile, allora non solo è possibile ma diventa addirittura probabile al punto che diventa un dovere risolvente credere di battersi per quello scopo! Quel mondo che stai vivendo, la tua vita stessa, diventano un promemoria a ricordarci che nulla è perfetto!, che i nostri sogni non sempre si realizzano e che quella è sola una condizione transitoria dalla quale devi in qualche modo uscire come quando dal profondo di unmare cerchi la superficie per ritrovare quel respiro che altrimenti perso più non ti lascerà vivere!

Come far comprendere la frustrazione a chi non sa cos’è o l’ha dimenticato?
Forse non possiamo trasmetterla completamente, ma possiamo raccontare le storie, dipingere i quadri con le parole e i sentimenti. Possiamo condividere le nostre esperienze, sperando che, attraverso la nostra vulnerabilità, gli altri possano intravedere la verità dietro le nostre parole.
Perché alla fine, la frustrazione è un’emozione universale, una parte dell’essere umano che sempre più finisce per unirci tutti …
… sapere serve a poco
perché li dove spinge
non sempre è necessario
e là dove ha frenato
ancora trovi chi accorato
senza più le smarrite forze
urla al vento di un deserto
ed è chi a terra è rimasto!

Pubblicato inGenerale

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