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Ex Amore

 

Ero arrivato a Napoli da un giorno. Mancavo da tanti anni, e mi mancava da tanti anni. Era un periodo difficile della mia vita e mi decisi di provare ad affidare le mie ferite e le mie cicatrici al potere curativo e lenitivo della città che ho sempre amato enormemente.
Vagavo per i Quartieri Spagnoli – immerso nei profumi del cibo e i suoni vivi del popolo – come se cercassi qualcuno o qualcosa che potesse offrirmi una risposta; anche se la domanda non era chiara nemmeno per me stesso.

Entrai in uno dei tanti vicoli e subito un’insegna, dipinta a mano con la vernice viola, mi colpì, con la stessa potenza di un vaso di terracotta contenente un geranio rosso che, cadendo da un balcone del primo piano, finisse sulla sommità del mio capo.

“La bottega dell’ex amore”.

Entrai nel piccolo locale che era avvolto nella semi oscurità divelta a fatica da alcune lampadine fioche e tremolanti, come le candele che nelle chiese antiche ardono.
Un tenue insolito odore, direi una specie di profumo, con note di incenso, mughetto, rosa e con sfaccettature legnose raggiunse, confondendolo, il mio epitelio olfattivo.
Un uomo canuto, alla mia destra, stava rassettando degli oggetti impolverati posti su di un tavolino che sembrava reggersi più sui buchi delle tarme che sul legno.
“Buongiorno, posso dare uno sguardo al vostro negozio?”gli chiesi.
“Certo signore, io e la mia bottega siamo qui per voi… Se vi posso aiutare: a disposizione!”, mi rispose senza voltarsi.
Iniziai a comprendere in maniera quasi fisica che quel posto era molto più strano e inconsueto di quanto avrei mai potuto supporre.
C’erano scaffali ricolmi di lettere ingiallite, libri di tutti i tipi, fotografie antiche e recenti, scatole con nastri e fiocchi e… grandi quantità di fiori già secchi o in procinto di diventarlo.
Più cercavo di comprendere e più venivo assalito da una forma sottile di angoscia. Che posto era mai quello?
“Perdonatemi, ma voi, che cosa vendete, esattamente?”, gli chiesi.
Si girò molto lentamente verso di me e mi studiò con quei suoi occhi azzurri, fermi e sconcertanti, sormontati da sopracciglia folte e bianchissime.
“Non lo avete capito ancora? Questo è il luogo in cui si raccolgono gli scarti del non amore o del finto amore che le persone coltivano illudendosi di essere felici, solo perché si fanno ingannare dalle inebrianti e temporanee emozioni dell’innamoramento. Io vendo i tristi ricordi di ciò che le persone vollero credere e che poi, all’improvviso, non riconobbero più. Lettere d’amore, bigliettini, gioielli, vecchi dischi, scatole di cioccolatini e montagne di bugie di tutti i tipi”, chiosò.
Restai ipnotizzato dalle sue parole e dal suo sguardo. Non dissi nulla. Lui mi guardò le mani e mi chiese: “lo volete sapere qual è l’articolo più interessante di questa mia bottega? Sta qui, in questa cassapanca nera… su, avvicinatevi.
Qua dentro sono raccolti tutti i ‘ti amo’. Non esiste parola più pericolosa al mondo. Ce ne stanno a miliardi, sapete? Ci stanno tutti, belli stipati, perché sono minuscoli. Quando sono stati detti sembravano grandi come il Vesuvio, destinati a sfidare i secoli, poi sono stati disattesi e si sono seccati. Io li raccolgo in ogni dove, il mondo ne trabocca. Sono fatte così le persone… fanno presto a parlà. Ma voi lo sapete che certi “ti amo” hanno pure ucciso? Sì, credetemi… possono ammazzare e possono far rinascere, ma i secondi io non li tratto. Quelli sono vivi e vivificano. Abitano nei cuori. Hanno le radici e generano ombra e frutti dolcissimi. Non è articolo mio.
Io tengo solo quelli del “non amore”, quelli che gli imprudenti amano dirsi credendo che sia una formula magica o magari per ottenere dei temporanei vantaggi personali.
Credete a me che so’ vicchiariello: questa bottega, in definitiva, vende antica saggezza e la saggezza non costa assai… ma nessuno vuole comprarla finché non ci si fa del male; e uno dei due si fa sempre male, tanto più se ci si aspettava del vero bene.
Lei mi sta simpatico, giovanotto, gliene regalo uno. Pigliatelo voi stesso qua dentro. Coraggio!”.
Allungai la mano e ne afferrai uno, aveva la forma di conchiglia minuscola e bianca.
“Appoggiatelo vicino all’orecchio”, ordinò il vecchio.
Obbedii e fui subito catapultato in film nel quale le immagini si susseguivano a una velocitá incredibile. L’audio era un insieme di “ti amo” detti in tutti i modi possibili, dalla versione romantica, alla solenne a quella languida.
Tutto finì all’improvviso e nulla restò.
Il vecchio mi stava fissando quando io riaprii gli occhi.
“Ora, perdonatemi, devo riprendere a lavorare, tornate ancora a trovarmi… e non vi dimenticate mai che chi ama veramente – chi vo’ bbene overamente, cumme dicimm’ ‘a Napule – trema come una foglia prima di dire un tremendo e meraviglioso: ‘Ti amo’, a chi ama.”

Roberto Bonaventura
www.robertobonaventura.com
#napoletanisostanziali

Pubblicato inAmore

1 commento

  1. Vally Vally

    Se esiste davvero un negozio così, mi piacerebbe conoscerne l’indirizzo: ho una casa da svuotare!
    Comunque, bello il racconto 😊

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