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Filatura canapa e lino a Montagnana

Società anonima “Filatura di Canapa e lino” di Montagnana

Nei primi decenni del secolo scorso le attività imprenditoriali esistenti a Montagnana non erano numerose. Le denunce d’esercizio presentate nel 1915 , 1916 e 1917 che si trovano nei faldoni dell’archivio storico riguardano la “Filatura di canape e lino di Montagnana” con sede a Milano, situata in via Circonvallazione, L’”Opificio” di Sattin Giovanni situato in Piazza Castello e il “Molino, segheria, fabbrica ghiaccio e acque e gassose” di Pomello Chinaglia Viola & C. situata in via Campana.
Nel 1915 la ditta “Società Anonima filatura canapa e lino”, gestita da una società di Inveruno – Milano, impiegava 334 operai,( nel 1916 erano saliti a 359) nella maggioranza uomini al di sopra dei 15 anni e donne tra i 15 e i 21 anni. I documenti testimoniano che all’inizio del secolo scorso la disoccupazione era diffusissima nel territorio e questa attività di filatura, anche se in piccola parte, veniva incontro alle necessità lavorative dei numerosi braccianti disoccupati del territorio. Nel “Molino, segheria, fabbrica ghiaccio e acque gassose” lavoravano, invece, solo 24 operai sopra i 15 anni ; così pure nell’Opificio (Officina meccanica, biciclette e ferramenta) prestavano la loro opera solamente 5 lavoratori sopra i 15 anni e 4 lavoratori sotto i 15 anni.
Mi sono soffermata su alcune notizie riguardanti i primi anni di vita dell’opificio “Filatura Canape e lino” che ha iniziato ad operare a Montagnana nella seconda metà dell’800, dopo l’unità dell’Italia.


