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Felicità

Ho chiesto a tanti di disegnarmi, di cantarmi, di descrivermi la felicità. Parole farfugliate, schizzi frettolosi fatti con spezzoni di matita, canzoni con strofe strascinate, perché perse o eccessivamente concentrate nel tempo, veloci a dimostrare il nostro ego. Ma cosa c’entra la felicità con l’ego?
Siamo diventati troppo rapidi nel cercare soluzioni capaci di convincerci che le illusioni sono la felicità o almeno schegge, riflessi di essa.
Io però, se conto le cicatrici che porto e ne assaporo la profondità, mi sento felice, felice per esserci stato, per aver ribattuto colpo su colpo agli agguati della vita. La felicità non ha legami sociali, è appartenenza, non è realizzazione ma capacità di soccorso, è empatia.
Nel gioco della campana, non sono i salti, le caselle numerate o i dadi, a determinare la felicità nel giocare, ma la libertà di lanciare il sasso insieme ad altri, a prescindere il valore che ci viene assegnato.
Se dovessi cucire un abito alla felicità, vorrei che vestisse di anarchia.
Una mano stretta ad altre, uno sguardo in eguali direzioni. Felicità è non aver pregiudizi, è capacità d’inclusione.
La musica non è la regola tra righi di uno spartito, ma saper percepire il respiro del mondo e con l’imprevedibilità dell’animo rappresentarlo mescolandone le note.
La felicità e l’ego sono duellanti nello stesso campo di battaglia, li ricosci dalla gioia di esserci contro il dover esserci.
Si può trovare sollievo nel fondo di un bicchiere senza la disperazione di un ubriacone se immaginiamo che il dono dei colori e dei profumi dell’uva sono un atto di fede, il regalo concesso in quell’ultimo brindisi alle cicatrici della nostra vita.

Foto da LiveJournal

Pubblicato inGenerale

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