L’iniziativa di fondare questa azienda era maturata in persone del territorio che si erano costituite in società per azioni con lo scopo di incrementare la lavorazione meccanica di due fibre tessili vegetali coltivate per tradizione nella campagna circostante. La prima iniziativa a livello Nazionale!!!
Infatti, il fascicolo che riporta lo statuto della “Prima Società Italiana pello stigliamento meccanico e pella lavorazione della canapa e del lino col sistema Leoni Coblenz in Montagnana”, stampato in data 1873, nella dicitura evidenzia di essere la prima società Italiana con questo scopo. E… nella prima pagina del libretto, contenente lo statuto, si trova il Decreto reale di approvazione, firmato da Vittorio Emanuele II, Re d’Italia.
Il 23 settembre 1883, giusto dieci anni dopo, viene sottoscritta, però, una nuova società: la “Società Anonima Filatura di canape e lino di Montagnana”, con un nuovo atto costitutivo, che prende in carico i beni mobili ed immobili e Lire 123,857 della precedente.
La fabbrica, dopo un decennio, necessita, infatti, di ammodernamenti e di un aumento del numero di fusi e di bacinelle mossi dal vapore per poter impiegare 200 operaie. Però per far funzionare i 1600 fusi e le 22 bacinelle previste nel nuovo progetto è richiesto un ulteriore approvvigionamento di acqua dal Fiumicello perchè, per integrare quella già utilizzata, proveniente dal fosso nord-ovest di circonvallazione della città, occorrono ulteriori 15 litri d’acqua al minuto secondo.
La richiesta del 19 aprile 1884 sottoscritta dal Presidente della società e dal Consigliere di turno e inoltrata all’amministrazione Comunale ( il sindaco in carica è Alvise Carazzolo), prevede la concessione, di uso gratuito per un trentennio, del fosso che circonda le mura della città dai lati sud ed ovest, di proprietà patrimoniale del Comune, al fine di immettere nell’opificio 15 litri di acqua in più al minuto secondo. Il progetto ipotizza che l’ulteriore quantità d’acqua derivi da una chiavichetta posta a valle dei molini “Carraresi” e che l’acqua rimanente non utilizzata, scarichi nella Degora Vampadore.
La Giunta Comunale è ben disposta ad accogliere la domanda e ad appoggiare il progetto perchè tale operazione offre all’amministrazione la opportunità di sistemare il deflusso della colatrice delle gallerie della città oltre che a garantire una più ampia opportunità lavorativa alla cittadinanza.
L’unica clausola che la Giunta presenta ai referenti della nuova società è la disponibilità ad
Il Genio Civile di Este, responsabile delle opere idrauliche del territorio, analizza il progetto e la sua fattibilità. Purtroppo, i tecnici, negano la costruzione dell’opera motivando la decisione con “la possibile dispersione di acqua che danneggerebbe i molini Foratti, le risaie di Mocenigo e il Comune”.
Sembra che gli ingegneri del Genio Civile di Este abbiano accolto i ricorsi presentati dagli oppositori del progetto.
I fratelli Foratti, che all’epoca gestiscono il Molino “Carrarese”, temono la diminuzione della quantità d’acqua e di conseguenza un apporto di energia insufficiente a far funzionare il Molino da loro gestito; il conte Mocenigo paventa sia compromesso l’approvvigionamento di acqua per le risaie di sua proprietà e i gestori dei vari maceratoi comunali e di Santa Margherita d’Adige si preoccupano per l’afflusso d’acqua tra il 15 agosto e il 7 ottobre, periodo dedicato al macero delle fibre di canapa nei vari maceratoi presenti nel territorio.
ll rifiuto crea disappunto tra gli amministratori che temono di impedire lo sviluppo dell’opificio e l’incremento dell’impiego di mano d’opera. Così, questi contestano il “Diniego” della costruzione dell’opera e presentano le note tecniche del professore di idraulica Commendator Turazza agli ingegneri del Genio Civile. Tali note propongono dati e dimostrazioni di inconsistenza delle ragioni presentate dai tecnici per avvalorare il rifiuto all’esecuzione dell’opera proposta.
La relazione del comm. Turazza sottolinea che l’opposizione dei fratelli Foratti è insussistente perché “ il volume d’acqua convogliato dal Fiumicello di Montagnana è esuberantissimo pella continua animazione dell’opificio Foratti” e inoltre “per essi riesce assolutamente innocua la derivazione fatta inferiormente ai loro Molini”.
Anche per quanto riguarda la diminuzione della portata del Fiumicello e l’eventuale compromissione dell’irrigazione delle risaie di proprietà del conte Mocenigo, il resoconto del comm. Turazza riprende quanto scritto dai tecnici del Genio Civile e dimostra che se la portata d’acqua di cui abbisognano le risaie è di un metro cubo al secondo “ la portata del Fiumicello di Montagnana risulta essere di due metri cubi al secondo cioè pressochè doppia di quella corrispondente agli accampati diritti”.
I diritti a cui fa riferimento il conte Mocenigo si basano sugli accordi stipulati con l’amministrazione di Montagnana. Il conte, nella sua istanza, produce i documenti risalenti al 1667 quando i suoi avi avevano chiesto al magistrato dei “beni inculti” della Repubblica Veneta la licenza di utilizzare le colaticce del Fiumicello per far funzionare 4 ruote da mulino e due pile per la coltivazione del riso.
Ma da altri documenti presenti nel fascicolo, risulta che l’amministrazione di Montagnana ha in gestione esclusiva, oltre al mulino con due ruote e le sue pertinenze, ( il molino Carrarese gestito dai fratelli Foratti), anche l’acqua del Fiumicello, che riceve l’acqua del fiume Frassine fino a valle del molino stesso. Questi beni, infatti, erano stati acquistati dalla comunità di Montagnana nel 1405 dal Podestà della terra di Montagnana, procuratore del “potente signore Francesco da Carrara” . L’acquisto aveva comportato l’esborso dei Montagnanesi di “8107 solidi , 18 piccoli, due denari piccoli e buona e corrente moneta di oro e d’argento”.
La trattativa tra l’amministrazione comunale, i responsabili della “Filatura” e i tecnici del Genio Civile di Este si protrae per qualche anno. Nonostante le rivendicazioni e la certezza della opportunità della richiesta, l’appoggio offerto dagli amministratori al progetto della “Società anonima filatura di canape e lino di Montagnana” non è sufficiente per perseguire i risultati sperati. Così, il 29 aprile 1887 con una lettera indirizzata al Genio civile di Este il sindaco scrive “ Avendo l’esperienza dimostrato che l’acqua di scarico della condensa della motrice di 120 cavalli vapore funzionante nello stabilimento di filature di canape di questo comune non sarebbe sufficiente a rendere corrente quella che esiste nel fosso di circonvallazione della Cittadella, il Municipio e la rappresentanza della filatura si sono determinati di ritirare la domanda di investitura di litri 15 al minuto secondo dell’acqua del Fiumicello di Montagnana…..”
Così l’approvvigionamento di altra acqua è effettuato in altro modo e la “Filatura canape e lino di Montagnana” e avrà modo di prosegue ancora la sua attività e dare lavoro ad un numero di operai sempre maggiore. Nel suo percorso di vita la società costituita da cittadini montagnanesi sarà acquistata, però, dallo stabilimento di tessitura di Inveruno dei fratelli Muggiani e C.
Infatti, la Domenica 12 aprile 1891 è convocata nella sala dell’asilo infantile di Montagnana “un’adunanza generale straordinaria degli azionisti” per trattare la vendita della fabbrica e la modificazione degli articoli dello statuto inizialmente approvato da Vittorio Emanuele secondo. La mano d’opera sarà montagnanese ma la direzione della fabbrica, da quel momento, sarà altrove fino alla chiusura dello stabilimento negli anni cinquanta del secolo scorso.

nell’immagine: Il Borgo di Montagnana

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